Ex Novo: una magione emerge della nebbie

Copia di Ex Novo
Il Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei emerge dalle nebbie, proprio come la tenuta di Menderley

Sono una ferma sostenitrice delle stagionalità dei romanzi. Non tutti i titoli si prestano ad essere letti indifferentemente in estate o in inverno. Questo inizio novembre con il cambio dell’ora, Halloween appena passato ma ancora nell’aria, ispira la lettura di romanzi gotici, horror e del mistero. I grandi classici del periodo che dominano incontrastati i comodini e le borse dei lettori sono, in larga parte, Dracula, Frankenstein, Necronomicon vari e declinazioni sul genere di castelli in rovina e spiriti arrabbiati. In questo periodo sono incappata in un romanzo che tutto mi sarei immaginata meno che noir e profondamente inquietante: La prima moglie di Daphne du Murier

Egli non m’avrebbe mai amata, perché c’era Rebecca. Come aveva detto la Danvers, ella era nell’ala a ponente, nella biblioteca, nella stanza a mattina, nella galleria dei menestrelli. I suoi passi risonavano nei corridoi, il suo profumo impregnava l’aria. La servitù obbediva ai suoi ordini ancora, i cibi che mangiavamo erano i suoi preferiti. La signora de Winter era ancora Rebecca. Qui io ero un’intrusa.

Una giovane dama di compagnia in vacanza con la propria signora sulla riviera francese, incontra l’affascinante Maxime de Winter. È proprietario della ricca tenuta di Menderley ed è ancora in lutto per la perdita della moglie, la bellissima Rebecca morta in un incidente nautico pochi mesi prima. La giovane resta stregata da questo gentiluomo e intrigata dai suoi silenzi e dai modi a volte bruschi (che volete? Erano gli anni Trenta): quando poi lui le chiede di sposarlo le sembra di vivere un sogno. Quello che non immagina è che da lì in poi si aprirà per lei un periodo di continuo confronto con la defunta Rebecca, a lei tanto superiore. Istigata dalla devota governante, Miss Danvers, sprofonderà in giorni di continua paura, mentre i passi della prima moglie non smetteranno di riecheggiare tra i corridoi della dimora.

Sono partita molto prevenuta. Me ne avevano fatto una sinossi molto fuorviante, del tipo “lei sposa un vedovo, lui è ancora ossessionato dalla prima moglie”: mi aveva indotto ad immaginare una storia di tremori e svenimenti, lunghi pianti e corsetti sempre più stretti e invece sono rimasta agganciata dopo le prime sette righe (ed è veramente un caso raro). Tutta la storia svolge un sottile e realistico gioco psicologico sul senso di inferiorità e piccoli e ben mirati indizi mettono il lettore sull’avviso per indicargli che la realtà è ben diversa da quella percepita dalla protagonista. C’è un mistero torbido dietro la morte di Rebecca e la tenuta di Menderly e la natura intorno risultano protagonisti in primo piano. Il cupo brontolio del mare, le nebbie persistenti anche in estate e la natura quasi aggressiva che circonda la casa, stringe i personaggi in un angolo isolato e quasi claustrofobico, una situazione dalla quale non sembra esserci possibilità di risoluzione.

Hitchcock ne ha tratto anche uno splendido film nel 1940 con Laurence Olivier nel ruolo di Maxim de Winter. Perfetto da guardare in queste domeniche.

Da studentessa ho un preciso ricordo del Collegio che emerge dalle nebbie nelle mattine di novembre: arrivando in bicicletta si riuscivano appena a distinguere i contorni, là in mezzo alle nebbie padane. Un po’ come arrivare alla propria personale Menderley, anche se, sicuramente, con molta meno apprensione dei protagonisti del romanzo.

Jules

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