Oggi si consiglia a… i nostalgici anni ’80

Copia di meals

Ultimamente mi sono appassionata a qualcosa che non avrei mai detto potesse interessarmi: la pubblicità. Causa la visione compulsiva di Mad Men e grazie a quel bacino straordinario che è YouTube, sono andata a ricercare dei video di vecchie pubblicità. Partendo dai veri e propri cortometraggi che erano le produzioni di Carosello, passando ai decenni successivi, mi sono persa negli anni ’80. Avendo vissuto quel decennio solo di sfuggita, mi sono trovata di fronte a prodotti dei quali non ricordavo assolutamente l’esistenza, a loro volta portatori di valori che visti ora fanno correre un po’ di disagio: vogliamo parlare del “sesso debole” che desidera assolutamente cambiare un forno (non dico di quale marca) e, spinta da questo desiderio, riesce a lanciare fuori scena il vecchio forno fumante?

Seguendo la logica concatenazione di pensieri, mi sono messa a pensare ai simboli iconici della mia infanzia a cavallo degli anni ’80 e ’90 e un luogo, meta di scampagnate e gite, è salito in cima alla classifica: Gardaland

Ai miei tempi c’era la canzone di Gardaland che faceva Gardaland, il sogno dei bambini è andare a Gardaland, e che tutti i bambini dotati di un minimo di strategia cantavano in continuazione ai genitori da fine maggio in poi.
Emmanuela Carbé nel suo romanzo L’unico viaggio che ho fatto edito per Minimum Fax, ci porta a ripercorrere i viali e la storia del primo grande non- luogo della penisola italiana.

I nonluoghi, teorizzati dall’antropologo Marc Augé sono spazi di transito, commercio o svago costruiti per un fine specifico dove si cede più al consumismo che non alla reale interazione e relazione con gli altri esseri umani. Gardaland, in questo romanzo che mescola biografia con lo stile del reportage di viaggio, è un nonluogo sfaccettato, dai più livelli.

Decidendo di andare in ordine cronologico e partire dall’infanzia, Gardaland, per l’autrice, era un posto magico: una gita che si aspettava con ansia tutto l’anno, che rientrava nelle preghiere serali ed era motivo di vanto con gli amici del quartiere. Gardaland era un livellatore sociale: tutti i bambini, ricchi o poveri, figli di genitori acculturati o meno, avevano come sogno quello di andare a Gardaland: e in genere venivano accontentati. Gardalan era visto quasi come luogo sacro, benedetto persino da Dio che, in risposta alla fede dell’autrice da bambina, aveva fatto costruire l’attrazione dei Corsari.
La crescita porta ad una svilimento dei luoghi magici dell’infanzia. Con l’arrivo di un fratellino, l’autrice, nonostante le sue resistenze e i tentavi di crescerlo non troppo conforme, cede e armata di abbonamenti vip ritorna in quel magico luogo della sua infanzia. Tutte le attrazioni che riteneva “ganze” non interessano assolutamente a suo fratello. La Gardaland che lei conosceva si è persa in un mare di altre nuove attrazioni, molto più adrenaliniche, che per lei hanno meno fascino.
Gardaland è anche parte della storia italiana. Emmanuela Carbé ricostruisce con accuratezza l’infanzia e la crescita di questa Disneyland nostrana, avvalendosi di ricerche, ricordi personali e interviste. Mescola i dati con le sue impressioni personali in maniera molto morbida, a volte scivolando nei propri eventi biografici per poi rimontare subito sulla carreggiata più storiografica, creando un effetto fluido e per nulla scontato. Circondato da altre icone degli anni ’80 e ’90 come Bim Bum Bam, Gardaland scandisce i passaggi della storia italiana e personale di un’intera generazione di ragazzi. L’effetto, la vera summa di questo lavoro, è la nobilitazione di questo e di altri nonluoghi che, letti su tutti i vari livelli, costituiscono una realtà molto più sfaccettata di quando non appaia.
Per essere proprio anni ’80 nel midollo, indossatelo con una giacca di jeans. So che ne conservate ancora una nell’armadio, magari in fondo, ben nascosta.
Jules
P.S. Due appunti per amor di cronaca personale. Pare che quando fossi infante, mangiassi senza fare capricci solo guardando la pubblicità. A livello inconscio ne sono sempre stata stregata. Gardaland, da bambina, non mi faceva impazzire.

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