Oggi si consiglia…per la banca

Copia di meals

In principio fu la paghetta. Mille lire se aiutavi a preparare la tavola; cinque mila lire dalla nonna allungate di nascosto; dieci mila lire quando ricevevi la pagella, se era buona. Un tariffario così preciso da far invidia alle case di tolleranza. E quel tesoretto come veniva impiegato? Il gelato, un cd o un libro, una maglietta se eri stata abbastanza brava da metterli da parte e non li avevi spesi in big bubble e videogioco all’oratorio. Ah le partite a Primal Rage*!

Poi furono i primi soldi guadagnati con qualche lavoretto. Ripetizioni, inserimento di dati a computer e il potere d’acquisto iniziò a salire. Le prime pizze fuori, la benzina del motorino, ma tutto con attenzione perché le vacanze si avvicinavano e bisognava avere i fondi.

Infine, il sesto giorno, si arrivò nel mondo adulto e nuove parole iniziarono a fare capolino nel nostro vocabolario: IBAN, conto corrente, piano di accumulo, ritenute, trattenute, piano pensionistico integrativo e, su tutte, la parola “stipendio”. Una parola che sembra contenere tutta la gioia e le disgrazie del mondo e che monopolizza la nostra attenzione. Il mese non è più diviso nei canonici giorni dall’1 al 30, ma da stipendio-a-stipendio. Chiudiamo quindi il mese del mondo-adulto-in-cui-si-sbaglia-da-professionisti con il rimedio per le code in banca e la scelta dei giusti conti e investimenti: Zero o le cinque vite di Aémer di Denis Guedj

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Contemplava l’iscrizione sulla sabbia. Le guardie osservavano silenziose. Percepivano che stava accadendo qualcosa di importante.

«Sai cosa dice questo numero, Aémer?» chiese Panca. Per quanto numerose siano le cose, ce n’è sempre una in più, una in più che si può desiderare, che si può possedere, che si può rifiutare. Non c’è fine ai numeri.

Indicando con il pugnale ciascuno dei cerchi, aggiunse: «Tanti sunya quante sono le colonne vuote. È tutto qui: marcare il vuoto. È questo il bello: considerare l’assenza come una presenza», concluse con voce trasformata.

Aémer è un’archeologa. Durante degli scavi in Mesopotamia, rinviene dei calculi d’argilla, tra le prime forme di contabilità che l’archeologia ricordi. Ma Aemer non è alla sua prima vita. È stata sacerdotessa a Uruk, prostituta e Ur e via così per cinque reincarnazioni attraverso la storia e la storia del numero 0. Denis Guedj, scrittore algerino e naturalizzato francese, ha un dono per raccontare la matematica. Con già Il teorema del pappagallo era riuscito a introdurre molti lettori nel difficile mondo dei numeri senza pedanteria e con chiarezza e semplicità aveva fatto capire anche ai più restii di noi alcuni misteri dell’algebra. Il problema con la matematica è che si pensa che non possa contenere storie da raccontare: i numeri sono aridi, fanno paura dai banchi di scuola fino all’estratto conto della carta di credito. Con questa catena di racconti che attraversano le epoche, Aémer ci guida alla scoperta delle evoluzioni e dell’introduzione dello zero, concetto imprescindibile, ma non da sempre utilizzato nelle operazioni di calcolo. E leggendo questi racconti da mille e una notte non ci accorgiamo di essere entrati nella spaventosa selva dei numeri che ci aspetta ben prima del mezzo del cammin della nostra vita.

Così, forse, vedremo che i numeri in banca di storie ne contengono tantissime: le storie delle nostre vacanze, delle nostre prime conquiste e dei progetti futuri che sembrano sempre irrealizzabili. Ma con pazienza e qualche zero si potrà fare di tutto.

Jules

*Primal Rage era uno splendido videogioco dove, in ambiente post apocalittico, dei dinosauri se le davano di santa ragione. Io ero affezionata al cobrasauro Vertigo.

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