No, non è un post sul bilancio 2017- buoni propositi 2018

Buongiorno a tutti,

buonafine-buoninizio, bestnine2017, liste, bilanci, buoni propositi. In questi giorni, com’è naturale, si tirano le somme dell’anno appena trascorso: i migliori libri letti, i peggiori abbandonati, la scoperta dell’anno… a seguire i buoni propositi.

Non sono un granché con i buoni propositi. Li ho sempre paragonati alla sensazione che si provava quando, alle elementari, si iniziava un quaderno nuovo. I primi giorni di scriveva bene, si stava attentissimi a non fare errori o cancellature; poi, con il passare del tempo, si scivolava inevitabilmente nelle nostre solite rilassatezze. Ma quanto stress i primi giorni! Sono quindi giunta alla conclusione che va bene cercare di fare il meglio possibile, ma bisogna anche sapere accettare il fatto che di sbaffi, nella vita, se ne fanno  tanti da riempire un paiolo da polenta per una famiglia numerosa.

Più che di buon proposito da lettrice, per il 2018 ho pensato di darmi sin dall’inizio un tema: il Nobel per la letteratura.

Con i premi Nobel ho un problema di relazione non da poco: mi sento sempre troppo poco intelligente per poterli apprezzare. Se mi capita tra le mani un nuovo autore e non lo so insignito del premio svedese, me lo gusto e lo apprezzo (o anche lo detesto) in base ai miei gusti e le mie competenze personali. Se lo vengo a sapere prima della lettura, il cervello mi si paralizza. Alla fine di quest’anno ho provato a invertire la tendenza: alla nomina di Kazuo Ishiguro ho preso il coraggio a due mani e ho affrontato Il gigante sepolto: la base fantasy e cavalleresca mi rassicurava.

Mi ha commosso fino alle lacrime.

In questi primi tre decenni di vita, quindi, la barriera del Nobel è sempre stata solo mia. Un po’ come chi dice di odiare le lumache e non le ha mai assaggiate. Sono andata a spulciare la lista dei vincitori del premio e ho deciso di recuperare un po’ degli autori mancanti. Ho escluso i poeti perché non ho (e questa volta sul serio!) le capacità per valutare un’opera in versi e mi sono ripromessa di fare #1Nobelalmese.

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Ne è risultata questa lista. Seguita e supportata da Lotario, il gufo blu bibliotecario che è uno dei miei guardiani di casa, mi dedicherò ai Nobel. Alcuni mi faranno innamorare, altri probabilmente mi annoieranno fino allo sfinimento. Alcuni è una vergogna non averli ancora letti (nessuno dica nulla su Hesse o la Deledda: lo so!), altri non li avevo nemmeno mai sentiti nominare, ma diventeranno i miei compagni preferenziali per questo nuovo anno.

Eh sì, alla fine è diventato un post sui bilanci e i nuovi propositi.

Posso solo augurarvi anch’io buonafine-buoninizio e quest’anno in cui il millennio diventa maggiorenne sia pieno di ogni cosa voi desideriate. Fosse anche un paiolo pieno di polenta come quello che mi accingo a mettere sul fuoco.

Jules

 

P.S. ovviamente non terrò per me le mie brillanti riflessioni su queste opere. Le troverete sia qui che su Criticaletteraria. Non si scappa!

Calendario letterario: 24 dicembre

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A memoria! Non perché me l’avessero imposto come recita alle elementari, ma perché ho letto e riletto questi romanzi, mese dopo mese, anno dopo anno, sfogliando ancora i volumi di mia madre, una vintage edizione della Fabbri Editore datata 1955. Adoravo Amy, trovavo Beth stucchevole, Meg un po’ piatta e, come ogni ragazzina amante dei libri, ero completamente persa per Jo. Come non ricordare quindi uno degli incipit più famosi della letteratura durante la vigilia di Natale? Perché, e ricordiamolo sempre…

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Non esiste migliore augurio di Natale di questo dato dalle Piccole donne. Buona vigilia!

Jules

 

Shopping: l’educazione sentimentale inizia da giovanissimi

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Mio nome: Woody

Miei anni: quasi tre

Mia razza: basenji

Woody: sa bene perché Padrona: dice sempre quando persone: chiedono.

Ma che bel cane, come si chiama? Woody

Ma che bel cane, quanti anni ha? Quasi tre

Ma che bel cane, di che razza è? Basenji

Ma che bel cane: eccomi, proprio me!

Chi ha figli in età lo sta sperimentando in prima persona; chi non ne ha rispolvera i propri ricordi. Per quanto mi riguarda, poche cose nella mia vita sono state più drammatiche del passaggio dalle elementari alla scuola media. Sarà che, come si dice dalle mie parti, ero un po’ “indietro di cottura”, sarà che avevo delle compagne di classe molto più… ehm… spigliate, fatto sta che per me l’idea dell’inferno è uguale all’anno della prima media (però ambientato in una corsia Ikea). A 11 anni si sentono le prime spinte dell’età pre-adolescenziale, si vorrebbe già essere trattati come ragazzi più grandi, ma si è ancora dei bambini. Quando ci sono passata, ammettere di adorare i peluche era considerato troooppo da sfigati, a meno che non fosse un regalo del proprio moroso. Non riporto nemmeno come fosse vista con la passione per la lettura. Nessuna scena da telefilm americano di maltrattamenti alla ragazzina con gli occhiali, ma di sicuro le amicizie non sono abbondate in quel periodo.

In omaggio a quell’età oggi consiglio una storia che è un ottimo regalo di Natale per ragazzini appena sbarcati alle medie: Woody di Federico Baccomo con le illustrazioni di Alessandro Sanna.

Woody è un cane di razza basenji di quasi tre anni e, come tutti i cani, ha uno sfrenato amore per la sua Padrona. Non sopporta di starle lontano nemmeno per poche ore. Ora che l’hanno rinchiuso in una gabbia e portato via da tre giorni non sa più cosa pensare. Non gli pare di essere stato un cane cattivo: ha solo difeso la sua Padrona. Perché lei non voleva far entrare in casa quell’uomo e ha sentito che urlava “No!” mentre lui le strappava la camicetta. Lui ha fatto quello che farebbe un bravo e coraggioso cane: perché lo stanno punendo e minacciano di non fargli più rivedere la sua Padrona?

La voce di Woody è una delle più tenere e commoventi che si possano leggere. Parla come tutti noi pensiamo parli il nostro cane: anzi, mentre lo leggiamo, probabilmente facciamo, nella nostra testa, la vocetta che adottiamo con tutti gli esseri pelosi a quattro zampe. Proprio questa sua bontà e questa sua gioia di vivere fanno da durissimo contrasto alla scena di violenza alla quale Woody assiste. La sua innocenza non gli fa comprendere appieno cosa sta succendendo, ma sa di dover proteggere la persona che lui ama senza se e senza ma. La tematica, con tutta l’attenzione che si sta ponendo alla violenze sulle donne, è molto pià “grande” e seria di quanto la voce a volte buffa del cane lasci intendere. Eppure, l’educazione sentimentale deve iniziare presto, quando si è ancora bambini, ma si vorrebbe essere trattati da adulti: perché quando si è adulti bisogna sapere come comportarsi e bisogna sapere che anche il fare del male cresce con noi. Sembra una favola, ma dovrebbe essere un manifesto.

E volete negare un peluche sotto Natale? Non è necessario che i compagni di scuola lo sappiano. Tanto, quando si diventa “grandi” per davvero, i peluche possono stazionare in bella vista e sono motivo di vanto e di orgoglio. Basta solo superare quell’inferno che è l’adolescenza.

Jules

 

Yoga for readers: apri il cuore, respira, scocca

Ultimo appuntamento con lo yoga prima del Natale. Prima che la pancia da cenoni impedisca di vedere le dita dei piedi. Anche MappaMundi Yoga che mi aiuta per le note e le foto va in India: guardate qui per tutte le loro proposte di viaggi. Io mi limito a sospirare invidiosa e ripromettermi: “Il prossimo anno ci andrò”. Per ora, stendiamo quindi per bene la colonna vertebrale, prendiamo un bel respiro e questo mese leggiamo Hunger Games nella posizione di Dhanurasana.

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Anche la luce in questo periodo è difficile da regolare. Facciamo finta che sia una soffusa luce da caminetto

L’asana, detta “dell’arco” dal significato in sanscrito di dhanu,  è una delle posizioni tradizionale dell’Hatha Yoga con maggior estensione della colonna vertebrale e ci aiuta a focalizzarci sull’apertura del cuore, ad essere più empatici e a fissare con chiarezza i nostri obiettivi.

Per entrare in posizione ci si sdraia a terra a pancia in giù, poggiando la fronte a terra, unendo le gambe e con le braccia distese lungo i fianchi. Si piegano le ginocchia portando i talloni verso i glutei, allungando le braccia fino ad afferrare le caviglie dall’esterno con le mani e, attivando la muscolatura delle gambe, si spingono i piedi lontano dai glutei ed inspirando si solleva il busto e la testa verso l’alto, alla massima estensione possibile spostando il peso verso l’addome. La spina dorsale deve inarcarsi naturalmente in modo lento e progressivo, senza scatti, percependo le vertebre che si inarcano una dopo l’altra e la pressione che si muove dalle cervicali giù fino alle lombari e nella regione sacrale. Il petto si apre e le spalle scendono allontanandosi dalle orecchie mentre le scapole si avvicinano leggermente. Bisogna mantenere le ginocchia larghe quanto il bacino e le caviglie in linea con le ginocchia, continuando a lasciare salire i piedi il più in alto possibile e lasciando che solo le anche ed il basso addome rimangano a contatto con il tappetino. La muscolatura delle braccia e della schiena è rilassata mentre sono attivi i muscoli delle gambe.
Per entrare nella posizione finale si inarca la testa portando il mento verso l’alto, mantenendo la posizione stabile in equilibrio tra sforzo e rilassamento.

Quando si vuole terminare l’asana, i talloni si abbassano verso i glutei, si portano le gambe e il busto verso terra, si liberano le caviglie, e si riporta la fronte sul tappetino rilassando completamente il corpo e la schiena.

Utilissima per aprire le articolazioni delle spalle e sbloccarle migliorandone la flessibilità e per rinforzare deltoidi, trapezi, romboidi, dorsali e tricipiti, dal punto di vista mentale rinforza la concentrazione e la determinazione.

A livello simbolico, l’arco è l’arma dei grandi guerrieri e degli dei ed è un simbolo di forza e potere; il tiro con l’arco è una disciplina antica e rinomata, che allena la mente e dove chi scocca la freccia, in quell’istante infinito, diventa un’unica inscindibile essenza con il bersaglio. Nella mitologia Indiana l’OM rappresenta l’arco, la mente la freccia e il Brahman (l’assoluto) il bersaglio. Dhanurasana stimola in noi la flessibilità e la forza. Nella pratica stimoliamo la capacità di adattarci alle situazioni, di essere umili, di accettarle e allo stesso tempo si sviluppa la determinazione, la forza interiore e la sensibilità nel trovare la giusta tensione per poter scoccare la freccia, senza spezzarci.

Qualcosa è cambiato, dopo che mi sono fatta avanti per prendere il posto di Prim, e adesso sembra che io sia diventata una persona cara. Prima uno, poi un altro, poi quasi tutti i componenti del pubblico portano le tre dita di mezzo della mano sinistra alle labbra e le tendono verso di me. È un antico gesto del nostro distretto, un gesto che si usa di rado e si vede qualche volta ai funerali. Significa grazie, significa ammirazione, significa dire addio a una persona a cui vuoi bene.

Una delle prime e migliori distopie YA di questi ultimi vent’anni, trilogia che ha iniziato a codificare le caratteristiche di base del genere ed è diventata quasi un calco su cui costruire opere simili, Hunger Games ben rappresenta questa asana. Anche chi non è incappato nei romanzi sa che la protagonista, Katniss Everdeen, è un’arciera di prim’ordine. Non particolarmente forte o spietata, calcolatrice quel tanto che basta per sopravvivere all’arena, Katniss ha la capacità di adattarsi, di flettersi e focalizzarsi sull’obiettivo. Non che sia una figura particolarmente yogica o altruista, intendiamoci, ma è ben associabile a questa posizione. E poi, sotto Natale, non resisto alla rilettura di una bella distopia, anche se l’unico veramente meritevole è il primo della trilogia. Di film raccomando i primi due: cerco di dimenticare le due pellicole in cui hanno spezzato il terzo volume.

Magari, nei prossimi giorni, vi mostrerò comunque una buona posizione per questi giorni che ho ribattezzato sofasana: si rotola sul sofà con un libro in mano e non ci si muove più.

Jules

Shopping: per chi non ama troppo il Natale

Copia di meals

Martedì sera. Mancavano ancora quattro giorni, eppure Babbo Natale procedeva lungo il viale principale a bordo del suo voluminoso furgone rosso: salutava i bambini, zigzagava in mezzo alla strada e ruttava nella barba, molto più che leggermente alticcio. “Oh, oh, oh” canticchiava Dale Pearson, maligno imprenditore edile e Babbo Natale della Loggia del Caribù per il sesto anno consecutivo, soffocando l’impulso di aggiungere “e una bottiglia di rum”, comportandosi più come Barbanera che come San Nicola.

Bisogna pensare anche a loro. Tutti noi siamo avvinti dalla magia del periodo: lucine colorate, biscotti allo zenzero, alberi carichi e occhiate furtive al cielo nella speranza di qualche fiocco di neve. Ci sono persone che invece il Natale non lo sentono in maniera particolare.

O magari sta a loro altamente sulle palle.

Non che siano tutti dei Grinch, ma quando ti sbattono sotto gli occhi i panettoni già da prima di Halloween, quando la neve paralizza ogni città italiana come se nessun Comune avesse pensato alla possibilità di palline bianche dal cielo in inverno (in nord Italia), quando ti dicono che la vigilia di Natale è un giorno lavorativo come gli altri… be’ qualche giustificazione per non avere lo sguardo luminoso dei bambini la possiamo anche trovare. Se si vuole dare loro una lettura che sia in tema con il Natale, ma che non abbia nulla di stucchevole, allora bisogna rivolgersi a Christopher Moore e al suo Uno stupido angelo. Storia commovente di un Natale di terrore.

Quando si aspetta il Natale a Pine Cove, California, l’atmosfera non è quella che si immagina: non ci si trova in un villaggio da cartolina, nè in un paradiso tropicale, ma in un paese con l’acqua infestata da squali bianchi e un’umidità micidiale. Se non fosse per la foresta di pini intorno alla città non ci sarebbe un solo elemento natalizio canonico. Eppure anche lì i bambini aspettano con ansia Babbo Natale: se poi hai sette anni e sei in ritardo per tornare a casa e sai di essere stato un bambino cattivo, hai tutti i motivi per non essere sicuro di ricevere regali. Se poi assisti all’omicidio di Babbo Natale completamente ubriaco che picchia la ex moglie, la magia del Natale tende a perdersi. Per fortuna ci sono gli angeli di nostro Signore che sono scesi per portare la lieta novella. Se poi, per errore, questo si traduca nella resurrezione di tutti i defunti per celebrare l’arrivo del bambinello cosa volete che sia? Niente di meglio di un bell’attacco di zombie per rafforzare lo spirito comunitario.

Scanzonato, volgare a tratti, irriverente, dissacrante, Moore ci porta nel romanzo del non Natale. Pieno di non sense e di un umorismo alla Guida galattica per autostoppisti, questo romanzo è il regalo perfetto per chi non vede l’ora che le feste natalizie passino a gran velocità. Indossatelo con un vestito rosso perché, dopotutto, è sempre il periodo delle carole e della cioccolata calda.

E se il destinatario, proprio perché odia il periodo, dovesse essere seccato per lo scambio di regali, non temete: con questo libro rientrerete ampiamente nell’Amnistia Natalizia. Di cosa si tratta? Eh suvvia! Volete che ve lo sveli? Pensate che a Natale diventiamo tutti più buoni?

Jules

Libri del lunedì: non diciamo sciocchezze

Copia di meals

Abbiamo un grande privilegio e non ce ne rendiamo conto: quello di parlare una lingua splendida. L’italiano è ricco, elegante, pieno di sfumature. Lo sentiamo dire in ogni momento che non la valorizziamo e sfruttiamo abbastanza, che il nostro vocabolario si sta impoverendo e che lo maltrattiamo e strattoniamo senza alcun riguardo. Nelle interazioni, scritte e orali, ci limitiamo a raggiungere un minimo livello di comprensione e non di comunicazione organica.

Lavoro a contatto con il pubblico; so di cosa sto parlando quando dico che anche organizzare una semplice domanda o comprendere un breve testo scritto mette in difficoltà moltissime persone. Viene definito “analfabetismo funzionale”.

Per questo lunedì vi presento un piccolo vademecum: L’abbecedario delle sciocchezze da non scriversi di Alessandro Zaltron ed edito da Ronzani Editore. Ironico, snello e brillante presenta alcuni dei termini usati a sproposito nella nostra lingua: inglesismi, storpiature di significato, vocaboli così reiterati da aver perso ogni contenuto… gli stridenti errori della lingua italiana messi a colori su bianco e in ordine alfabetico. Ve ne cito giusto qualcuno.

Partiamo da una parola che negli ultimi anni si trova ovunque

eccellenza: parola aziendalese che funge da superlativo di ottimo, è la supercazzola di quando non si sa circoscrivere la qualità di qualcosa. Spesso abbinata a termini altrettanto vacui come tradizione e innovazione è una zeppa fastidiosa: se tutte le aziende sono eccellenti nessuno lo è per davvero.

Ah lavoriamo tutti tantissimo ormai. Ogni giorno, tutte le ore del giorno… come potremmo dire?

h24: non è il nome di un antidepressivo e nemmeno il codice del mio antifurto. Anche se accaventiquattro centra con ronde e sorveglianza, da cui eredita lo sbrigativo populismo. Espressione che non vale un’acca.

Anche il giornalismo non è esente da castronerie e reiterate espressioni. Vi dice niente “la morsa del gelo”? Come se il gelo avesse bisogno di un sostantivo chaperon per essere più freddo. Oppure

occhio del ciclone: i giornalisti utilizzano questa immagine per definire la collocazione turbolenta del protagonista di qualche scandalo. “Nell’ambito dell’inchiesta piedi puliti il calciatore XY è finito nell’occhio del ciclone”. In realtà, anche per persone digiune di Quark, Voyager e Misteri, l’occhio del ciclone è esattamente il posto più tranquillo dentro una tempesta devastante.

Le definizioni di Alessandro Zaltron ci mettono nella condizione di pensare e ripensare a i vezzi ed errori linguistici in cui tutti noi cadiamo. Personalmente, ho avuto un piccolo brivido rendendomi conto di aver sempre utilizzato in maniera errata la preposizione “presso”. Ho ridacchiato leggendo della condanna delle espressioni “entrare dentro” e “uscire fuori” che mi hanno sempre infastidito ai massimi livelli.

Prendendo spunto dall’introduzione, l’utilizzo della lingua italiana in maniera corretta e varia contro l’insieme di parole raffazzonate, è paragonabile all’utilizzo di scarpe di marca contro delle vecchie e sforacchiate scarpacce: entrambe, in qualche modo, proteggono il piede e consentono di muoversi, ma volete mettere l’effetto che fa un paio di belle Prada?

P.S. Ho letto e riletto queste poche righe, terrorizzata di aver tanto pontificato e di aver poi scritto qualche orrore.

Jules

 

I luoghi dello shopping: Lanzarote, un’isola di vulcani e Nobel

follow me!

C’era una vecchia pubblicità di una compagnia di navigazione: ritraeva una donna seduta in una piccola e triste vasca da bagno. Mentre l’acqua gocciolava lenta dal rubinetto, davanti ai suoi occhi scorrevano le immagini della crociera appena trascorsa: erano così belle e colorate da farla scoppiare in singhiozzi mentre lo spot ti ricordava che, dopo aver provato una crociera, era dura tornare alla vita di tutti i giorni.

E dire che Don Draper cercava di emozionare la gente, non di spingerla al suicidio.

In questi giorni mi sto riconoscendo nella disperata protagonista di quella pubblicità. Visto che la mia vita lavorativa occupa spesso e volentieri i week end, le feste comandate e i ponti, a fine novembre cerco sempre di racimolare un po’ di ferie per poter compensare in vista del periodo natalizio: due anni fa sono stata colta da profondo amore per un’isola delle Canarie, composta da vigne e vulcani, così bella da spingere anche uno scrittore premio Nobel a costruirsi casa e trascorrerci gli ultimi anni della sua vita: Lanzarote. IMG_4731

Meno alla moda della sua vicina, Fuerteventura, in inverno è il luogo perfetto per respirare, liberarsi dei maglioni, camminare e azzardare qualche bagno nell’oceano (anche se non di lunga durata). Si mangia pesce ottimo, si bevono Malvasie vulcaniche e ci si può dimenticare del passare del tempo guardando le evoluzioni dei surfisti. Se poi si ha la fortuna di trovare un appartamento sul mare, ci si gode anche sonni lunghi e riposanti con il fragore delle onde proprio fuori dalla porta di casa.

Sì, sto soffrendo moltissimo il rientro.

Pur essendo partita con l’ereader ben carico, come sempre sono andata in caccia di librerie e luoghi con libri: in modo da fornire qualche coordinata se mai vi dovesse capitare di fare una vacanza da quelle parti.

Va premesso che Lanzarote non è un’isola molto popolosa e buona parte dei paesi non sono nulla più che degli agglomerati di casette bianche, così piccoli da avere a mala pena un minimarket, figuriamoci una libreria. Dove alloggiavo, a La Santa nel nord dell’isola, c’era un minimarket, un negozio per surfisti e 7 ristoranti. Le due discoteche e le 106 farmacie le trovate nel post su Pavia.

Muovendosi però verso le cittadine si trovano i bancomat, i parrucchieri, i ferramenta e i centri culturali con annessa biblioteca. A Playa Blanca e ad Haria ho curiosato dalle finestre delle biblioteche pubbliche: scaffali ben nutriti e una buona frequentazione cosa che mi fa ben pensare della situazione attuale del prestito del libro, ambito sempre più marginale. Con la grande disponibilità di mezzi del mondo digitale, chi te lo fa fare di andare a prendere in prestito un libro?

Passando poi per Teguise, ho inscenato un siparietto comico: sulla strada ho visto l’indicazione per “Librerìa”. Forte del mio spagnolo che comprende solo le parole “grazie”, “buon giorno” e “birra” ho inchiodato per fare manovra e raggiungere l’edificio, congratulandomi con me stessa per l’occhio fino nello scoprire quel posto. Ho atteso pazientemente davanti all’ingresso, visto che era ora della siesta, e quando il proprietario è venuto ad aprire ho scoperto che “librerìa” stava per l’equivalente della nostra “edicola”. Ho sorriso e fatto marcia indietro dopo aver fatto finta di guardare dei raccoglitori ad anelli e aver annuito davanti alla rastrelliera con i giornaletti di gossip.

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Non fatevi ingannare se trovate l’insegna “librerìa”

Ho capito quindi che le librerie sono concentrate nei “grossi” centri: Arrecife, la capitale, e Tìas- Puerto del Carmen dove non mancano i turisti alla ricerca di volumi da leggere in vacanza. A tal proposito sono andata a fare un giretto da The Bookswop, una piccola casetta bianca che vende libri usati, principalmente in lingua inglese. Copia di Ex Novo

Visto che siamo in un luogo di villeggiatura, si trovano romanzi leggeri: chick lit, YA, thriller, qualche romanzo storico. La selezione di questi titoli, ovunque stampati con copertine dai colori chiari, dà agli interni una gradevole tinta pastello. Se avete terminato le letture che vi siete portati sotto l’ombrellone, vale la pena passare di lì: troverete di sicuro un romanzo rinfrescante che vi aspetta. Lo trovate in calle Timanfaya, Tìas- Puerto del Carmen.

Tìas ha buona aria per la letteratura. Un po’ fuori dalla calca della cittadina e con una bella vista sul mare, si trova la casa dove trascorse gli ultimi anni di vita il premio Nobel per la letteratura Josè Saramago. Mi ero quasi dimenticata della cosa: se non avessi visto al Bookswop una copia de “I quaderni di Lanzarote” avrei corso il rischio di ricordarmi dell’escursione non appena messo piede sull’aereo. E di mangiarmi le mani.

La casa museo ha un bookshop piccolo, ma intelligente. Se non sapete dove acquistare una copia delle opere di Saramago, lì è il posto giusto. Ma a parte l’aspetto commerciale, l’abitazione merita la visita. In genere non vado matta per le case museo: trovo più coinvolgente trovare un autore tra le pagine delle sue opere che non osservando in compunto e religioso stupore la sua penna preferita. Le poltrone preferite, la pipa che fumava ogni sera, oh guarda! Quello è il cuscino che gli aveva ricamato la moglie, non sono oggetti per me d’interesse.

Qui è diverso: sarà che in parte è ancora abitata, sarà perché la visita ti permette di “vivere” la casa con tanto di possibilità di prendere il caffè fatto con la miscela preferita di Saramago che la guida ti offre in cucina oppure i segni dei denti dei cani sulle gambe del tavolo, ma la visita mi ha emozionato moltissimo.

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Lo studio: le gambe del tavolo sono tutte rosicchiate dai suoi cani
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Tutti gli orologi della casa segnano le 16.00, l’ora esatta in cui conobbe la seconda moglie, Pilar Del Rio
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Questo ulivo era appena una pianticella all’arrivo a Lanzarote: Saramago si tenne il vaso in braccio per tutto il volo da Portogallo ad Arrecife

La visita dura circa un’ora e l’audioguida è molto esaustiva. Se poi vi capita la fortuna di essere in un gruppo ristretto (noi eravamo in 4), la guida sarà più che felice di arricchire con ulteriori aneddoti. E il caffè preso in terrazza era veramente buono.

Se invece la smania di libri usati non vi ha ancora abbandonato, sappiate che ogni domenica a Teguise c’è un mercato molto grande e vivace con parecchie bancarelle.

Copia di Ex Novo
Qualche amico riconoscibile anche in spagnolo si trova sempre

Qualcun’altro che c’è stato sa indicarmi altri posti? Ho la ferma intenzione di ritornare e mi piacerebbe scoprire altri angoli con le pagine. Per il momento mi accontento di sfogliare ancora le foto, conscia di condividere sempre più lo stato d’animo della signora della crociera.

Jules