Oggi si consiglia…per la revisione della macchina

Copia di meals

Quando avevo 17 anni, l’obiettivo a cui puntare era prendere la patente. Certo, ci si muoveva in bicicletta o in scooter perché la città non era enorme, ma avere la possibilità di guidare voleva dire poter uscire, allargare il raggio d’azione, non dover chiedere più di essere recuperati all’ora del coprifuoco da compiacenti genitori. Leggendo articoli di costume, ho scoperto che i giovani oggi non sono più così ossessionati dall’idea di prendere quel rettangolo di plastica rosa, ma io non ricordo di essermi mai impegnata tanto come per l’esame della patente. Perché anche dover ripetere l’esame, oltre a costare in termini economici, avrebbe significato prese in giro da parte di chi le crocette le aveva superate senza difficoltà.

All’epoca dell’incauta gioventù, la macchina era solo fonte di piacere e di nessuna preoccupazione. Bollo, assicurazione, revisione, una gomma a terra erano ancora appannaggio dei compiacenti genitori che potevano, sì, utilizzare il loro sabato sera in maniera diversa dal fare i tassisti per la prole, ma che avevano ancora tutto il gravoso carico di responsabilità del veicolo.

Per continuare con i suggerimenti su questo mondo-adulto-dove-si-sbaglia-da-professionisti (e trovate la prima puntata qui), oggi parliamo di cosa leggere per farsi passare il peso delle incombenze automobilistiche. Nel mio caso specifico sono reduce dalla revisione di cui mi sono ricordata appena in tempo: questa faccenda della biennalità mi frega sempre. Rimedio suggerito: Il più grande uomo scimmia del pleistocene di Roy Lewis.

Opera umoristica degli anni Sessanta, il romanzo racconta di un gruppo di cavernicoli alle prese con i difficili problemi dati dall’evoluzione. Il protagonista è Edward, un innovatore, un inventore della razza più pura. Per fortuna, capacità di osservazione e metodo empirico, questo grande uomo scimmia impara l’uso del fuoco e della sua riproduzione, della cottura della carne, dell’esogamia, dell’espressione artistica portando vertiginosamente avanti l’evoluzione della propria famiglia. Forse anche troppo in fretta, con effetti comici sui suoi parenti più conservatori che già ritengono una follia, un peccato di hybris, l’essere scesi dagli alberi.

«Partecipavi al grande e mirabile disegno della flora e della fauna, che vivono in perfetta simbiosi, e però progrediscono con infinita lentezza nella maestosa carovana del mutamento naturale. E ora dove ti trovi?»

«Sentiamo un po’, dove mi ritrovo?», rimbeccò papà.

«Tagliato fuori», sentenziò zio Vania

«Tagliato fuori da che cosa?»

«Dalla natura…dalle tue radici…da qualunque senso di appartenenza reale… dall’Eden».

«E anche da te?», sorrise papà.

«Certo anche da me. io disapprovo, te l’ho già detto. Disapprovo con tutto il mio essere. Continuo a vivere da semplice e innocente figlio della natura. Ho fatto la mia scelta. Resto scimmia».

«Vuoi ancora un po’ di antilope?»

«Grazie, ma adesso preferirei assaggiare l’elefante […]. Dico, questo elefante è un po’ troppo frollo o mi sbaglio?»

Terry Pratchet lo considerava uno dei libri più divertenti di tutte le ere geologiche; il naturalista Théodore Monod rise così tanto leggendolo da cadere dall’alto di un cammello. Questo geniale cavernicolo parla con il garbo di un diplomatico britannico e con l’eloquio che ci si potrebbe aspettare da un autorevole scienziato ed espone le sue idee con tale chiarezza da far apparire il mondo intorno a lui…primitivo. Primitivo e felice di esserlo perché i cambiamenti, anche verso il meglio, sono sempre difficili da accettare al momento dell’introduzione.

Doversi occupare delle ordinarie beghe date dalla tecnologia può non essere divertente: anzi, sfido a trovare qualcuno che apprezzi la mattinata passata dal meccanico, però con la lettura di Lewis ci si rende conto di quanto sia stata lunga la strada che ci ha portato ad avere quattro ruote e diversi cavalli pronti ad avviarsi solo girando una chiave. E lo si apprezza ridendoci su e riconoscendosi nel vecchio zio Vania che non vuole quasi scendere dagli alberi.

Jules

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