Oggi si consiglia a… gli astemi

Astemi ervas

Seduti, con i calici di vino rosso appoggiati sul legno, una tavola come si deve, mentre calava il fresco dai monti circostanti. Rimasero a lungo a osservare una tenace partita di scacchi, all’aperto, sotto le stelle. L’oste disse che aveva telefonato alla locanda, ma era piuttosto piena, data la serata. Non c’erano due stanze libere.

Una doppia, eventualmente, con letto aggiunto.

Stucky ruotò delicatamente il calice. Guardò le stelle che friggevano.

Poi le stelle. Non aveva mai guardato tanto in alto come quella notte.

Ci sono, vivono in mezzo a noi. Esistono, chi per ragioni di salute e chi perché non ama il gusto (già. Proprio così): gli astemi ovvero persone che non fanno uso di vino o di sostanze alcoliche. Generalmente sono anche quelli senza patente in un gruppo di amici.

La letteratura alcolica è sconfinata: manuali sul bere, sui pregi dell’ebbrezza, sulla poesia del vino, racconti, sonetti, carme, favole, romanzi ci si può letteralmente perdere e quasi sentirsi ubriachi anche solo per gli effluvi che escono da ogni pagina. Visto che oggi si consiglia a chi proprio non beve, partiamo da un romanzo in cui il vino è presente, ma in maniera discreta e allusiva: Finché c’è prosecco c’è speranza di Fulvio Ervas

Di ritorno da un Ferragosto tra stelle e calici, l’ispettore Stucky, un cortese incrocio veneziano-persiano, si trova di fronte alla notizia della morte del conte Ancilotto, nobile produttore di uno dei migliori prosecchi della marca trevigiana. Sembrerebbe trattarsi di un suicidio molto scenografico, non fosse che un amante della vita come conte di motivi per suicidarsi ne aveva ben pochi, per non dire nessuno.

Poche notti dopo durante un temporale, anche l’ingegnere Speggiorin direttore del cementificio locale, viene freddato da alcuni colpi di Bernardelli 69 del ’76. Per il paese di Cison di Valmarino, queste due morti e l’arrivo della battagliera erede del conte che minaccia di estirpare tutte le viti e piantare banane, sono bocconi troppo grossi da mandare giù con un goto di vino. Anche l’ispettore Stucky fatica a deglutire e dovrà muoversi con circospezione tra quelle colline ricche di grappoli, attento a non calpestare interessi che vanno molto al di là del semplice imbottigliamento di un vino frizzante da aperitivo.

– Brut?
– Un vino che non ha superato un concorso di bellezza.
– Cosa dice?! E il brut nature allora?
– Uno scarafone biologico o biodinamico.
– Lei è completamente impazzito! Extra dry?
– Vino prodotto nelle oasi per il ristoro dei tuareg. Demi sec? Un vino dopo una lunga dieta.
Vista la stagione, un racconto di investigazione è quello che ci vuole. Da gustare con calma e sorseggiare, dove il vino è protagonista e metafora di situazioni ben più pesanti e serie di una bevuta in compagnia, motore di magiche situazioni e omicidi donchisciotteschi. Per bere pagine responsabilmente e non correre il rischio di ubriacarsi subito. Visto che il calice non è opzione contemplata, leggetelo bevendo da una tazza bella capiente: quello che si metterete dentro lo saprete solo voi e un solitario rasentin resterà tra voi e la vostra coscienza.
Jules

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