I luoghi dello shopping. Dalla terra nascono storie: Pentàgora

Senza-titolo

Il panorama editoriale italiano è quanto mai multiforme e molteplice. I dati Aie riportano, al primo semestre delle scorso anno, 4877 case editrici che hanno pubblicato almeno un titolo nel corso dell’anno. C’è di che rimanere frastornati. Tutti noi abbiamo il nostro paniere di conoscenze, di pubblicazioni ed editori favoriti, ma, se da un lato numeri così sconfinati fanno perdere il senso dell’orientamento, c’è di buono che si può parafrasare un celebre detto: a volte penso a quante case editrici mi restano da leggere e mi sento felice.

Proprio in quest’ottica, ho ultimamente scoperto una casa editrice che si può definire, con l’abusata formula del “tre”, piccina, ridotta e curata. Nata in terra ligure e orientata sulle storie rurali, pare l’incarnazione delle “storie vere che sembrano favole”, come diceva la voce fuori campo dei film di Don Camillo. E proprio grazie alla voce altrettanto calma e rilassante del direttore Massimo Angelini, oggi vi racconto la storia della piccola Pentàgora.

Si era sul finire del 2012, un anno di dense riflessioni da parte del fondatore e direttore Massimo Angelini. Anche lui, come tanti autori, pensava alla situazione editoriale italiana. Anche lui si era scontrato con i  “Bello il libro, ma… da parte sua ci vorrebbe un contributo, che so?, per esempio l’acquisto di 400 copie…”. Che ci vogliamo fare? La piccola editoria può vivere solo così. Ed quel “solo” che non si lasciava deglutire. E da quel “solo” nasce una complessa domanda: si può fare buona editoria, curando editing e impaginazione e confezione come-dio-comanda, senza chiedere agli autori un centesimo né l’acquisto di un solo libro, senza sovvenzioni da parte dell’università o da altri enti, pagando i diritti fin dalla prima copia venduta, con un contratto semplice di pochi articoli chiari e scritti in corpo leggibile, mantenendo un prezzo di copertina contenuto perché i libri possano essere accessibili a tutti? Prendete fiato dopo questa lunga domanda ed urlate “Si può fare!” perché Pentàgora, in quel 2012, nasce per incarnare la celebre citazione

A progetto speciale serve nome speciale. Pentàgora viene scelto perché… non vuole dire nulla. Proprio così! Eppure, leggendo il nome, le evocazioni sono immediate: qualche retaggio filosofico che riemerge dai tempi della scuola, un suono esoterico o forse geometrico, magari qualcosa di greco: ma in realtà è un nome unico, senza omonimi che posso confondere. Pentàgora è solo Pentàgora.

Piccola e curata, Pentàgora non sforna titoli a getto continuo. Preferisce un ritmo più lento, quasi in linea con i ritmi delle stagioni e della terra che costituiscono il fulcro del loro catalogo. Pubblicano 9-10 libri l’anno, solo cartacei, per poterli seguire al meglio, e i filoni sono quelli del mondo rurale e della cultura contadina, dell’antropologia del quotidiano.

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Uno degli ultimi titoli del catalogo fresco di stampa

E visto che di favola vera parliamo, possiamo concederci il lusso di immaginare il lettore e lo scrittore ideale, gli eroi della storia. Massimo Angelini ha entrambe le categorie bene in mente, già ritratte con cura. Il lettore vive la buona lettura come una porta aperta sulla bellezza, dà importanza allo stile e ai particolari, scrive e dialoga con la casa editrice e con gli autori.

Gli autori invece scrivono di ciò che tocca molti in un modo che possa arrivare a molti, senza complicazioni, fantasticherie, esoterismi, specialismi, e senza scriversi addosso – e quanti manoscritti arrivano così – cura i testi e la loro stesura con attenzione per i dettagli; non è permaloso e accetta di confrontarsi con un editor; ha il senso del gioco di squadra e non si limita a pubblicare e scomparire.

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Altro nuovo nato di Pentàgora e che ci sarà al Salone di Torino

Pentàgora è essenzialmente questo: una squadra editoriale, in molti casi una squadra di amici. Quindi se qualche lettore si riconosce in questa descrizione  e ha qualche proposta, la porta di Pentàgora è più che aperta. Essere scelti per uno dei nove titoli annui è un grande riconoscimento.

Lo sa bene il primo autore della scuderia, Alessandro Marenco: operaio cassintegrato, poi panettiere, penna felice e grande ritrattista. Dopo un paio di autopubblicazioni, alla nascita di Pentàgora il suo talento viene messo in luce come merita. Il suo ultimo lavoro, Come foglie, è uscito nel 2017.

E per il futuro? Vissero felici e contenti? Pentàgora mira ovviamente a crescere, ma non in numero di pubblicazioni: vuole crescere in qualità, diffusione di libri e relazioni umane per creare un altissimo artigianato di storie e sapori.

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Pentàgora a Torino 2017. Così potete riconoscere lo stand che si troverà al punto R23

Come tutti sanno, in questi giorni c’è il Salone del libro di Torino. Quando avrete davanti quell’immensa mappa, segnate il punto R23 e inseritelo nei vostri percorsi per andare a scoprire una casa editrice che forse ancora mancava nel vostro carniere di caccia.

Jules

 

2 pensieri riguardo “I luoghi dello shopping. Dalla terra nascono storie: Pentàgora

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