Ex Novo: la scienza non è per donne (?!?!)

Copia di Ex Novo
Al Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei si “spazia” 😀 le Nuovine arrivano addirittura all’Europeans Space Operation Centre

Ci sono alcune attività che le donne, nel sentire comune, non sanno fare o comunque fanno meno bene degli uomini. Un comico italiano le riassumeva in sputare, fumare la pipa e chiudere lo sportello della macchina. Ma alla lista ne vanno aggiunte altre. Guidare e ciò che ha a che fare con i motori; l’idraulica, l’elettricità e tutte le piccole riparazioni di casa; la matematica e le materie scientifiche in generale.

Non raccontiamocela: i pregiudizi ci sono e rimangono.

Frequentando il Collegio Nuovo nei miei primi anni d’università ho avuto modo di vedere smentito, ogni mattina a colazione, questo assurdo cliché. Le colleghe e le amiche che studiavano fisica o matematica non scarseggiavano di certo e hanno, come si diceva quando ero bambina, “bagnato il naso” a parecchi colleghi maschi. Quindi questo mese vi presento un romanzo che racchiude in sé tutta la summa dell’impossibile: è fantascientifico, è scritto da una donna, e l’autrice è italiana altro elemento che non sempre si sposa con il genere. In onore di tutte le donne che si avventurano nel campo (fanta)scientifico e come omaggio alla grande Ursula K. Le Guin recentemente scomparsa, oggi parliamo di Quando nascesti tu, stella lucente di Nadia Tarantini ed edito da L’Iguana Editrice.

Fu all’inizio del terzo millennio, intorno al 2045. L’aria divenne pesante, irrespirabile nella maggior parte delle terre. Nelle principali città si usciva con una maschera antigas, e anche nelle campagne, arrivati al mezzogiorno, ci voleva un riparo. In alcune ore era impossibile stare all’aperto: la rarefazione dell’aria si combinava con i raggi di un sole malato e produceva eczemi immediati in ogni porzione di pelle visibile, catarri improvvisi e soffocanti, allergie a ripetizione. Si decise di accelerare e ampliare un progetto che era già allo stadio sperimentale. Costruire una Grande Calotta nel continente che più soffriva del cambiamento climatico e della miseria endemica. Una terra ormai quasi desertificata; le antiche foreste e savane mangiate dall’avidità e dal disprezzo della vita umana.

Il mondo è andato incontro ad un tremendo disastro ambientale. L’avanzata tecnologia della Grande Calotta tiene al sicuro gli esseri umani rimasti; ognuno di loro vive diverse vite e reincarnazioni acquisendo quante più conoscenze e memorie possibili. Dopo svariate incarnazioni, Marcela è arrivata al suo trentesimo anno d’età nella sua diciassettesima vita ed è giunto il momento per lei di fare la Scelta: potrà entrare nei Cubi, dove vivrà in eterno e le sue conoscenze verranno utilizzate per il bene futuro, oppure potrà continuare ad esistere come essere umano andando però incontro all’invecchiamento e alla morte. Potrebbe sembrare una scelta quasi ovvia: chi vorrebbe invecchiare e morire? Eppure Marcela viene in contatto con i Sepolti, anziani non innestati nei Cubi e che pare sappiano cosa si nasconde dietro il Grande Disastro che ha portato il pianeta sull’orlo del tracollo.

Questo romanzo ha un grosso impianto tecnologico. I rulli di movimento di asimoviana memoria, la telepatia avanzata, i Cubi… sembrano quasi dipingere un pianeta e una società aridi e votati al progresso. L’autrice fa però un grosso lavoro a livello psicologico dei personaggi. L’ultimo anno prima della Scelta solletica quelli che sono i sentimenti base di ogni essere umano, antico o moderno che sia: il desiderio di maternità, il dubbio di fare la cosa giusta, la gelosia e l’attrazione quando un individuo da fuori la Calotta viene a rimescolare la vita di Marcela. In un’epoca assolutamente futuristica persiste il culto della Dea Madre in una tendenza per il ritorno alla spiritualità della natura che smorza e movimenta la scienza imperante.

Leggendo questo romanzo complesso e da linguaggio corposo e nutriente, ci si accorge che Nadia Tarantini ha realizzato un’epopea fantascientifica dal gusto umano e di forte empatia; la scienza non deve necessariamente essere fredda e queste pagine dimostrano come le donne riescano alla grande anche nelle categorie meno usuali. E l’autrice, come tante altre donne, conferma il fatto che, forse, le uniche attività in cui davvero siamo negate è sputare, fumare la pipa e chiudere bene lo sportello della macchina. Ma solo forse.

Jules

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