Oggi si consiglia…per i viaggi on the road

Copia di meals

Sono reduce da un viaggio in cui ho guidato molto. Tra cunicoli nelle montagne (stile Moria), a distese in campi verdi punteggiati da ruscelli (stile Rohan), a tunnel subacquei (ehm, stile non saprei. Porti Grigi?) ho coraggiosamente percorso un quasi bravo migliaio di chilometri su e giù per le isole Faroe (se vi siete persi la prima parte del resonconto di viaggio andate qui). Sono stati chilometri lenti, dove ogni spiazzo era buono per una sosta foto, dove bisognava anche adattarsi alla velocità di crociera delle pecore in mezzo alla carreggiata, dove le nuvole colavano giù dalle montagne mettendo un velo caliginoso tra te e i tornanti. Fermarsi spesso serviva per respirare l’aria pulita e per avere le orecchie ovattate dal silenzio che solo le capre osavano rompere con i loro irrispettosi belati.

Dopo mare e montagna, parliamo di una lettura che ben si sposa ai viaggi in macchina, vagabondi: Gli autonauti della cosmostrada di Julio Cortázar e Carol Dunlop.

(…) le zone di riposo diventano infinitamente più importanti del nastro bianco teso su uno spazio che divora l’automobilista che lo sta divorando.

Nel maggio del 1982 il creatore di Cronopios e Famas e la moglie (teneramente chiamata “l’Orsetta”) a cavallo dell’implacabile furgone Volkswagen Fafner si imbarcano in un viaggio: Parigi- Marsiglia. Bella forza, viene da dire: il percorso si copre comodamente in circa sette ore, stando a Maps. Loro però si pongono due regole: la prima, è quella di viaggiare solo in autostrada, la seconda, di fermarsi a ogni area di servizio e documentare tutto quello che trovano, viaggiando quasi a ritmo di una diligenza. Facendo quindi una manciata di chilometri ogni giorno, questi due cavalieri erranti scoprono e rendono magico ogni area di sosta che da non-luoghi si trasformano in posti fatati, esuli dal tempo e dallo spazio.

Chi viaggia in autostrada lo sa: le aree di servizio, raramente sono posti piacevoli. Se poi non si è amanti del Camogli, il pit stop può diventare una specie di tortura. Cortázar e la Dunlop rendono favolistico il più anonimo dei percorsi: le zone verdi dietro le aree di servizio sono quasi boschi incantanti, si intrecciano incontri con gente di ogni nazionalità, e gli autori realizzano così un portolano dell’autostrada a futuro utilizzo di tutti gli Odisseo dell’asfalto. C’è una struggente tenerezza di fondo visto che Carol Dunlop morì pochi mesi dopo la conclusione di questa avventura, l’ultimo viaggio che la coppia fece insieme. Non so come sia la tratta di autostrada attualmente e se le aree di servizio esistano ancora, ma la lettura di questa avventura on the road fa solo venire voglia di prendere il primo casello disponibile.

Compagno instancabile del viaggio alle Faroe (insieme al Vecchio Nerd) è stato il navigatore che si è divertito moltissimo nel ricalcolo dei percorsi e che, per dispetto, a un certo punto ha iniziato a darmi indicazioni in piedi.

“Tra circa 1000 piedi, svolta a destra”.

Prendete con voi le mappe stradali cartacee, vestitevi con mappe stradali: avranno anche il vantaggio di non coprire la musica con le loro indicazioni fantasiose.

Jules

P.S. Venerdì non perdete la seconda parte del viaggio faroese!

 

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