Shopping: reunion tra amiche

Copia di meals

Buona parte di voi probabilmente è appena uscita da uno splendido e lunghissimo ponte. Avrete fatto gite fuori porta, viaggetti, pranzi fuori, visitato parchi e musei.

Io ero una delle persone dall’altra parte della barricata. Ho osservato le vostre facce rilassate e abbronzate e vi ha invidiato con tutto il cuore. L’unica speranza che mi ha tenuta su è stato pensare ai giorni successivi, quando tutti sarebbero tornati al lavoro e io mi sarei finalmente presa qualche giorno di stacco. Nello specifico, questo week end ho la possibilità di fare una piccola reunion con alcune delle mie più care amiche dei tempi dell’università e due domande sono spontaneamente saltate fuori: cosa metto in valigia? Quale libro può aiutarmi a uscire dalla mentalità sfibrata del lavoro e aiutarmi a entrare nel mood pettegolezzi e relax? A volte i classici sono la risposta migliore: Sex and the city di Candace Bushnell.

Sì, va detto: Sex and the city è un classico della letteratura chick-lit. Fine della discussione!

Benvenuti nell’età della Non-Innocenza. Le luci di scena che facevano di sfondo ai convegni gonfiabustini di Edith Wharton sono ancora accese, ma il palco è deserto. Nessuno va a fare colazione da Tiffany e nessuno ha storie da ricordare: noi facciamo colazione alle sette del mattino e abbiamo storie che cerchiamo di dimenticare il prima possibile. Com’è che ci siamo messi in questo casino?

Le prime frasi del libro sono conosciute a tutte le fan della serie perché sono pronunciate da Carrie nel primissimo episodio della serie HBO andato in onda il 6 giugno 1998. Oltre a questo desclaimer e a qualche scena nei primi episodi pilota, la somiglianza tra il romanzo e la versione sullo schermo termina qui.

Tutte, più o meno, conosciamo le quattro girls newyorkesi che si destreggiano tra carriera e appuntamenti sempre alla ricerca dell’uomo perfetto. Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte si supportano, si spalleggiano, litigano e condividono tutte le loro avventure e non in campo sentimentale. Carrie, la dramatis personae dietro cui si cela l’autrice Candance Bushnell, è la voce fuori campo e narratrice (nonché scrittrice e giornalista) di tutte le storie. Sono donne che “parlano di sesso come gli uomini”, hanno guardaroba strepitosi e vivono una vita che non ci rispecchia assolutamente, ma nella quale cerchiamo somiglianze e specchi: tutte abbiamo avuto il nostro “mister Big”, abbiamo passato il nostro momento alla Samantha…

La versione cartacea è meno scintillante e più di cronaca. Nato dalla raccolta di articoli che Candace Bushnell (C.B. come Carrie Bradshaw) scrisse per il New York Observer, offre una visione della vita relazionale e sentimentale della New York anni Novanta. Carrie e le ragazze sono molto meno centrali rispetto al romanzo e compaiono come protagoniste solo di alcuni episodi e non sono così strettamente legate. Il quadro che ne emerge è senza dubbio quello di una città vivace e trasgressiva, ma anche desolante. Certo, il cinisco newyorkese non ha bisogno di spiegazioni o presentazioni, ma nel racconto di queste molteplici relazioni che naufragano c’è un fondo di isteria infantile; quella che prende i bambini quando iniziano a piangere con enormi lacrimoni e non capiscono come hanno fatto a farsi così tanto male.

Sulla brillantezza però non si discute perché i pettegolezzi e le manie della capitale morale USA sono divertenti da leggere; fanno venir voglia di trovarsi con le amiche, con un drink in mano a raccontare dell’ultima trovata della capa al lavoro o del messaggio sconclusionato arrivato da quel tizio che sembrava tanto carino e invece è solo un complessato come tutti gli altri.

Va da sé che va indossato con una gonna di tulle: Carrie insegna.

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Il 4 è un ottimo numero per le compagnie femminili, lo si ritrova spesso: permette di offrire uno spettro abbastanza ampio di donne diverse tra loro e vedere le loro interazioni e punti di vista. Io ho un gruppo di 5 e posso dire che è un numero che funziona benissimo.

Jules