Calendario letterario: 24 novembre

Progetto senza titolo

La statura di frate Guglielmo superava quello di un uomo normale ed era tanto magro che sembrava più alto. Aveva gli occhi acuti e penetranti; il naso affilato e un po’ adunco conferiva al suo volto l’espressione di uno che vigili, anche se il volto allungato e coperto di efelidi poteva talora esprimere incertezza e perplessità. Poteva avere cinquanta primavere ed era dunque già molto vecchio, ma muoveva il suo corpo instancabile con una agilità che a me sovente faceva difetto.

È stata la passione dei miei anni giovanili. Sean Connery, più affascinante nella mezza età che non nei panni di 007, ha regalato al mondo una splendida, magnifica, eccezionale (ehm riprendo il controllo)… dicevo, ha interpretato il francescano Guglielmo da Baskerville nell’adattamento cinematografico del romanzo Il nome della rosa di Umberto Eco. La storia che ha insegnato a noi tutti essenzialmente due cose: la prima, è che rispetto ad Eco siamo degli ignoranti senza speranza. La seconda, è che leccarsi le dita prima di girare la pagina di un libro non ti fa godere a metà, ma ti stecchisce in pieno. E terza, che Sean Connery era un attore così meraviglioso e un uomo così affascinante… Restiamo in tema: oggi, per il calendario letterario, ricordiamo l’arrivo di Guglielmo e Adso all’abbazia da dove inizieranno le loro ricerche sugli omicidi che si consumano tra quelle mura.

Jules

Yoga for readers: guerrieri alla ricerca di sé

thai restaurants

Quando ho detto a persone digiune di yoga che la posizione di lettura del mese sarebbe stata quello del “guerriero” quasi tutti hanno esclamato: “Ah sì! È quella dove pieghi il ginocchio avanti, hai la gamba dietro tesa… quella che vedi in tutte le locandine dei corsi di yoga!”.

Strumentalizzazione commerciale a parte, effettivamente questa asana è una delle più famose associate all’immaginario yogico. Visto che celebrità richiama altra celebrità, ho scelto un’autrice VIP (almeno nella mia personale libreria): sto parlando di J.K. Rowling, autrice di Harry Potter. Ma, come sempre, partiamo dalla posizione e ringrazio Mappamundi Yoga per le note tecniche.

Virabhadrasana prende il nome da Virabhadra, eroe mitologico indiano, nato da un capello di Shiva (il creatore dello Yoga). Non un guerriero violento ma che rispetta Ahisma, il principio yogico della non violenza; combatte con coraggio contro il nostro nemico universale, l’ignoranza del nostro vero Sé, ed alla ricerca della vera natura del proprio essere. Questa asana ci dona la forza, l’attenzione e la stabilità del potente guerriero dalle numerosa braccia e occhi di fuoco.

Virabhadrasana è una posizione polare, va eseguita prima da un lato, poi dall’altro. Posizionati in piedi sul tappetino con i piedi vicini tra loro, rivolto verso il lato corto del tappetino.

Espira e allarga le gambe (o fai un piccolo salto) fino a portare il piede sinistro indietro a circa una metro di distanza tra loro, i piedi sono sotto i polsi, avendo le braccia allargate. Il piede destro rimane verso il lato corto del materassino, mentre il piede sinistro è verso il lato lungo.

Gira il piede sinistro di 45° verso il lato lungo del materassino e gira il piede destro in modo che punti verso il lato corto del materassino. Allinea il centro del piede sinistro con il tallone del piede destro.

Espira e ruota il torace in avanti , direzionando il bacino in avanti il più possibile in linea con il lato corto del materassino. Abbassa il tallone sinistro fino a farlo toccare a terra, se riesci, mantenendo la gamba dritta. Allunga il coccige verso il pavimento, come se un filo lo tirasse verso il pavimento.

Con il tallone sinistro saldamente premuto verso terra, espira e piega il ginocchio destro di 90° circa, posizionandolo sopra la caviglia destra, così il polpaccio sarà perpendicolare a terra. Se sei già molto flessibile, puoi allineare la coscia destra in modo che sia parallela al materassino.

Nella posizione finale le braccia sono unite per i palmi e tese verso l’alto, ma per leggere sono rimasta con le breccia tese e in linea tra di loro.

Per uscire dalla posizione, inspira e sposta il peso sul piede destro e riavvicina i due piedi sul lato corto del materassino e abbassa le braccia espirando. Fai qualche respiro Yogico completo e poi ripeti la posizione dal lato opposto, per la stessa durata.

Eseguita correttamente e con costanza rinforza i muscoli delle gambe, delle braccia e della schiena, aumenta il volume del torace e la capacità polmonare migliorando la respirazione, tonifica i muscoli e gli organi addominali e migliora la resistenza sia fisica che mentale, la coordinazione e l’equilibrio.
Inoltre è una posizione che regala una profonda concentrazione e la mente diventa calma e serena, perfetta per la lettura.

SCORPIUS: Pensavi davvero che venisse da noi? I Potter non sono destinati a Serpeverde.

ALBUS: Uno sì. Non l’ho scelto io! Non ho scelto io di essere suo figlio!

La maledizione dell’erede è lo spettacolo teatrale che prende avvio dalla fine della saga di Harry Potter. Si concentra su Albus Severus Potter, secondogenito del Ragazzo Che è Sopravvissuto, e completamente diverso, almeno in apparenza, al resto della sua famiglia. Smistato nella casa Serpeverde e migliore amico di Scorpius, il figlio di Draco Malfoy, il ragazzo rimpiange solo di avere il celebre Harry Potter come padre: sarebbe disposto a tutto pur di cambiare il passato e annullare tutto quello che Harry a fatto. A costo di giocare con il tempo e spianare la strada al più grande mago oscuro di tutti i tempi.

Albus Potter e Scorpius Malfoy, a livello letterario, sono la personificazione di questa asana. Incerti su chi siano e quale sia il loro posto, sono desiderosi di provare il proprio valore, anche spingendosi lontano dalla strada e dal destino tracciato per loro dalle azioni dei propri padri. Trovare se stessi con il peso di tutta la popolarità della generazione precedente è quanto di più difficile ci sia, soprattutto se pensi di essere nato nel posto e nel momento sbagliato. Sono due guerrieri alla ricerca del loro vero Io e con costanza e con molti errori riusciranno a trovare la loro reale dimensione.

L’asana sembra semplice da realizzare: in effetti, lo yoga prevede posizioni che per me sono una vera e propria sfida alle leggi della fisica, ma la sua difficoltà sta nell’avere costanza, nel provare, riprovare e respirarci dentro. Per aumentare la coordinazione e l’equilibrio, certo, ma soprattutto per consentire alla propria mente di focalizzarsi su ciò che siamo veramente.

Jules

 

 

I luoghi dello shopping: 2 discoteche e 106 farmacie

Se avete avuto modo di bazzicare la musica italiana tra gli anni ’80 e ’90, il titolo vi suggerisce già di che città stiamo parlando. Max Pezzali, allora ancora 883, lamentava la gente e le manie della sua città d’origine: Pavia, tranquillo centro universitario lungo il Ticino dove era impossibile trovare una brioche fresca quando si usciva dalla discoteca. Almeno, così era quando ero studentessa, e mi spiace ammetterlo, ma sono passati un po’ di anni. In questi giorni ci sono tornata per vedere un paio di mostre, un paio di amiche (con qualche birra di contorno), e un paio di librerie.

 

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Ovunque vado trovo libri. Anche se si vogliono nascondere e cercano l’anonimato restando senza copertina

Quando ero studentessa, anche se pare strano, giravo poco per librerie. Le scarse risorse finanziarie e l’ottima diffusione delle biblioteche mi rendeva più adepta al prestito che non all’acquisto. Chiedendo alle amiche autoctone, anche loro parecchio dipendenti dalle biblioteche, sono stata indirizzata in due posti.

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La prima, la libreria Delfino, me la ricordavo dai tempi dell’università. All’epoca era in piazza Vittoria, con le bancarelle aggettanti sotto i portici: cinque anni fa si è spostata in Piazza Cavagneria, dietro il duomo. Un’esposizione artistica ti accoglie all’ingresso, le pareti sono colme fino al soffitto, i pilastri riportano l’incipit delle grande opere della letteratura, e si sente acciottolio di tazzine e cucchiai. La libreria confina infatti con un locale e sono divisi solo da uno strato di libri.

Nulla di nuovo, no? Caffetterie e librerie stanno diventando sempre più realtà che si intersecano e lavorano insieme. Ecco, qui c’è invece l’esempio di una sinergia non proprio funzionante. Premetto che sono due realtà con proprietà e gestione diversa: non si è mai creata però una collaborazione valida. Le feste di laurea e l’happy hour talvolta disturbano le presentazioni e non si è mai riusciti a unire libri e rinfreschi.Progetto senza titolo

Nulla di tutto ciò toglie valore a Il Delfino: è uno spazio ricchissimo, con case editrici indipendenti e poltroncine che ti invitano a sfogliare.

La tappa successiva è stata la libreria Cardano, in via Cardano 48, libreria d’arte presente in città da oltre 30 anni e che io non avevo mai sentito nominare. Mi piacerebbe giustificarmi dicendo che appare solo in una particolare fase della prima luna di primavera, ma la verità è che nei miei anni d’università, evidentemente, non sono andata troppo in caccia di posti così. Che errore e che spreco!

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Ho aspettato qualche minuto l’apertura in compagnia di una sagoma d’uomo. Simpatico, alla mano!

Entrando, ti colpiscono due cose: il profumo che ricorda quello dei sigari sbriciolati e il dirigibile che pende dal soffitto.

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Sul serio, un dirigibile

L’arte è ovunque: negli scaffali ripieni con cataloghi e volumi su ogni artista e movimento che possa venire alla mente, nel chiacchiericcio del proprietario che discute di perfomance e arte contemporanea con altri clienti che sembrano essere venuti lì apposta per scambiare impressioni. Il proprietario, il signor Pellegrin, può essere definito solo con la parola “galantuomo”: baffi bianchi, garbo nelle risposte e scuse per avermi fatto aspettare qualche minuto prima di farmi entrare. Sospetto fosse un modo per ingolosirmi facendomi sbirciare dalle vetrine. L’ultima sala della libreria è dedicata all’esposizione e vendita di gioielli di oreficeria e alto artigianato. Una piccola wunderkammer, ma più ordinata.

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Giusto per togliere ogni dubbio e per scusarmi dei miei debosciati anni universitari, sono uscita da entrambe le librerie con dei pacchetti. In particolare, alla libreria Cardano, ho trovato una chicca, nascosta dietro pesanti tomi d’arte. Un volume che non mi sarei mai e poi mai aspettata di trovare in quel luogo e che persino il proprietario ha guardato sgranando gli occhi e chiedendomi dove fossi andata a pescarla. Ho il radar.

No, purtroppo non posso dire cos’ho trovato perché è un regalo di Natale e c’è il rischio che il destinatario passi di qui e lo scopra.

Jules

Calendario letterario: 15 novembre

Assomiglia a Audrey Hepburn, ha un gatto bianco, insegna all’Università ed è una stimata criminologa. Guida una Morgan (anche se la lascia spesso a piedi) e vive tra le pagine di carta. Il 15 novembre cade il compleanno di un personaggio che amo moltissimo: Julia Kendall, criminologa di Garden City che dall’ottobre del 1998 ci tiene col fiato sospeso e ci commuove dalle pubblicazioni dei fumetti Bonelli.

Sto continuando la mia collezione, aggiungendo qualche almanacco del giallo, dove una giovane Julia già risolveva casi intricati e non aveva ancora optato per il taglio di capelli alla maschietta.

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Jules

Calendario letterario: 9 novembre

Un lettore forte viene definito “divoratore” di libri. L’hashtag “bookeater” su Instagram conta 17220 ricorrenze. Il festeggiato di oggi, 9 novembre, è uno dei rappresentati più illustri di questa categoria di amanti dei libri: oggi, sopra ad un grosso tomo in una sporca libreria di Boston, nasce Firmino, il topo divoralibri protagonista del romanzo omonimo di Sam Savage.

Firmino è un ratto che ama la letteratura (ad eccezione di quella che racconta di altri topi. Non riesce proprio a mandarla giù) e la sua passione è tale che deve assimilare i libri divorandoli, letteralmente. Se un libro ha un buon sapore, allora è sicuramente anche bello da leggere.

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Molti scelgono il libro in base al titolo; c’è chi legge la prima riga e capisce se fa per lui; c’è chi li annusa. Forse dovremmo fare anche noi come Firmino e masticare un pezzetto di pagina prima di decidere se affrontare o meno la lettura del testo.

Jules

Oggi si consiglia a… i nostalgici anni ’80

Copia di meals

Ultimamente mi sono appassionata a qualcosa che non avrei mai detto potesse interessarmi: la pubblicità. Causa la visione compulsiva di Mad Men e grazie a quel bacino straordinario che è YouTube, sono andata a ricercare dei video di vecchie pubblicità. Partendo dai veri e propri cortometraggi che erano le produzioni di Carosello, passando ai decenni successivi, mi sono persa negli anni ’80. Avendo vissuto quel decennio solo di sfuggita, mi sono trovata di fronte a prodotti dei quali non ricordavo assolutamente l’esistenza, a loro volta portatori di valori che visti ora fanno correre un po’ di disagio: vogliamo parlare del “sesso debole” che desidera assolutamente cambiare un forno (non dico di quale marca) e, spinta da questo desiderio, riesce a lanciare fuori scena il vecchio forno fumante?

Seguendo la logica concatenazione di pensieri, mi sono messa a pensare ai simboli iconici della mia infanzia a cavallo degli anni ’80 e ’90 e un luogo, meta di scampagnate e gite, è salito in cima alla classifica: Gardaland

Ai miei tempi c’era la canzone di Gardaland che faceva Gardaland, il sogno dei bambini è andare a Gardaland, e che tutti i bambini dotati di un minimo di strategia cantavano in continuazione ai genitori da fine maggio in poi.
Emmanuela Carbé nel suo romanzo L’unico viaggio che ho fatto edito per Minimum Fax, ci porta a ripercorrere i viali e la storia del primo grande non- luogo della penisola italiana.

I nonluoghi, teorizzati dall’antropologo Marc Augé sono spazi di transito, commercio o svago costruiti per un fine specifico dove si cede più al consumismo che non alla reale interazione e relazione con gli altri esseri umani. Gardaland, in questo romanzo che mescola biografia con lo stile del reportage di viaggio, è un nonluogo sfaccettato, dai più livelli.

Decidendo di andare in ordine cronologico e partire dall’infanzia, Gardaland, per l’autrice, era un posto magico: una gita che si aspettava con ansia tutto l’anno, che rientrava nelle preghiere serali ed era motivo di vanto con gli amici del quartiere. Gardaland era un livellatore sociale: tutti i bambini, ricchi o poveri, figli di genitori acculturati o meno, avevano come sogno quello di andare a Gardaland: e in genere venivano accontentati. Gardalan era visto quasi come luogo sacro, benedetto persino da Dio che, in risposta alla fede dell’autrice da bambina, aveva fatto costruire l’attrazione dei Corsari.
La crescita porta ad una svilimento dei luoghi magici dell’infanzia. Con l’arrivo di un fratellino, l’autrice, nonostante le sue resistenze e i tentavi di crescerlo non troppo conforme, cede e armata di abbonamenti vip ritorna in quel magico luogo della sua infanzia. Tutte le attrazioni che riteneva “ganze” non interessano assolutamente a suo fratello. La Gardaland che lei conosceva si è persa in un mare di altre nuove attrazioni, molto più adrenaliniche, che per lei hanno meno fascino.
Gardaland è anche parte della storia italiana. Emmanuela Carbé ricostruisce con accuratezza l’infanzia e la crescita di questa Disneyland nostrana, avvalendosi di ricerche, ricordi personali e interviste. Mescola i dati con le sue impressioni personali in maniera molto morbida, a volte scivolando nei propri eventi biografici per poi rimontare subito sulla carreggiata più storiografica, creando un effetto fluido e per nulla scontato. Circondato da altre icone degli anni ’80 e ’90 come Bim Bum Bam, Gardaland scandisce i passaggi della storia italiana e personale di un’intera generazione di ragazzi. L’effetto, la vera summa di questo lavoro, è la nobilitazione di questo e di altri nonluoghi che, letti su tutti i vari livelli, costituiscono una realtà molto più sfaccettata di quando non appaia.
Per essere proprio anni ’80 nel midollo, indossatelo con una giacca di jeans. So che ne conservate ancora una nell’armadio, magari in fondo, ben nascosta.
Jules
P.S. Due appunti per amor di cronaca personale. Pare che quando fossi infante, mangiassi senza fare capricci solo guardando la pubblicità. A livello inconscio ne sono sempre stata stregata. Gardaland, da bambina, non mi faceva impazzire.

Calendario letterario: 7 novembre

Nel calendario parallelo della letteratura, forse ci sono poche date così famose e significative. La sera del 7 novembre, un povero e pauroso curato di campagna sta rientrando dalla sua passeggiata. Camminando, legge, scosta con il piede i ciottoli che lo possono ingombrare e ogni tanto butta l’occhio in giro. Ad un certo punto, incontra due brutti ceffi che lo minacciano con una delle frasi più usate e conosciute della letteratura mondiale.

Oggi, per il calendario letterario, ricordiamo l’incontro tra Don Abbondio e i Bravi di Don Rodrigo e la conversazione che dà l’avvio ad una delle storie d’amore più travagliate di tutti i tempi

 

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Jules

Ex Novo: una magione emerge della nebbie

Copia di Ex Novo
Il Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei emerge dalle nebbie, proprio come la tenuta di Menderley

Sono una ferma sostenitrice delle stagionalità dei romanzi. Non tutti i titoli si prestano ad essere letti indifferentemente in estate o in inverno. Questo inizio novembre con il cambio dell’ora, Halloween appena passato ma ancora nell’aria, ispira la lettura di romanzi gotici, horror e del mistero. I grandi classici del periodo che dominano incontrastati i comodini e le borse dei lettori sono, in larga parte, Dracula, Frankenstein, Necronomicon vari e declinazioni sul genere di castelli in rovina e spiriti arrabbiati. In questo periodo sono incappata in un romanzo che tutto mi sarei immaginata meno che noir e profondamente inquietante: La prima moglie di Daphne du Murier

Egli non m’avrebbe mai amata, perché c’era Rebecca. Come aveva detto la Danvers, ella era nell’ala a ponente, nella biblioteca, nella stanza a mattina, nella galleria dei menestrelli. I suoi passi risonavano nei corridoi, il suo profumo impregnava l’aria. La servitù obbediva ai suoi ordini ancora, i cibi che mangiavamo erano i suoi preferiti. La signora de Winter era ancora Rebecca. Qui io ero un’intrusa.

Una giovane dama di compagnia in vacanza con la propria signora sulla riviera francese, incontra l’affascinante Maxime de Winter. È proprietario della ricca tenuta di Menderley ed è ancora in lutto per la perdita della moglie, la bellissima Rebecca morta in un incidente nautico pochi mesi prima. La giovane resta stregata da questo gentiluomo e intrigata dai suoi silenzi e dai modi a volte bruschi (che volete? Erano gli anni Trenta): quando poi lui le chiede di sposarlo le sembra di vivere un sogno. Quello che non immagina è che da lì in poi si aprirà per lei un periodo di continuo confronto con la defunta Rebecca, a lei tanto superiore. Istigata dalla devota governante, Miss Danvers, sprofonderà in giorni di continua paura, mentre i passi della prima moglie non smetteranno di riecheggiare tra i corridoi della dimora.

Sono partita molto prevenuta. Me ne avevano fatto una sinossi molto fuorviante, del tipo “lei sposa un vedovo, lui è ancora ossessionato dalla prima moglie”: mi aveva indotto ad immaginare una storia di tremori e svenimenti, lunghi pianti e corsetti sempre più stretti e invece sono rimasta agganciata dopo le prime sette righe (ed è veramente un caso raro). Tutta la storia svolge un sottile e realistico gioco psicologico sul senso di inferiorità e piccoli e ben mirati indizi mettono il lettore sull’avviso per indicargli che la realtà è ben diversa da quella percepita dalla protagonista. C’è un mistero torbido dietro la morte di Rebecca e la tenuta di Menderly e la natura intorno risultano protagonisti in primo piano. Il cupo brontolio del mare, le nebbie persistenti anche in estate e la natura quasi aggressiva che circonda la casa, stringe i personaggi in un angolo isolato e quasi claustrofobico, una situazione dalla quale non sembra esserci possibilità di risoluzione.

Hitchcock ne ha tratto anche uno splendido film nel 1940 con Laurence Olivier nel ruolo di Maxim de Winter. Perfetto da guardare in queste domeniche.

Da studentessa ho un preciso ricordo del Collegio che emerge dalle nebbie nelle mattine di novembre: arrivando in bicicletta si riuscivano appena a distinguere i contorni, là in mezzo alle nebbie padane. Un po’ come arrivare alla propria personale Menderley, anche se, sicuramente, con molta meno apprensione dei protagonisti del romanzo.

Jules