Oggi si consiglia a… chi non riesce a smettere di leggere

Copia di meals

Finisco il capitolo e chiudo.

Dai mamma, ancora qualche pagina!

Arrivo a pagina 200, così faccio cifra tonda, e poi spengo la luce, promesso!

Eh, queste frase menzognere  le abbiamo dette tutti, in vari momenti della nostra vita. Sfidando il coprifuoco, quando si andava a scuola, e le ire di chi ci dorme a fianco e che vorrebbe frantumare l’abajour, la sera non riusciamo a smettere di leggere. E al mattino non riusciamo ad alzarci. Insomma la vita sarebbe perfetta se trascorsa sempre tra le lenzuola, immersi tra un sogno e l’altro. Ma quando i sogni diventano reali e più pericolosi della realtà cosa si può fare? È quello che deve affrontare Federico Melani, protagonista del romanzo L’impero del sogno di Vanni Santoni.

«Adesso giri il culo e te ne vai. Va’ là che sono sclerata, lo vedi come sono messa? Sono finita a drogarmi per non dormire, per non fare quel cazzo di sogno… E lo sai perché l’ho presa, questa?» e batte l’indice sulla pistola. «Sono andata giù a comprarla dalla peggio gente, per avere una via d’uscita. Se arrivano, bam. E chiuso.»

Federico vive in provincia. All’Università ci va ogni morte di papa e mente sul numero di esami fatti. Il più delle volte finge di andare in facoltà per poi fermarsi a giocare con i suoi amici del paese a carte o giochi di ruolo. Poi però, i suoi sogni iniziano a diventare strani: paiono seguire un preciso filo conduttore, una storia che non si interrompe quando lui si sveglia, ma che continua, notte dopo notte. Nel tentativo di dipanare il mistero onirico, Federico sprofonda sempre di più nel sonno, alla ricerca del bandolo della matassa. Ma, ad un certo punto, in sogno travalica il confine tra sonno e veglia e viene a sconvolgere la sua vita reale.

È il duca d’Auge che sogna di essere Cidrolin o viceversa? La compenetrazione tra il reale e l’onirico fino a non avere più una precisa distinzione tra i due mondi, coinvolge autori del calibro di Pedro Calderón de la Barca e Raymond Queneau. Vanni Santoni con questo romanzo, si inserisce a buon diritto su questa scia. Il mondo onirico di Federico è zeppo di riferimenti ai fumetti, alla mitologia di vari paesi, ai videogiochi e ai suoi personali richiami all’infanzia. Questo sfondo narrativo da lui generato in sogno è, inizialmente, più intrigante e attraente della sua vita reale fatta di pigrizia e inconcludenti attività; questo teatro prende poi vita propria fino a sforare nella realtà e a portare morte, distruzione e rocamboleschi inseguimenti nel mondo della veglia. Talmente esagerati e fuori dall’ordinario da domandarsi davvero se il sogno sia veramente finito e lasciandoci con il dubbio, pagina dopo pagina, in un susseguirsi di divinità, alieni e mostri che sembrano popolare una campagna di D&D. Se avete letto anche La stanza profonda (della quale abbiamo parlato qui), godetevi anche la scoperta di un piccolo cross-over, se riuscite a scovarlo.

Federico, nella prima parte del romanzo, tenta di tutto per continuare a sognare: dalle normali pecorelle all’abuso di sonniferi e narcotici, tutto pur di rimanere in quelle realtà favolistica. Questa sindrome affligge anche i lettori: a volte i mondi di carta in cui ci immergiamo sono molto più soddisfacenti della realtà di tutti i giorni. A volte si evita di uscire pur di continuare la permanenza tra le pagine, si inventano scuse per non fare altro che non sia leggere. Ma un uomo molto vecchio e molto saggio diceva che non ci si può rifugiarsi nei sogni e smettere di vivere. Se per Federico la soluzione avrebbe potuto essere svegliarsi (ma ci si sveglia mai davvero?), per i lettori il rimedio, ogni tanto, sarebbe spegnere la luce e dormire, anche se non si è finito il capitolo. Una maschera per coprire gli occhi potrebbe essere la soluzione ideale. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, giusto? Sono sicura che tutti i compagni/e mariti/mogli che si sono sentiti ripetere la frase “spengo subito”, ringrazieranno dal profondo del cuore.

Jules

Ah l’uomo molto vecchio e saggio era Albus Silente.

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