Oggi si consiglia a…chi si lascia

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La primavera è capricciosa. Colpisce con caldo anomalo e poi risprofonda nel freddo; ci fa desiderare più luce, ma ci disorienta con la stanchezza; consolida amori con una valanga di matrimoni, ma fa anche desiderare la libertà in vista dell’estate.

Sì, a primavera ci si sposa, ma ci si lascia anche. I fiori, gli uccellini, le belle giornate, diventano un’arma a doppio taglio se si è reduci da una rottura sentimentale. Per cercare di ammantare di poesia la fine di una storia d’amore e sperare che il nuovo grande amore sia a poche curve di distanza, si può sfogliare la graphic novel di Alessandro Baronciani, Le ragazze nello studio di Munari, pubblicato da Bao Publishing.

Fabio non riesce a dormire. Nel retrobottega del suo negozio di libri rari e usati, sdraiato sul soppalco, si rigira nel letto e pensa. I pensieri nella sua testa non sono mai lineari: tende a divagare, a creare collegamenti, a uscire dal seminato. Pensa ai suoi tesori più preziosi: l’autografo di Calvino, quello di Saba… tra tutti spicca quello di Bruno Munari.
Pensa ai momenti che hanno cambiato la sua vita: sono stati tre, uno ogni sette anni. La sua prima volta al liceo, nei bagni della scuola, il suo primo lavoro, quando ha conosciuto Zao, una modella coreana a Milano per delle sfilate. Squilla il telefono: Fedra gli scrive che è tornata a casa dai suoi e che lui è uno stronzo. Chissà Sonia cosa direbbe: sarebbe forse perplessa come quella volta che le ha fatto vedere la fabbrica del set “Deserto rosso”. Oppure… Stiamo di nuovo divagando: Fabio non riesce a dormire e inizia a scrivere di tre donne che lo hanno irrimediabilmente stregato.

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Fabio, protagonista e voce narrante di questo memoir delle sue relazioni, è un innamorato dell’idea dell’amore. In ogni donna che si trova davanti, sua musa in questa notte di insonnia e scrittura, lui riversa le sue passioni e le sue idee, completamente incapace di scendere a compromessi o cambiare per qualcun altro. Munari è il filtro e il modello di confronto che lui applica ad ogni relazione, a volte trovando riscontro dall’altra parte, a volte completa opposizione e rifiuto. C’è un tratto da esteta nella costruzione di ogni rapporto, una ricerca di equilibrio e perfezione che non è destinata a resistere alla vita di tutti i giorni.

Avere una relazione con uno come Fabio può essere esaltante i primi tempi, circondate da entusiasmo e fervore mentale, disastroso sul lungo tempo. Perché, anche se circondato dalla sua cultura e dalla sua malinconia esistenziale, Fabio è un ragazzino che non è in grado di far funzionare una relazione.

A 20 mi sarei innamorata di uno così. L’ho anche fatto. Ora, uno come Fabio non lo richiamerei nemmeno. Questa grapich novel, che andrebbe letta anche solo per le splendide e sorprendenti pagine di cartotecnica ispirate ai Pre libri, ha una duplice funzione: la prima, è quella di far sprofondare nella meravigliosa malinconia che tutti ci dobbiamo quando una storia giunge alla sua conclusione. La seconda è di farci capire che anche chi consideravamo perfetto, in realtà ci ha fatto quasi un piacere a lasciarci e che avere le Forchette parlanti sulla parete non vale nulla se poi non si è attenti ai desideri del proprio partner.

Un bel pianto, un paio di occhiali scuri che sono la cosa che più ti fa sentire al sicuro come diceva Coco Chanel, e godiamoci la primavera. Forse la libertà durante la bella stagione non è cosa da disprezzarsi.

Jules

Relax(?): pensiamo alla Terra

Copia di meals

Ogni anno, un mese e due giorni dopo l’Equinozio di primavera, in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Terra: cioè oggi, 22 aprile. Ormai dovremmo saperlo e averlo ben capito che questo è l’unico pianeta che (al momento) abbiamo per vivere e dovremmo fare come i Puffi e rispettare Madre Natura sempre. Come tanti Gargamella invece ridiamo in maniera stridula e sardonica mentre non facciamo la differenziata o usiamo la macchina anche per fare 100 metri perché tanto “così fan tutti”. Lungi da me iniziare una qualunque filippica sull’irresponsabilità del genere umano però penso che l’agente Smith di Matrix non avesse tutti i torti nel definirci dei parassiti: e poi il cattivo era lui.

Per questa giornata della Terra possiamo metterci comodi, rilassarci perché è domenica e leggere un romanzo che non potrebbe essere più indicato per questa ricorrenza: La strada di Cormac McCarthy.

Gli orologi si fermarono all’una e diciassette. Una lunga lama di luce e poi una serie di scosse profonde. Lui si alzò e andò alla finestra. Cosa c’è?, disse lei. Lui non rispose. Andò in bagno e premette l’interruttore ma la corrente era già andata via. Un debole bagliore rosato alla finestra. Lui si chinò su un ginocchio e alzò la levetta per bloccare lo scarico della vasca e aprì al massimo tutti e due i rubinetti. Lei era ferma sulla porta in camicia da notte, aggrappata allo stipite, una mano a sostenere il pancione. Cosa c’è? Cosa succede?

Non lo so

Perché ti fai il bagno?

Non mi faccio il bagno.

Non un romanzo su prati verdi ed idilliaci colli; nel romanzo post apocalittico di McCarthy non ci sono colori. Solo la strada che porta a sud e un papà e un bambino che continuano a camminare per arrivare in un posto più caldo e sfuggire agli altri sopravvissuti che sono diventati cannibali. Loro sono i buoni, non mangiano altri umani, e portano con loro il fuoco. È un romanzo che, a livello basale senza analizzare struttura, impianto dialogico, senza ricamare sul cesello di ogni singola frase, ti azzanna alle viscere e smuove qualunque sentimento di paura, affetto e disperazione tu possa avere sedimentato che si legge veloce, una pagina dopo l’altra, e che lascia dietro di sé un senso di oppressione e inquietudine che dura per giorni. Un vaso di Pandora di cui non si vede il fondo. Però vedi l’amore di questo papà per il suo bambino, speranza per un mondo che ormai è sprofondato nella ferinità.

Perché questo romanzo proprio oggi per la giornata della Terra? Perché l’evento apocalittico che dà inizio a La strada non viene mai specificato. Non sappiamo cosa sia successo, cosa sia il bagliore e da dove siano venute le tempeste di fuoco. Forse è stato un evento naturale come un meteorite, o forse è qualcosa che abbiamo fatto noi umani. Forse un evento catastrofico ed improvviso, forse un progressivo accumularsi di cause. Possiamo perderci in mille arzigogoli pensando a guerre, fatalità, ma l’idea che dietro la distruzione del mondo ci sia la mano dell’uomo resta. Non sappiamo se sia stata colpa dell’ennesima bottiglia buttata in mare o di una guerra nucleare, ma potremmo essere sulla strada per avviarci ad un mondo come quello di McCarthy. Se riuscite state all’aperto, godetevi la primavera, e ricordatevi che anche noi potremmo trovarci sulla strada molto prima di quanto pensiamo.

Jules

 

Oggi si consiglia a…gli chef

Copia di meals

Tutti ne conosciamo uno o più. Vuoi per formazione professionale, vuoi per passione o per puro genio tutti abbiamo nella nostra cerchia di amicizie uno/a chef. Utilissimi e provvidenziali quando si organizzano le serate perché preparano loro che “si divertono a cucinare”, salvifici quando ci si trova con soli tre ingredienti tra frigo e dispensa perché “fammi vedere cosa riesco a combinare”, i cuochi sono di varia natura e specializzazioni. Un po’ come i medici. C’è chi è un virtuoso dei dolci e a vedere un trancio di carne non ha la più pallida idea da dove cominciare; c’è chi fa cantare le verdure fino a non farle sembrare il cibo più odiato dai bambini; c’è il maestro delle ricette di pesce e c’è il tuttofare che non si spaventa davanti a nessun ingrediente.

Tutti loro però hanno una caratteristica comune: possono saperti spiegare il processo di lievitazione, disquisire sulle differenze tra i vari tipi di farina e su tutti i sostitutivi del burro, ma spesso mancano loro le basi storiche: dove nascono i piatti e le ricette? Visto che gente di questo calibro ha già in cucina tutti i fascicoli de La gioia della cucina, vale la pena regalare loro un saggio che porti luce anche sulla storia dei piatti: Il sugo della storia di Massimo Montanari. Ma prima di consegnare il regalo, movimentate un po’ la cena come segue.

Oggi si parla molto di cibo. Anche troppo. Ma non temiamo (o non illudiamoci) di essere i primi a farlo. Di cibo gli uomini hanno sempre parlato molto. Letteralmente e metaforicamente, da prospettive diverse, per ogni sorta di interessi, accompagnando l’intero percorso del cibo dalla produzione al mercato, dalla cucina alla tavola.

INGREDIENTI e PREPARAZIONE dosi per 6 persone

Prendete 6 persone (1 deve essere cuoco o chef di cui sopra) e metteteli insieme a cena.

Gustatevi in compagnia degli splendidi spaghetti allo scoglio. Aspettate che arrivino i primi complimenti sulla loro perfetta cottura al dente.

Accennate al fatto che Maestro Martino, uno dei cuochi più rinomati del Quattrocento, prescriveva una cottura di almeno due ore per i maccheroni e che i tedeschi sono quindi più attenti alla radice storica della pasta di quanto non lo siamo noi italiani.

Fate su un’altra forchettata e godetevi le reazioni.

Se le reazioni dovessero placarsi, affermate anche ad alta voce che secondo voi, gli spaghetti alla bolognese hanno la loro ragion d’essere.

Servitevi il bis senza che nessuno vi contenda l’ultima cozza rimasta.

Il saggio è una raccolta di testi che provengono dalla rivista Consumatore e da La Repubblica. Massimo Montanari, storico medievale, uno dei maggiori esperti della storia dell’alimentazione e responsabile di una sterminata bibliografia di pubblicazioni sull’argomento, con questo suo ultimo lavoro ci introduce nel “meccanismo interno” dei piatti ovvero della loro relazione con le società e le abitudini culturali in relazione all’alimentazione.

Il cibo è da sempre termometro e specchio di una società: basta solo pensare a come siamo territoriali noi italiani quando si tratta di piatti e ricette e le grandi dispute che possono sorgere discutendo sui dettagli di una pietanza: in Piemonte non troverai mai due persone che vengano da paeselli diversi e che siano concordi sul modo di fare la panissa. Anche se vivono a due isolati di distanza potranno perdersi per ore su delle aggiunte o degli aggiustamenti e nessuno di loro cederà terreno: ciascuno tornerà a casa propria convinto della propria posizione.

Questo saggio, oltre a mostrare come il cibo sia portavoce dei cambi culturali che si verificano all’interno della società, raccoglie una serie di curiosità culinarie che molti cuochi o chef potrebbero non aver mai immaginato.

Se avete seguito la ricetta sopra indicata, a questo punto dovreste essere ben sazi mentre gli altri commensali hanno ancora avanzi ormai freddi nel piatto. Offrite il volume e un nuovo strumento da cucina come regalo per pacificare. Unico rischio? Che vi tocchino tutti i piatti da lavare.

Jules

 

Calendario letterario: 16 aprile

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Con le nevicate tardive che ci hanno fatto compagnia a inizio marzo e una primavera che tarda sempre più ad arrivare, possiamo capire come si sia sentito Jack il 16 aprile 1874.

Jack è il protagonista del romanzo La meccanica del cuore di Mathias Malzieu: quel giorno di aprile faceva talmente freddo da congelare il cuore del neonato Jack. La strega- levatrice Madeleine, per farlo sopravvivere, gli ripara il cuore mettendo al suo posto gli ingranaggi di un orologio a cucù. Tu-tum, tic-tac, Tu-tum, tic-tac così batte il cuore di Jack fino a quando non incontra la piccola Miss Acacia, ballerina spagnola in grado di alterare il ritmo del cuore e del tempo creando la più bella cafonia al mondo: l’amore.

Oggi ricordiamo il compleanno di Jack, eroe di questa dolcissima e pasticciata favola steampunk

Edimburgo e le sue ripide strade subiscono una metamorfosi. Una dopo l’altra le fontane si trasformano in composizioni di ghiaccio. Il vecchio fiume, in genere molto serio nel suo ruolo di fiume, si è mascherato da lago di zucchero a velo che si estende fino al mare. Il frastuono della risacca echeggia come vetri rotti. La brina produce meraviglie ricoprendo di pailette il corpo dei gatti. Gli alberi somigliano a grandi fate in camicia da notte, che distendono le braccia, sbadigliano alla luna e guardano le carrozze slittare su una pista di pattinaggio lastricata. È talmente freddo che gli uccelli si congelano in volo prima di schiantarsi al suolo. Cadendo fanno un rumore incredibilmente dolce per essere un rumore di morte. È il giorno più freddo del mondo. Proprio oggi mi accingo a nascere.

Non abbiamo più motivi per lamentarci della primavera bizzosa dopo la descrizione di questo 16 aprile.

Jules

I luoghi dello shopping: tra scenari di film e romanzi

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Sono tre le grosse città che più di altre sono state utilizzate come fondali per romanzi e film: Parigi, New York e Londra. Qualche settimana fa ho affrontato l’ultima di questa sacra trimurti di metropoli dopo tantissimi anni di assenza. Dico “affrontato” non a caso: anzitutto, perché dopo tre anni di eccellente salute, ho sperimentato una discreta botta di influenza esplosa in aereo e placatasi due giorni dopo. Questo mi ha costretta a usare la metropolitana molto più di quanto avrei voluto, da camminatrice patita, e mi ha limitato nelle ore trascorse all’aperto. In secondo luogo, e qui lo affermo a gran voce, le città del calibro di Londra non mi piacciono molto. Mi trovo più a mio agio in spazi più ampi, meno abitati e con una diversa percentuale di particolati nell’aria. Tralasciando la sensazione da “contadina in visita alla grande città”, a fine giornata avevo sempre una sensazione di fastidio alla gola come se avessi respirato polvere di carbone ancora nell’aria dalla Rivoluzione Industriale.

Città così ampie richiedono un ruolino di marcia molto preciso: tante cose da vedere in poco tempo, dislocate in punti anche distanti, hanno bisogno di una bella tabella. Non serve nemmeno precisare che sono andata in cerca di librerie, ma visto lo scenario cinematografico d’eccezione non mi sono fatta mancare alcuni luoghi per me iconici del mondo del cinema. Pronti, un bel respiro, sciarpa a coprire anche il naso per via del vento pungente e si parte.

Ho preso alloggio a Pimlico, in Vauxhall Bridge Road, nemmeno a farlo apposta a 10 numeri civici di distanza dalla sede della Penguin.

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C’è chi si è messo a ridere mentre mi vedeva fotografare l’insegna

Linea azzurra, cambio a Oxford Circus, linea marrone, arrivo in zona Baker Street. La prima tappa è stata Daunts Books in Marylebone. Entrando si ha l’impressione di essere in una serra per libri, oppure in una vecchia fermata parigina della metro. Vetro, legno, mazzi di fiori ovunque e luce, tanta, per quanto consente il tempo british. La libreria ha due interi piani specializzati in viaggi; non solo le classiche guide e mappe, ma narrativa dei vari luoghi. Così troviamo Chris Steward e la sua casa tra i limoni vicino alle guide Routard dell’Andalusia, Chatwin (poteva mancare?) vicino alle mappe della Patagonia. Con egocentrismo tutto coloniale, la sola Europa occupa lo stesso spazio di “tutto il resto del mondo”. Progetto senza titolo(1)

 

Ma la fermata Baker Street può voler dire solo una cosa: Sherlock Holmes, mi pare elementare!

Sì, lo so, Holmes non ha mai detto “elementare, Watson”. Ma d’altra parte anche il museo che hanno allestito al 221b di Baker Street è una ricostruzione di fantasia. La casa si sviluppa su tre piani, arredati con oggetti originali di epoca vittoriana e ricostruzione dei personaggi e degli oggetti di scena dei casi più celebri del detective. Possiamo dirlo: gli ultimi due piani sono un po’ pacchiani. Vi raccomando la visione dei manichini e della splendida testa del mastino dei Baskerville.

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Bau!

Il primo piano invece dove si trova il salotto dove Sherlock Holmes e Watson ricevevano offre un bel colpo d’occhio: è sovraccarico di oggetti, c’è l’angolo dove Holmes si dilettava di chimica, uno scrittoio ingombro, il violino (l’eroina non l’ho notata), ed è piccolissimo. Non so come mai ma lo immaginavo enorme vista la quantità di avventure e ingegno contenute in quei pochi metri quadri. Ma per quanto ricostruito, fatto apposta e fortemente improntato al merchandising mi ha divertito. Sherlock Holmes è antipatico a molti, in primis al suo creatore Conan Doyle, ma io ho sempre avuto un debole per lui e vedere “casa” sua è valso i soldi del biglietto.

Copia di Ex Novo
Non si può dire che lo spazio non sia organizzato

Tachipirina, fish and chips, una pinta di birra e la mattina dopo ero abbastanza in forma per ripartire. Linea azzurra, cambio a Victoria, Circle/ District Line, fermata Notthing Hill.

Per le fanciulle della mia generazione Notthing Hill vuol solo dire che da quelle parti c’è un libraio che ha di fronte una semplice ragazza che gli chiede di amarla. Il capolavoro delle commedie romantiche di fine anni Novanta con Hugh Grant e Julia Roberts richiama moltissime donne, ansiose di farsi la foto davanti alla porta blu al 280 di 280 Westbourne Park Road

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Potevo mancare? Ma ho rifiutato di mettermi in posa. Dopo tutto i proprietari saranno anche stufi di fan davanti a casa loro

e di rintracciare la libreria di viaggi a poca distanza. Ormai è meno di viaggi e più di IMG_5635narrativa varia e i prodotti legati al film sono molto meno invadenti di quanto si possa pensare. La ragazza che lavora lì probabilmente non era nemmeno nata quando tutte noi canticchiavamo al ritmo di Ronan Keating, ma l’ho vista un po’ annoiata nel vendermi quella che doveva essere l’ennesima cartolina con la frase celebre di Julia Roberts. Ma oltre a questo, praticamente dirimpettaia alla libreria, c’è un posto che mi premeva moltissimo vedere: Books for Cooks.

Questa libreria è diventata molto famosa da a seguito di un articolo uscito sul Guardian ormai un po’ di tempo fa. Vende solo libri di cucina e il proprietario, un francese con un ciuffo charmante, l’ha attrezzata in modo da ricavare una quindicina di coperti per mangiare. Lui sceglie un libro dagli scaffali e cucina piatti tratti da quel libro. Sono capitata di martedì, la giornata vegetariana. Conviene andare un po’ presto ed essere abbstanza sfacciati da passare davanti ai curiosi timidi se si vuole ricavare un posto. Ah, per presto intendo le 11.30/11.45 o non si riesce più a sedersi. Essendo da sola sono capitata al tavolo degli habitué, ben rodati sui meccanismi e curiosamente gentili verso gli stranieri: indipendentemente dal sesso e dall’età, mi sono trovata al tavolo con cinque Miss Marple. Copia di Ex Novo(1)

Il pranzo si è composto di crema calda di porri e patate: fantastica, soprattutto dopo una mattinata di vento tagliente. Risotto alla zucca: a mia madre sarebbe venuto un piccolo attacco di cuore, io ho dovuto sospendere il giudizio visto che provengo da una regione dove il riso è ragione di vita. Per “risotto” si intende un’insalata calda di orzo (!!!) legata con mascarpone e piselli, foglie di rucola intera che fa tanto “Italia” e zucca per far onore al nome. Posso dire che era buona, nutriente, confortante: basta cambiarle il nome e siamo a cavallo. Per dolce torta di mele: una fetta che avrebbe sfamato anche Dudley Dursley. Io e la ragazza di Barcellona al tavolo con me ci siamo guardate un po’ provate alla fine di questo pranzo, in modalità pitone che digerisce la gazzella. Costo totale: 7 sterline. Pensavo di aver capito male anch’io perché con quella cifra prendi il caffè e due tramezzini a Prêt a manger.

Per cercare di smaltire un po’ ho fatto due passi verso la fermata della metro successivo. Il vento era calato e la tachipirina aveva compiuto il suo miracolo. Così, più per svago che per reale curiosità, sono entrata in una libreria che ho trovato lungo Kensington Park Road, la Lutyens&Rubinstein e lì ho assistito ad un fenomeno che speravo di vedere da tempo. Mentre sbirciavo un po’ annebbiata i titoli sugli scaffali, sono stata affiancata da una delle ragazze che lavorano lì e ho visto che iniziava a spostare i libri. Non a toglierli per riordinarli, proprio a spostarli di poco sullo scaffale. Così per ridere ho pensato: “Ma sta cercando un passaggio segreto come quello delle librerie dei castelli?”

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Sembrano comuni scaffali, ma nascondono un segreto

Ebbene sì. Ha tolto un libro, ha tirato la parete che è scivolata di lato rivelando dietro di sè un ampio ufficio. A Londra lo spazio manca: bisogna ingegnarsi.

Ciotola di ramen, due pastiglie per la gola, linea azzurra fino a Kings Cross. Per gli amanti Kings Cross vuol dire due cose: la prima,  dove si struccano le puttane e si godono un po’ di tranquillità, come cantava Cisco in “Notturno Camnden Lock”. La seconda, molto più celebre, è dove si trova il binario 9 e 3/4 da dove parte l’Espresso di Hogwards della saga di Harry Potter. Per trovarlo, basta seguire la coda di persone che aspettano di farsi la foto con il carrello mezzo incastrato nella parete alla modica cifra di 9,50 sterline.

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Se poi sgomitando un po’ si vuole fare anche un giretto nel negozio, si trovano gadget di tutti i generi.

Cappuccino a portar via, nuovo fazzoletto, Circle/District Line, cambio sulla linea nera verso Borough Market. Lì, oltre alla veduta sul Tamigi, le enormi pentole di paella e spezzatino già alle dieci del mattino, c’è la casa di un altro mio idolo dell’adolescenza: Bridget Jones! Nel giorno del suo compleanno mi è sembrato opportuno rendere omaggio alla single britannica più celebre degli ultimi quarant’anni.

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Si sentiva chiaramente profumo di zuppa blu anche dalla strada e il latrare di pastori alsaziani

Salita sull’aereo del ritorno, tutti i miei problemi orofaringei si sono dileguati. Potrei quasi pensare di avere un po’ di allergia per le grandi città. O forse è stato entrare così a piè pari tra le pagine e le scenografie di alcune delle mie opere preferite a far degenerare una rara complicazione della sindrome di Stendhal: starnuti invece di svenimenti.

Jules

Calendario letterario: 7 aprile

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Il primo lunedì di aprile del 1625, un giovane guascone trotterellava stancamente in sella al suo ronzino e apriva la prima pagina di uno dei romanzi d’appendice più avventuroso di tutti i tempi: I tre moschettieri di Alexandre Dumas.

Eccellenti programmi per il calcolo del calendario mi rivelano che il primo lunedì di aprile del 1625 cadeva il giorno 7. Un buon giorno per partire all’avventura!

Voi siete giovane e dovete essere coraggioso per due ragioni: la prima è che siete Guascone, la seconda che siete mio figlio. Non evitate le occasioni, e le avventure cercatele. Vi ho insegnato a maneggiar la spada, avete garretti di ferro e polsi d’acciaio: battetevi in ogni occasione: battetevi, tanto più che i duelli sono proibiti e che, per conseguenza, occorre doppio coraggio a battersi. Figlio mio, io non ho da darvi che quindici scudi, il mio cavallo e i consigli che vi ho or ora impartiti. Vostra madre vi darà in sovrappiù la ricetta di un certo balsamo avuto da una zingara, e che ha la miracolosa virtù di guarire ogni ferita che non abbia leso il cuore. Fate di tutto questo il vostro pro, e vivete felicemente e a lungo.

In questo giorno viene pronunciato uno dei migliori discorsi che un padre possa fare ad un figlio, specie se sta partendo per l’Erasmus.

E tra le tante trasposizioni, revisioni, opere tratte da, non posso passare sotto silenzio la versione steampunk The Musketteers prodotta dalla BBC. Guardatela, sul serio.

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Jules

 

Ex Novo: ciliegi a primavera

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Le collegiali del Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei in Giappone mentre provano i kimono. Il Nuovo è sempre all’estero con scambi, viaggi, programmi internazionali

Tra le ultime settimane di marzo e le prime di aprile, in Giappone cade la festa di hanami. Il termine, che significa grossomodo “guardare i fiori”, celebra la famosa fioritura dei ciliegi che trasformano la nazione in una distesa di bioccoli bianchi e rosa. I fiori di ciliegio, sakura, rappresentano la fragilità, ma anche la bellezza e la rinascita annuale della vita. Questo evento attira turisti da tutto il mondo. Si possono guardare foto, leggere resoconti e ascoltare chi è stato così fortunato da andarci, ma sfuggirà sempre qualcosa della delicatezza di questa fioritura. Si può però aggiungere un tassello ai nostri racconti con il romanzo di Makoto Shinkai 5 cm al secondo

Sai, sembrano neve.

Eh? Tu dici?

Uhm. Bah, lasciamo perdere, disse seccamente Akari per poi voltarsi indietro, due passi davanti a me. I suoi capelli castani risplendevano della luce riflessa del cielo, e poi lei pronunciò altre parole misteriose.

Sai, dicono che sia di cinque centimenti al secondo

Eh? Che cosa?

Ragionaci un po’ con la tua testa, Takaki.

Nonostante il suo invito a ragionarci, non ci arrivavo da solo, così le risposi sinceramente che non lo sapevo.

È la velocità con cui cadono i fiori di ciliegio. Cinque centimetri al secondo. […] la pioggia va a cinque metri al secondo. Le nuvole a un centimetro al secondo.

Takaki e Akari vanno alle elementari insieme e, anche se forse sono troppo piccoli per la parola “amore”, sono innamorati l’uno dell’altra. Ma entrambi sono figli di genitori che spesso si spostano per lavoro e la loro separazione è inevitabile. Che direzione può prendere la tua vita se vieni allontanato dal tuo primo amore? Cercherai ovunque il suo riflesso o imparerai ad andare avanti pur sapendo che qualcosa ti mancherà sempre?

Makoto Shinkai è diventato famoso anche per il pubblico occidentale dopo l’uscita di Your name nel 2016. I suoi romanzi, sempre tratti o realizzati in contemporanea ai film d’animazione, sintetizzano con le parole la dolcezza e la suggestione delle immagini. L’amore viene trattato in maniera poetica e acquerellata, pare di osservare ipnotizzati le fantasie di un kimono di seta. L’amore di Takaki e Akari è giovane e destinato a durare poco, come la fioritura dei ciliegi o come i fiocchi di neve a cui tanto assomigliano: ma proprio per questo risplende di bellezza e tenerezza e lascia entrambi i protagonisti a desiderare di provare ancora la stessa magia. Anche se i ciliegi fioriscono ogni anno, se si è lontani e senza la persona giusta a fianco non si riesce a vederne il pieno splendore. Sicuramente meno maturo di Your name e con uno sviluppo molto più lento, 5 cm al secondo gioca sulla sensazione e la suggestione data dall’ambiente circostante: i ciliegi, il mare, i grattacieli di Tokyo che scintillano, tutto è specchio, tutto avvolge lentamente nella sottile percezione di assenza che i due protagonisti non finiranno mai di provare, pur sperimentando altri amori. Un romanzo sulla bellezza della caducità, perfetto per queste prime giornate di primavera dove bisogna godersi al massimo le fragili fioriture che durano troppo poco.

Purtroppo non sono mai stata in Giappone. È sicuramente una meta in lista, ma per il momento devo accontentarmi delle narrazioni romanzesche e di collezionare qualche oggetto di abbigliamento come la borsa in cotone di uno yukata che ben si abbina al romanzo. Per questo guardo anche con un pizzico d’invidia le foto delle collegiali del Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei che hanno avuto la fortuna di volare fino là.

Un felice inizio primavera a tutti e buon hanami. Sicuramente anche intorno a voi ci sono ciliegi in fiore da osservare.

Jules