I luoghi dello shopping: tra scenari di film e romanzi

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Sono tre le grosse città che più di altre sono state utilizzate come fondali per romanzi e film: Parigi, New York e Londra. Qualche settimana fa ho affrontato l’ultima di questa sacra trimurti di metropoli dopo tantissimi anni di assenza. Dico “affrontato” non a caso: anzitutto, perché dopo tre anni di eccellente salute, ho sperimentato una discreta botta di influenza esplosa in aereo e placatasi due giorni dopo. Questo mi ha costretta a usare la metropolitana molto più di quanto avrei voluto, da camminatrice patita, e mi ha limitato nelle ore trascorse all’aperto. In secondo luogo, e qui lo affermo a gran voce, le città del calibro di Londra non mi piacciono molto. Mi trovo più a mio agio in spazi più ampi, meno abitati e con una diversa percentuale di particolati nell’aria. Tralasciando la sensazione da “contadina in visita alla grande città”, a fine giornata avevo sempre una sensazione di fastidio alla gola come se avessi respirato polvere di carbone ancora nell’aria dalla Rivoluzione Industriale.

Città così ampie richiedono un ruolino di marcia molto preciso: tante cose da vedere in poco tempo, dislocate in punti anche distanti, hanno bisogno di una bella tabella. Non serve nemmeno precisare che sono andata in cerca di librerie, ma visto lo scenario cinematografico d’eccezione non mi sono fatta mancare alcuni luoghi per me iconici del mondo del cinema. Pronti, un bel respiro, sciarpa a coprire anche il naso per via del vento pungente e si parte.

Ho preso alloggio a Pimlico, in Vauxhall Bridge Road, nemmeno a farlo apposta a 10 numeri civici di distanza dalla sede della Penguin.

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C’è chi si è messo a ridere mentre mi vedeva fotografare l’insegna

Linea azzurra, cambio a Oxford Circus, linea marrone, arrivo in zona Baker Street. La prima tappa è stata Daunts Books in Marylebone. Entrando si ha l’impressione di essere in una serra per libri, oppure in una vecchia fermata parigina della metro. Vetro, legno, mazzi di fiori ovunque e luce, tanta, per quanto consente il tempo british. La libreria ha due interi piani specializzati in viaggi; non solo le classiche guide e mappe, ma narrativa dei vari luoghi. Così troviamo Chris Steward e la sua casa tra i limoni vicino alle guide Routard dell’Andalusia, Chatwin (poteva mancare?) vicino alle mappe della Patagonia. Con egocentrismo tutto coloniale, la sola Europa occupa lo stesso spazio di “tutto il resto del mondo”. Progetto senza titolo(1)

 

Ma la fermata Baker Street può voler dire solo una cosa: Sherlock Holmes, mi pare elementare!

Sì, lo so, Holmes non ha mai detto “elementare, Watson”. Ma d’altra parte anche il museo che hanno allestito al 221b di Baker Street è una ricostruzione di fantasia. La casa si sviluppa su tre piani, arredati con oggetti originali di epoca vittoriana e ricostruzione dei personaggi e degli oggetti di scena dei casi più celebri del detective. Possiamo dirlo: gli ultimi due piani sono un po’ pacchiani. Vi raccomando la visione dei manichini e della splendida testa del mastino dei Baskerville.

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Bau!

Il primo piano invece dove si trova il salotto dove Sherlock Holmes e Watson ricevevano offre un bel colpo d’occhio: è sovraccarico di oggetti, c’è l’angolo dove Holmes si dilettava di chimica, uno scrittoio ingombro, il violino (l’eroina non l’ho notata), ed è piccolissimo. Non so come mai ma lo immaginavo enorme vista la quantità di avventure e ingegno contenute in quei pochi metri quadri. Ma per quanto ricostruito, fatto apposta e fortemente improntato al merchandising mi ha divertito. Sherlock Holmes è antipatico a molti, in primis al suo creatore Conan Doyle, ma io ho sempre avuto un debole per lui e vedere “casa” sua è valso i soldi del biglietto.

Copia di Ex Novo
Non si può dire che lo spazio non sia organizzato

Tachipirina, fish and chips, una pinta di birra e la mattina dopo ero abbastanza in forma per ripartire. Linea azzurra, cambio a Victoria, Circle/ District Line, fermata Notthing Hill.

Per le fanciulle della mia generazione Notthing Hill vuol solo dire che da quelle parti c’è un libraio che ha di fronte una semplice ragazza che gli chiede di amarla. Il capolavoro delle commedie romantiche di fine anni Novanta con Hugh Grant e Julia Roberts richiama moltissime donne, ansiose di farsi la foto davanti alla porta blu al 280 di 280 Westbourne Park Road

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Potevo mancare? Ma ho rifiutato di mettermi in posa. Dopo tutto i proprietari saranno anche stufi di fan davanti a casa loro

e di rintracciare la libreria di viaggi a poca distanza. Ormai è meno di viaggi e più di IMG_5635narrativa varia e i prodotti legati al film sono molto meno invadenti di quanto si possa pensare. La ragazza che lavora lì probabilmente non era nemmeno nata quando tutte noi canticchiavamo al ritmo di Ronan Keating, ma l’ho vista un po’ annoiata nel vendermi quella che doveva essere l’ennesima cartolina con la frase celebre di Julia Roberts. Ma oltre a questo, praticamente dirimpettaia alla libreria, c’è un posto che mi premeva moltissimo vedere: Books for Cooks.

Questa libreria è diventata molto famosa da a seguito di un articolo uscito sul Guardian ormai un po’ di tempo fa. Vende solo libri di cucina e il proprietario, un francese con un ciuffo charmante, l’ha attrezzata in modo da ricavare una quindicina di coperti per mangiare. Lui sceglie un libro dagli scaffali e cucina piatti tratti da quel libro. Sono capitata di martedì, la giornata vegetariana. Conviene andare un po’ presto ed essere abbstanza sfacciati da passare davanti ai curiosi timidi se si vuole ricavare un posto. Ah, per presto intendo le 11.30/11.45 o non si riesce più a sedersi. Essendo da sola sono capitata al tavolo degli habitué, ben rodati sui meccanismi e curiosamente gentili verso gli stranieri: indipendentemente dal sesso e dall’età, mi sono trovata al tavolo con cinque Miss Marple. Copia di Ex Novo(1)

Il pranzo si è composto di crema calda di porri e patate: fantastica, soprattutto dopo una mattinata di vento tagliente. Risotto alla zucca: a mia madre sarebbe venuto un piccolo attacco di cuore, io ho dovuto sospendere il giudizio visto che provengo da una regione dove il riso è ragione di vita. Per “risotto” si intende un’insalata calda di orzo (!!!) legata con mascarpone e piselli, foglie di rucola intera che fa tanto “Italia” e zucca per far onore al nome. Posso dire che era buona, nutriente, confortante: basta cambiarle il nome e siamo a cavallo. Per dolce torta di mele: una fetta che avrebbe sfamato anche Dudley Dursley. Io e la ragazza di Barcellona al tavolo con me ci siamo guardate un po’ provate alla fine di questo pranzo, in modalità pitone che digerisce la gazzella. Costo totale: 7 sterline. Pensavo di aver capito male anch’io perché con quella cifra prendi il caffè e due tramezzini a Prêt a manger.

Per cercare di smaltire un po’ ho fatto due passi verso la fermata della metro successivo. Il vento era calato e la tachipirina aveva compiuto il suo miracolo. Così, più per svago che per reale curiosità, sono entrata in una libreria che ho trovato lungo Kensington Park Road, la Lutyens&Rubinstein e lì ho assistito ad un fenomeno che speravo di vedere da tempo. Mentre sbirciavo un po’ annebbiata i titoli sugli scaffali, sono stata affiancata da una delle ragazze che lavorano lì e ho visto che iniziava a spostare i libri. Non a toglierli per riordinarli, proprio a spostarli di poco sullo scaffale. Così per ridere ho pensato: “Ma sta cercando un passaggio segreto come quello delle librerie dei castelli?”

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Sembrano comuni scaffali, ma nascondono un segreto

Ebbene sì. Ha tolto un libro, ha tirato la parete che è scivolata di lato rivelando dietro di sè un ampio ufficio. A Londra lo spazio manca: bisogna ingegnarsi.

Ciotola di ramen, due pastiglie per la gola, linea azzurra fino a Kings Cross. Per gli amanti Kings Cross vuol dire due cose: la prima,  dove si struccano le puttane e si godono un po’ di tranquillità, come cantava Cisco in “Notturno Camnden Lock”. La seconda, molto più celebre, è dove si trova il binario 9 e 3/4 da dove parte l’Espresso di Hogwards della saga di Harry Potter. Per trovarlo, basta seguire la coda di persone che aspettano di farsi la foto con il carrello mezzo incastrato nella parete alla modica cifra di 9,50 sterline.

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Se poi sgomitando un po’ si vuole fare anche un giretto nel negozio, si trovano gadget di tutti i generi.

Cappuccino a portar via, nuovo fazzoletto, Circle/District Line, cambio sulla linea nera verso Borough Market. Lì, oltre alla veduta sul Tamigi, le enormi pentole di paella e spezzatino già alle dieci del mattino, c’è la casa di un altro mio idolo dell’adolescenza: Bridget Jones! Nel giorno del suo compleanno mi è sembrato opportuno rendere omaggio alla single britannica più celebre degli ultimi quarant’anni.

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Si sentiva chiaramente profumo di zuppa blu anche dalla strada e il latrare di pastori alsaziani

Salita sull’aereo del ritorno, tutti i miei problemi orofaringei si sono dileguati. Potrei quasi pensare di avere un po’ di allergia per le grandi città. O forse è stato entrare così a piè pari tra le pagine e le scenografie di alcune delle mie opere preferite a far degenerare una rara complicazione della sindrome di Stendhal: starnuti invece di svenimenti.

Jules

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