Calendario letterario: 28 febbraio

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Fino ad ora il Calendario Letterario si è riferito solo ai romanzi. Per quanto la narrativa resti il mio campo d’azione preferito, pascolo molto volentieri anche nel vasto campo dei fumetti. Senza particolare snobismo su un genere o un altro, saltello felicemente da Topolino ai manga, da Diabolik a Bonelli, da Sandman ai vecchi numeri di Minnie and Company (da bambina ne andavo matta!). I fumetti sono ancora più avari di date. Spesso complice l’ambientazione fantastica, i riferimenti cronologici mancano del tutto o non sono traducibili nel nostro calendario. Spesso invece non sono citati nel testo, ma vanno recuperati tra le interviste al fumettista o mangaka, bisogna spulciare gli speciali… insomma è un lavoro ancora più meticoloso e che richiede fortuna e conoscenze enciclopediche sul settore. Il calendario letterario di oggi è dedicato ad un manga che mi affascina tantissimo ovvero Death Note di Tsugumi Ōba.

Light Yagami, eccellente studente giapponese delle superiori, entra in possesso di un Death Note, ovvero di un quaderno di uno shinigami, un dio della morte. Qualunque persona il cui nome venga scritto sul quaderno andrà incontro a morte improvvisa. Chiunque sarebbe terrorizzato o limitato dal senso di colpa di commettere un omicidio, ma Light, aiutato dal dio della morte Ryuk, se ne serve per creare un nuovo ordine mondiale giustiziando tutti i criminali. Oggi, 28 febbraio, cade il compleanno di questo normalissimo e solare studente modello. Astenersi da regali attenenti alla cancelleria!

Ah, vi consiglio di leggere la pagina di Nonciclopedia: la parodia che ne fa è esilarante.

Jules

I luoghi dello shopping: Boblu. Una parola inventata per un universo di carta

Logo boblu
La spirale indaco è il loro simbolo. L’indaco, con il tempo, non sbiadisce, anzi diventa più brillante e la spirale è spazio e tempo, percorsi non sempre lineari, svolte e cambi

Per fare tutto ci vuole un fiore. Così si cantava da bambini. E per fare un libro o un quaderno? Ci va ingegno, ci vanno idee, passione e tanto amore. E ci va la carta. Pochi giorni fa mi è arrivato un pacchetto con un ricettario personalizzato e uno scrap yoga journal realizzato da due artigiane che riuniscono tutte le qualità che ho appena elencato. E che usano carte di grande bellezza: sono Luciana e Roberta del marchio Boblu.

Come ogni narrazione che si rispetti, dobbiamo soddisfare la regola delle 5 W.

Who: Luciana Rutigliano e Roberta Dibenedetto, rispettivamente copywriter e graphic designer, insieme formano Boblu, un parola di fantasia (che si legge con l’accento sulla u) e che nell’anima è fatta di carta. Vecchie locandine, imballi, confezioni di pasta, prove di stampa… tutto può entrare nell’universo Boblu.

When: la mitografia narra che il primo seme sia stato piantato il giorno del compleanno di Luciana: ha ricevuto in regalo da Roberta un’agendina cucita da lei con carta “nuova e pulita”. Da lì a pensare di lavorare insieme per cucire carta di riciclo e darle nuova vita, il passo è stato breve. Ufficialmente il progetto è partito il 31 gennaio 2017 e quindi hanno appena festeggiato il primo compleanno

Where: la sede è a Barletta, ma raggiungono ogni punto dello stivale con le loro spedizioni. Il posto più lontano colonizzato dalla loro spirale indaco è Londra, dove hanno mandato dei segnaposti per un matrimonio

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Questa carta me la ricordo anche da bambina! La usava il negozietto/panetteria sotto casa!

What: non conventional paper. Agende, quaderni, ricettari, libri, segnaposti, inviti… tutto in carta riciclata

Why: perché la carta è bene prezioso ed è importante ridarle una seconda vita dopo il primo utilizzo.

Queste due mastro Geppetto della carta recuperano carta e cartone dai più disparati ambienti, la prendono, la plasmano e creano nuovi e meravigliosi universi di carta. Io le ho scoperte per caso, girando su quello sconfinato universo che è Instagram (e andate subito sul loro profilo), e sono rimasta ipnotizzata dalla spirale color indaco che è il loro logo. Per me la carta è magia: come già detto, se potessi mi farei i vestiti di carta. Purtroppo mi manca ogni tipo di manualità e la carta riesco solo ad impregnarla di parole. Trovare quindi i lavori di Boblu mi ha incantato e ho pensato a cosa farmi plasmare.

Chi un po’ mi legge/segue sa che libri-cucina-yoga sono la mia sacra triade. Le mie ricette sono sparse un po’ ovunque: salvate su file, sugli appunti del telefono, scritte sul retro di vecchi racconti stampati… immaginate la caccia al tesoro per ritrovarle ogni volta, anche perché non mi ricordo mai con esattezza le dosi da una volta all’altra. Primo prodotto della lista: un ricettario fatto apposta per me. Ecco il risultato

Progetto senza titolo
Ricettario personalizzato e scrap yoga journal

Tutte la pagine sono fatte esclusivamente di carta alimentare recuperata, intervallate da immagini a tema prese dalle locandine di Market Street food festival donate da Cristiana Ceglie, organizzatrice del festival. Boblu infatti ha attivo anche un programma per il recupero della carta. Invece di diventare donatori di sangue si può diventare donatori di carta: i modi sono tanti. C’è l’old but good sistema del passaparola e un gruppo pubblico specifico Facebook (Boblu_Carta nel cassetto). Nel gruppo vengono segnalati i tipi di carta necessari, vengono condivisi i lavori e si crea di fatto una rete sociale di amanti della carta di qualunque genere ed epoca. E arriva di tutto! Dalle vecchie riviste, ai cartoncini, fino ai bozzetti e alle prove di stampa di qualche illustratore. Per un universo di carta sempre più vario e colorato.

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Ho già iniziato a trascrivere le ricette!

Per quanto riguarda lo yoga, le Boblu mi hanno introdotta nel mondo del paper sound. Se per i lettori il profumo della carta è drogante, il rumore può portare al più profondo rilassamento. Su youtube si trovano tantissimi video di paper sound con il crocchiare dei vari tipi di carta. Luciana e Roberta hanno realizzato uno splendido Scrap Yoga Journal, fatto con diversi tipi di carta da accarezzare, accartocciare e toccare ad occhi chiusi con le sezioni ordinate dai colori legati ai 7 chakra. Un po’ yogico e un po’ ispirato a Munari. Vi chiedo di prendervi un minuto per guardare questo breve video che spiega al meglio la sensazione che ho provato. Meditare dopo è stato molto più facile.

La rilegatura e la costa sono in carta ricavata da un diario Naj Oleari degli anni ’80 di ispirazione giapponese.

Copia di Ex Novo
Visto dall’alto è coloratissimo! E la rilegatura Naj Oleari mi ha fatto impazzire!

Sono in giro solo da un anno e sono lanciate in tanti progetti che includono recupero della carta, laboratori, fiere… La loro spirale color indaco si allarga sempre di più, quasi un’increspatura sull’acqua, e sta arrivando ovunque. Se volete che lambisca anche voi consultate il loro sito, la loro pagina Facebook e quella Instagram per potervi ordinare il vostro quaderno o la vostra agenda, un ricettario, insomma tutto quello che volete. Per fare tutto, alla fine, ci va proprio la carta

Jules

 

 

 

Oggi si consiglia a… chi non riesce a smettere di leggere

Copia di meals

Finisco il capitolo e chiudo.

Dai mamma, ancora qualche pagina!

Arrivo a pagina 200, così faccio cifra tonda, e poi spengo la luce, promesso!

Eh, queste frase menzognere  le abbiamo dette tutti, in vari momenti della nostra vita. Sfidando il coprifuoco, quando si andava a scuola, e le ire di chi ci dorme a fianco e che vorrebbe frantumare l’abajour, la sera non riusciamo a smettere di leggere. E al mattino non riusciamo ad alzarci. Insomma la vita sarebbe perfetta se trascorsa sempre tra le lenzuola, immersi tra un sogno e l’altro. Ma quando i sogni diventano reali e più pericolosi della realtà cosa si può fare? È quello che deve affrontare Federico Melani, protagonista del romanzo L’impero del sogno di Vanni Santoni.

«Adesso giri il culo e te ne vai. Va’ là che sono sclerata, lo vedi come sono messa? Sono finita a drogarmi per non dormire, per non fare quel cazzo di sogno… E lo sai perché l’ho presa, questa?» e batte l’indice sulla pistola. «Sono andata giù a comprarla dalla peggio gente, per avere una via d’uscita. Se arrivano, bam. E chiuso.»

Federico vive in provincia. All’Università ci va ogni morte di papa e mente sul numero di esami fatti. Il più delle volte finge di andare in facoltà per poi fermarsi a giocare con i suoi amici del paese a carte o giochi di ruolo. Poi però, i suoi sogni iniziano a diventare strani: paiono seguire un preciso filo conduttore, una storia che non si interrompe quando lui si sveglia, ma che continua, notte dopo notte. Nel tentativo di dipanare il mistero onirico, Federico sprofonda sempre di più nel sonno, alla ricerca del bandolo della matassa. Ma, ad un certo punto, in sogno travalica il confine tra sonno e veglia e viene a sconvolgere la sua vita reale.

È il duca d’Auge che sogna di essere Cidrolin o viceversa? La compenetrazione tra il reale e l’onirico fino a non avere più una precisa distinzione tra i due mondi, coinvolge autori del calibro di Pedro Calderón de la Barca e Raymond Queneau. Vanni Santoni con questo romanzo, si inserisce a buon diritto su questa scia. Il mondo onirico di Federico è zeppo di riferimenti ai fumetti, alla mitologia di vari paesi, ai videogiochi e ai suoi personali richiami all’infanzia. Questo sfondo narrativo da lui generato in sogno è, inizialmente, più intrigante e attraente della sua vita reale fatta di pigrizia e inconcludenti attività; questo teatro prende poi vita propria fino a sforare nella realtà e a portare morte, distruzione e rocamboleschi inseguimenti nel mondo della veglia. Talmente esagerati e fuori dall’ordinario da domandarsi davvero se il sogno sia veramente finito e lasciandoci con il dubbio, pagina dopo pagina, in un susseguirsi di divinità, alieni e mostri che sembrano popolare una campagna di D&D. Se avete letto anche La stanza profonda (della quale abbiamo parlato qui), godetevi anche la scoperta di un piccolo cross-over, se riuscite a scovarlo.

Federico, nella prima parte del romanzo, tenta di tutto per continuare a sognare: dalle normali pecorelle all’abuso di sonniferi e narcotici, tutto pur di rimanere in quelle realtà favolistica. Questa sindrome affligge anche i lettori: a volte i mondi di carta in cui ci immergiamo sono molto più soddisfacenti della realtà di tutti i giorni. A volte si evita di uscire pur di continuare la permanenza tra le pagine, si inventano scuse per non fare altro che non sia leggere. Ma un uomo molto vecchio e molto saggio diceva che non ci si può rifugiarsi nei sogni e smettere di vivere. Se per Federico la soluzione avrebbe potuto essere svegliarsi (ma ci si sveglia mai davvero?), per i lettori il rimedio, ogni tanto, sarebbe spegnere la luce e dormire, anche se non si è finito il capitolo. Una maschera per coprire gli occhi potrebbe essere la soluzione ideale. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, giusto? Sono sicura che tutti i compagni/e mariti/mogli che si sono sentiti ripetere la frase “spengo subito”, ringrazieranno dal profondo del cuore.

Jules

Ah l’uomo molto vecchio e saggio era Albus Silente.

Oggi si consiglia… be’, ma per San Valentino

Copia di meals

Ci sono date, nella vita di ognuno, che non si possono dimenticare. Altre, che non ci viene permesso di dimenticare. San Valentino è il massimo esponente della categoria: siamo circondati da cuori, cioccolatini, putti minacciosamente armati di freccia, promozioni e scontistiche per coppie (persino Trenitalia diventa romantica). Celebrate l’amore, guai a voi se non lo fate!

Nemmeno la carta stampata sfugge alla festività: Romeo e Giulietta, Ginevra e Lancillotto, Elizabeth e Mr Darcy, Baby e Step, Edward e Bella e via all’infinito, dalle vette della letteratura agli abissi della fabula. L’amore, diceva Mago Merlino, è più potente della forza di gravità ed è uno degli argomenti più dibattuti e sviscerati dalle arti di tutti i tempi. Quando quindi si trova qualcosa di nuovo che celebri la forza motrice del nostro mondo e quel qualcosa di nuovo è anche bello, allora lo si legge con piacere e si accantona per qualche minuto l’abituale tono scherzoso.

In questi giorni ho letto la raccolta di poesie Se è amore lo sarà per sempre di Mauro Cesaretti ed edito da Montag. La raccolta non inneggia solo al lieto fine e all’amore corrisposto: parla anche della sofferenza, delle varie sfumature del sentimento e dell’abbandono. Perché anche in amore non ci si può sempre aspettare la perfezione. Ammetto di essere vergognosamente limitata ed ignorante sul versante poesia: posso dire che queste liriche mi sono piaciute e mi hanno colpita a livello emozionale, ma da qui ad argomentarne ce ne passa. Visto però che oggi si celebra l’amore, la forza meno razionalizzabile del mondo, ho deciso di lasciar parlare direttamente i versi, senza troppo inquinarli.

I sensi della notte
Oltre gli alberi c’è il cielo,
un infinito di colori e
un orizzonte di nuvole.
Poi un lampione spunta,
si accende di luminosità
e preannuncia l’inizio
d’una nuova notte calda.
Una scalinata mostra
l’unica via per arrivare
in strada. Si curva piano
e dalla ringhiera sporca
si perde un po’ di vernice.
In lontananza vedo zampilli
che si gettano in una
vecchia vasca muschiata,
intasata dalle foglie
marce del pioppo nero
che sopra oscura la fonte.
Intorno case, vicoli e
gerani sui balconi piccoli.
Cancelli alti, stretti e bui
davanti ai minuti ingessi.
Dalle finestre si rispecchia
il sole, che non tramonta                                                                                                                       di bellezza, ma di gioia.
La luna arriva ed i tuoi
occhi non si vedon più.
Sei vicino a me e ti stringo.
La tua maglia si arrotola
tra le mie mani e ti sfioro
quel fianco snello e pallido.
Un bacio tuo mi scuote,
mi sbatte il cuore in gola
e il tuo splendor risuona.

L’amor che avanza
Paura di nuotare nell’acqua dolce,
di affrontare da soli fiumi irrequieti,
di imbattersi verso violente rivolte.
Valicare le sfide spianando il tragitto
portando giudizio all’eterno amore,
cercando di balenare nei campi elisii.
Forza, ecco la virtù che deve allagare
costantemente gli innamorati animi
di tutti coloro che han colpa d’amarsi.

Anche nel San Valentino sono minimal: una spilletta discreta accompagna ottimamente questo volume. Buon San Valentino a tutti, qualunque sia la vostra posizione su questa celebrazione.

Jules

Calendario letterario: 12 febbraio

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La serie di romanzi di Alessia Gazzola è un grande fenomeno editoriale italiano degli ultimi anni. Complice anche la serie TV realizzata dalla Rai, il personaggio di Alice Allevi è ormai inserita a buon diritto nelle donne “gialle” della fiction letteraria. Studentessa di medicina legale, romantica, un po’ pasticciona e procrastinatrice, ha in sé un’empatia e una sensibilità che la aiutano a districarsi nel suo lavoro. Non è eccellente, non è una super donna, anzi ha in sé più della Bridget Jones che della Lara Croft.

Sto recuperando ora la mia lacuna perché ho letto solo il primo volume dalla serie, L’allieva, e oggi gli dedico il calendario letterario. Il 12 febbraio muore Giulia Valenti, ricca rampolla della buona società romana e prima indagine di Alice Allevi.

In auto, Claudio mi osserva dallo specchietto retrovisore; io giaccio sfatta sul sedile posteriore, mentre Ambra non riesce a fare a meno di ammorbarci di chiacchiere.

«Che ti prende?» mi domanda interrompendola

«Niente.»

«Sei stravolta. Lo dico sempre che non sei tagliata per questo mestiere.»

Con un moto di insofferenza metto le mani alla fronte. Sono quasi le due di notte e sto crollando per la stanchezza.

«Non è vero e lo sai. In questi anni ho visto di tutto e ho sopportato qualunque vista e qualunque odore.»

«E allora cosa c’è di diverso questa volta?» incalza lui. mentre Ambra sbadiglia.

«Conoscevo Giulia Valenti, di vista. Non ti capita mai, comunque, di essere colpito da un caso in maniera particolare?»

«Solo da un punto di vista scientifico. Allevi, devi imparare che è l’unico aspetto che ti deve interessare o eserciterai la tua professione senza obiettività.»

Jules

Calendario letterario: 11 febbraio

11 febbraio

Siamo quasi alla fine di carnevale. Sia per chi è credente e rispetta la limitazione alimentare, sia per chi si trattiene in vista delle scorpacciate pasquali, questi sono gli ultimi giorni di dolci sfrenati. Nel mondo parallelo dei romanzi, oggi, 11 febbraio, inizia una delle storie che non esito a definire tra le mie preferite di tutti i tempi e di tutti i libri divorati: oggi arriva, nel piccolo paese di Lasquenet-sous-Tannes, Vianne Rocher, protagonista del romanzo di Joanne Harris Chocolat.

Sì, quello da cui hanno tratto il film con un Johnny Depp all’apice della sua avvenenza.

Siamo arrivate con il vento del carnevale. Un vento tiepido per febbraio, carico degli odori caldi delle frittelle sfrigolanti, delle salsicce e delle cialde friabili e dolci cotte alla piastra proprio sul bordo della strada, con i coriandoli che scivolano simili a nevischio da colletti e colsini e finiscono sul marciapiedi come inutile antidoto contro l’inverno. C’è un’eccitazione febbrile nella folla disposta lungo la stretta via principale, i colli che si allungano per vedere il carro fasciato di carta crespata, con i nastri svolazzanti e le coccarde di cartoncino.

Buoni ultimi giorni di carnevale e tanto tanto cioccolato a voi!

Jules

I luoghi dello shopping: quando il contenente è bello quanto il contenuto

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D’oro, alla torre quadra, all’antica, merlata alla ghibellina fondata sopra una base di tre gradini, sostenuta da due leoni affrontati, il tutto di rosso. Lo scudo sarà fregiato di corona o di cinque fioroni visibili, o di città così recita l’araldica per lo stemma di Bassano, cittadina della provincia di Vicenza adagiata tra le Prealpi e il Brenta. Forse sarebbe più semplice ed immediato mettere due bicchierini da grappa, bordati d’oro, alle estremità del celebre ponte degli Alpini. Quanto meno, non ci sarebbero dubbi sullo stemma di fronte a noi.

Domenica scorsa, vista la potente nebbia che faceva presagire un bel sole (che volete? Noi della pianura padana ragioniamo così) sono andata a fare un giretto a Bassano del Grappa, città molto carina e piacevole per fare un bell’aperitivo. Se non devi guidare. Se si deve guidare, si beve un bicchiere appena arrivati e poi si va in caccia di librerie, quisquilie e pinzillacchere librarie. Pare infatti, che proprio a Bassano abbia sede una delle librerie più belle del mondo, così riferisce IlLibraio, e sono quindi andata a controllare di persona. Ma prima, piccola tappa proprio a fianco del Ponte degli Alpini, al momento sorretto e imbracato per evitare che cada nel fiume come una scultura fatta di fiammiferi.

Bassano del Grappa, oltre che per la grappa, vanta una grande produzione nel campo della carta. Come ogni amante di libri sa, il profumo della carta è qualcosa che attrae più del tartufo e non ci si può quindi esimere dal visitare il negozio delle Grafiche Tassotti. Nato a metà del Seicento con il nome di Stamperia Remondini, diventa famoso in tutta Europa come tipografia e per la produzione di stampe popolari e carta da parati. Dopo varie traversie a seguito della caduta della Serenissima che portano l’attività a smembrarsi, a metà del secolo scorso la famiglia Tassotti riprende in mano questo marchio della tradizione bassanese e produce carta decorativa, artistica, biglietti d’auguri per poi espandersi all’oggettistica e alla cartoleria. Quando si entra si ha l’impressione di arrivare in un negozio di tessuti, più che di carta. Le pareti e le scale sono ricoperte di metri e metri di eleganti carte decorative, così belle da volersi quasi far confezionare un vestito.

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Stoffe? No! Carta!

I biglietti, gli ex libris, la cancelleria fanno andare in solluchero qualunque appassionato e/o feticista della carta. Due piani di meraviglia e al secondo piano si può ammirare la collezione Remondini- Tassotti con esempi di stampe originali del Settecento. IMG_5245Difficile, molto difficile uscire senza qualcosa. Io ho lasciato il cuore sugli ex libris.

Proseguendo verso il centro, si susseguono una serie di palazzi uno più signorile dell’altro. Molti con delle targhe che ricordano quello o questo gran personaggio che ha soggiornato tra le loro pareti. Persi a osservare le varie diciture si arriva ad un portone dove si informa che lì alloggiò persino Napoleone Bonaparte. Si va avanti e si arriva alla fine della via e… la libreria? Meglio rifare la strada seguendo i numeri civici e, una volta tornati alla targa di Bonaparte, fermarsi perché quel signorile ed imponente palazzo è la libreria. Si dice sempre che il contenuto è la cosa più importante, ma quando tre piani di libri sono avvolti da mura e affreschi settecenteschi si considera quando sia, a volte, importante anche il contenente.

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Attenzione a non perdervi il portone, troppo presi dalle targhe!

Aperta nel 1998, la libreria Palazzo Roberti ospita al primo piano e al mezzanino la libreria vera e propria, mentre l’ultimo piano viene utilizzato per conferenze ed eventi. Presentare o anche solo assistere in un salone affrescato dalla scuola del Tiepolo consente quasi di respirare più a fondo. Oltre a questi spazi, un piccolo terrazzo e un giardino completano la villa e mi riprometto di tornare a primavera per poterne usufruire.

Inutile precisare che con due enormi piani, la scelta di generi e titoli è molto, molto vasta. La parte di narrativa è quasi labirintica e senza aiuto non sarei mai riuscita a cercare i titoli che mi interessavano anche perché la libreria è frequentatissima! Sempre per la narrativa, molto spazio dedicato alle case editrici “major”, un po’ più ristretta la selezione dei titoli delle indipendenti. Si trova comunque di tutto e per tutti: il mio valente (e paziente) accompagnatore in queste escursioni tra gli scaffali ha scovato un volume sulla storia del metal al quale dava la caccia da un lustro. Il colpo d’occhio dalla galleria del secondo piano non lascia indifferenti.

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Il calendario eventi è ricchissimo, la sezione bambini ospita parecchi giochi che facevano gola anche a me e la cornice data dal palazzo vale comunque una capatina.

Ubi Sapientia est, Pax et Iustitia regnant così recita il motto della libreria: sarebbe l’ottimo complemento da aggiungere allo stemma ripensato con il ponte e la grappa. Forse più ruspante di quello reale, ma perfetta sintesi di questa cittadina. Non si può, a questo proposito non chiudere con questo celebre cartello.Bassano3

Dice tutto in cinque parole.

Jules