I luoghi dello sheep…ing: le isole Faroe parte 2

Con un occhio già sui prossimi voli per Scandinavia e affini, continuo a curare la mia nostalgia per le isole Faroe, così belle da essere bramate dei giganti islandesi che hanno sempre cercato di trascinare le “isole delle pecore” verso le loro coste. Almeno così narrano le leggende e non fatico a crederci. Seconda parte dei piccoli consigli di viaggio e esperienze on the road: abbiamo già parlato dell’arrivo, della guida e del cibo. Continuiamo!

Ex Novo
Giuro che era la stessa giornata a 20 km di distanza

CLIMA

Se il tempo non ti piace aspetta cinque minuti e vedrai che cambia. Saggio proverbio che riassume la situazione climatica faroese. Su un’isola può piovere e su quella accanto esserci il cielo limpido. Due tornanti possono essere infradiciati dalle nuvole gonfie e un cunicolo dopo può risplendere il sole. Inutile negare che sia un arcipelago piovoso: portate il kway e lasciate l’ombrello a casa perché il vento lo renderà inutilizzabile. Non abbiate paura di sfoggiare berretti di lana, ma restate a strati.

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Ho sofferto un po’ il mal di mare, lo ammetto!

Potreste persino azzardare una manica tre quarti se siete spavaldi. L’importante è controllare il meteo ogni mattina: c’è l’utilissima applicazione Landsverk che segnala le condizioni atmosferiche con una precisione micidiale. Fidatevi e siate pronti a cieli e mari color opale.

GENTE (E PECORE)

In un luogo con 46.000 abitanti e 75.000 pecore, è forse più utile sapere come interagire con le pecore. Non fate loro i fari, non avvicinatevi troppo alle zone recintate e lasciate loro parcheggio e spazio. Se non lo fate vi colpirà la maledizione del montone.  Tremende pene aspettano il folle che oserà avvicinarsi per fare foto ai regali ovini: sprofonderà in una pozza di fango e liquami nascosta dall’erba alta.

L’ho visto accadere sotto i miei occhi. Tutankhamon fa un baffo al montone.

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Hai osato farmi una foto? Sprofonda, povero folle, sprofonda!

Parliamo delle persone. Non ho avuto moltissimo tempo per stringere amicizie o per andare oltre le due chiacchiere di convenevoli. Se io sono una persona molto riservata, i faroesi lo sono di più. Sono gentili, cordiali, ma non vanno mai oltre. Persino la nostra ospite Airbnb, dopo averci consegnato la chiave e dato due informazioni, è stata discreta. Abbiamo ricavato molti sorrisi stile Queen Elizabeth in “The Crown”. Però se possono si prodigano per gli sperduti viaggiatori.

Sketch 1.

Fermo un giovane fumatore. Non porto mai l’accendino per non doverlo abbandonare ai controlli all’imbarco e, pur avendo girato supermercati e negozi, ho trovato abbondanza di sigarette, ma non di accendini. Chiedo al giovane dove posso acquistarne uno. Risata divertita come se avessi chiesto dove recuperare del crack.

«Ma da dove vieni?»

«Italia».

«Ah! Senti, facciamo così: ti regalo il mio accendino».

Gentile, ma non ho risolto il grosso dilemma su dove comprare un banalissimo Bic.

Sketch 2.

«Ti dico che dovrebbe esserci una caffetteria qui». Il Vecchio Nerd controlla e ricontrolla Google. Sono senza internet quindi mi devo fidare del suo maps che ha la tendenza a fare quel caz…. a non essere sempre accurato, di tanto in tanto.

«Dice di fronte al supermercato e questo è il supermercato!» File e file di casette bianche e tutte uguali. Sarà… poco convinti iniziamo a girare in tondo, finiamo in un giardino privato, torniamo al punto di partenza. Ci intercetta un pescatore, più o meno l’unico essere umano che incontriamo da diverse curve.

«State cercando la caffetteria?» ci accompagna davanti a una delle casette. «La signora apre alle 11.00 con caffè e torta*».

«Be’, è di fronte al supermercato», puntualizza il Vecchio Nerd.

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E ora dove andiamo?

Tutti parlano danese, faroese e inglese. La comunicazione non sarà un problema: basterà non voler diventare amici di bevute subito.

LIBRI

Pensavate che potessi saltare la parte sui libri? Le librerie si nascondono in fondo all’arcobaleno, o almeno sono altrettanto difficili da trovare della pentola piena d’oro. In molti borghi non c’è nemmeno il supermercato e la libreria perde la classificazione di “servizio necessario”. Inoltre, il Nord Europa è abbastanza votato al digitale. Tenendo conto che il faroese scritto ha circa un secolo di vita, il nazionalismo e il desiderio di avere libri tradotti nella propria lingua è forte: gli scaffali sono occupati da volumi in faroese/danese, più raramente in lingua inglese. A Tórshavn c’è il Paname Cafè che, oltre alla meravigliosa cheesecake al rabarbaro, ha una sezione libreria con titoli internazionali in inglese. C’è anche una saletta dedicata a Jakob Jakobsen, uno dei loro eroi nazionali: fu lo studioso che “certificò” la morte della lingua norrena e si impegnò a far capire quanto il faroese andasse difeso e preservato. Un paese che ha come eroe nazionale un filologo può solo essere un grande paese.

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Lode ai filologi!

In giro per l’arcipelago trovate la catena Bókabúðin che fa da cartoleria, negozio di souvenir, prodotti per ufficio e anche sezione libreria. In questo caso i titoli sono in danese/faroese. Se andate in vacanza sprovvisti e pensate di acquistare in loco, sappiate che farete fatica. Ma so che partite sempre provvisti, quindi il problema non si pone.

Ah, momento spot autoreferenziale: sul canale IGTV di Instagram trovate tutte le puntate di #libriinloco dedicate a “Isola” di Siri Ranva Hjelm Jacobsen.

Nelle istruzioni all’arrivo sulle norme di guida e di comportamento c’è una clausola molto importante: “take a deep breath”. Respirate! Siete in uno dei posti più belli al mondo. Fermatevi, e respirate profondamente. Vorresti imbottigliarla quell’aria. Fare una boccetta piena di quel profumo di sale, di camomilla e di erba appena tagliata; appenderla al collo e trarre profonde boccate per superare la crisi di astinenza che vi colpirà, senza dubbio, non appena l’aereo si staccherà dalla corta pista di Vágar. Vorresti trattenere nelle orecchie il silenzio, fatto dal vento e dal belato delle pecore. Resti lì pochi giorni e ti sembra di averci trascorso una vita, ti sembra che il mondo esterno sia invecchiato in maniera diversa, nemmeno fossi la Fata Morgana di ritorno dalla terra degli Elfi. Ti riprometti di tornare, perché forse hai visto un terzo di quanto c’è da vedere e vuoi tornare. Devi tornare. Le terre degli Elfi generano eterna nostalgia del ritorno.

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Jules

*Riguardate il capitolo CIBO: è il luogo del crumble di rabarbaro

 

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