Summer Break

Summer breaks

Direi che titolo e collage casalingo suggeriscono già molto bene il concetto. È tempo di vacanze. Per me, le ferie vere e proprie fuori porta ci sono già state, ma agosto, ovunque si sia, suggerisce lunghi pisolini, grosse fette d’anguria e un generale senso di letargo. Soprattutto, suggerisce di stare poco al pc o allo smartphone: sarà che il mio pc ormai ha qualche annetto e scalda come un reattore nucleare.

Sia come sia, agosto ce lo prendiamo di stacco. Ho diversi libri da leggere, ho intenzione di spizzicare e abbuffarmi per ricaricarmi di nuove idee per settembre.

Ci rivediamo quindi alle soglie dell’autunno con tutte le rubriche, con Ex Novo e Yoga for Readers, con tanti nuovi libri e qualche novità. Intanto godetevi l’estate, leggete, ovunque e in qualunque situazione, ma concedetevi anche, ogni tanto, di posare il libro a faccia in giù sull’erba o sulla spiaggia.

Jules

P.S. Se proprio non riuscite a stare senza, la pagina Facebook e l’account Instagram funzioneranno a regime ridotto con qualche chicca librosa.

 

I luoghi dello shopping: il nascosto mondo norvegese

 

follow me!

Scrutando le vie delle cittadine dei fiordi norvegesi, iniziavo a disperare.

Dopo aver girato a pettine Bergen e non essere incappata in nessuna libreria sono rimasta sorpresa. Non che disponga di un radar infallibile per la ricerca, però in genere il mio peripatetismo mi porta, volente o meno, a scoprire negozi e scaffali polverosi. A Bergen, invece, nulla. Graziosa cittadina turistica all’imbocco dei fiordi norvegesi, vanta innumerevoli negozi di lana, gioielli e articoli natalizi. Ma, a parte due Norli (una grossa catena di librerie che potete trovare qui) che si fronteggiano ai lati della piazza, mi sono trovata in un deserto di piccole librerie e negozietti.

Mi sono imbarcata con un leggero senso di incompiuto e ho navigato fino a Trondheim. Non mi metto a commentare la bellezza dei fiordi o a dare consigli di viaggio perché non è il mio campo. Basta solo dire che ho lasciato lì un pezzetto di cuore.

Lo sbarco a Trondheim è stato bellicoso: dovevo trovare una piccola libreria, capire dove i norvegesi si rifornissero di letture.

Norli. Anche qui. Norli che si fronteggiano.

E poi, svoltando dietro una torre particolarmente storta in Var Frues Strete, compare questa insegna

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Il mio norvegese è un po’ arrugginito, ma i libri in vetrina non lasciano dubbi. L’interno assomiglia alla libreria del paese di Belle ne La bella e la bestia. Libri stipati fino al soffitto, ma tutti secondo un ordine ferreo e tutti in norvegese, a parte qualche catalogo d’arte. Porta riviste piene di Donald Duck a partire dagli anni Ottanta: sono riuscita solo a capire che Paperina, in Norvegia, si chiama Dolly. file-4

Vinili di gruppi metal di tutti i generi. Ringalluzzita dalla scoperta, chiedo al proprietario se ci sono altri negozietti come il suo. Seduto vicino al suo gufo impagliato (no, davvero!) scuote la testa un po’ mesto. Eeeeh no, altri negozio di usato come il suo, no. Eeeeh i norvegesi usano tantissimo l’ereader. Eeeeh ci sono persone che vendono libri usati, ma si fa tutto on line. Eeeeh la libreria indipendente in Norvegia sta morendo: solo grandi catene.

Esco un po’ triste e un po’ soddisfatta. Triste, perché dispiace non vedere negozietti con volumi dai titoli incomprensibili. Soddisfatta perché non ho perso il mio fiuto: è la Norvegia che ha perso il gusto per la carta polverosa. O forse il proprietario non voleva svelarmi la presenza di eventuali concorrenti.

Ma se i negozi veri e propri mancano, i libri hanno trovato il modo di infiltrarsi. Sulla via principale lungo la Nidelva, proprio dietro le tipiche casette, sbuca lei, follow me! (1)

una little free library, una cassetta delle lettere con dentro alcuni titoli da prendere, leggere e riportare: un punto di bookcrossing, il cui progetto si può trovare qui e che spero di poter trattare un po’ più ampiamente in futuro.

Non mancano scaffali nemmeno nelle birrerie. Perché se anche le piccole librerie non sono ad ogni angolo, i libri hanno comunque il loro modo di parlare: addirittura con il microfono.

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Jules

 

P.S. Se qualcuno ha invece notizie di librerie che mi sono sfuggite (e sono sicura che è stato così!) fatemi sapere. Devo trovare in fretta una nuova scusa per tornare lassù.

Natarajasana: in equilibrio in un cerchio di fuoco

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Lo yoga richiede equilibrio, fisico e mentale. O quantomeno è il risultato che io mi sono prefissata di raggiungere quando mi sono approcciata alla pratica. La posizione che per me meglio rappresenta il bilanciamento è quella di Natarajasana, anche detta Shiva danzante.

Nataraja è uno dei nomi di Shiva: è il Maestro di tutti gli Yogi ed è simbolo del dominio sui sensi e sulla mente. In quest’asana viene rappresentato come un danzatore nel momento della creazione dell’Universo. Partendo dal presupposto che non va eseguita se si hanno lesioni a ginocchia e zona lombare o se si soffre di pressione molto bassa, per entrare in posizione si parte in piedi: si inizia radicandosi a terra aprendo le dita del piede sinistro e spostando lentamente il peso. È consigliato fissare un punto davanti a sé per tutta la durata dell’esecuzione, in modo da avere un punto di riferimento stabile.

Una volta creata la base stabile,  si piega la gamba destra portando il tallone verso i glutei e afferrando il dorso del piede con la mano destra.

Aprendo bene il torace ed inarcando la schiena, si spinge il dorso del piede contro la mano e lontano dai glutei, attivando la muscolatura della gamba e dei glutei fino a distendere completamente in braccio destro.  A questo punto si sposta il peso in avanti e ci si bilancia con il braccio sinistro che è disteso in avanti senza fare torsioni col bacino. Sciogliere e ripetere sull’altro lato.

Natarajasana fa parte delle asana di equilibrio, sviluppa la concentrazione e l’attenzione. Tonifica e rafforza gambe, caviglie, glutei e addominali e garantisce flessibilità ad anche e schiena. Data la apertura, è adatta alle persone introverse che hanno difficoltà a relazionarsi e a creare buoni rapporti con gli altri ed equilibra gli stati di nervosismo e iperattività mentale.

(Si può fare di meglio di come l’ho realizzata io. Ma, come anticipato, l’equilibrio è il mio punto di arrivo e la strada da fare è ancora tanta. Si ringrazia sempre Cecilia e Sissy di Mappamundi Yoga che forniscono supporto nella pratica e le note tecniche per le asana).

Shiva, spesso immortalato nell’atto di compiere la sua danza di creazione e distruzione, viene rappresentato in un cerchio di fuoco. Mentre tenete quest’asana potete leggere Il cacciatore di draghi di J.R.R. Tolkien.

Aegidius de Hammo era un uomo che viveva nel bel mezzo dell’isola della Britannia. Il suo nome completo era Aegidius Ahenobarbus Julius Agricola de Hammo, perché in quell’epoca, molto tempo fa, quando quest’isola era ancora felicemente divisa in molti regni, le persone erano dotate di nomi altisonanti.

L’azione si svolge in Gran Bretagna in un indefinito Medioevo: lo spazio è nettamente diviso tra il villaggio, sicuro e assoggettato al dominio dell’uomo, e il pericoloso “esterno” detto anche “Vasto mondo” o “Colline selvagge” dove abitano tutti gli esseri del folklore e della fantasia anglosassone. Il protagonista è un semplice agricoltore di nome Giles che, più per fortuna che per reali meriti, si procura la nomea di eroe per aver salvato il proprio borgo dall’attacco di un gigante. A seguito di ciò viene incaricato dal re di scovare e cacciare il pericoloso drago Chrysophylax Dives; al sua fianco pende la famosa spada Mordicoda, flagello e terrore di ogni drago.

A parte l’elemento del fuoco di Shiva e del drago distruttore, questo libello è un perfetto mix  di realtà ed elementi fantasy che consentono un ingresso soft nel grande mondo di Tolkien. Abbiamo un piede ben radicato nell’epica cavalleresca e un braccio proteso verso il fantastico. Equilibrio e bilanciamento, nello yoga e nella lettura.

E poi sì, ammettiamolo: è un volume abbastanza sottile da non farvi sbilanciare mentre tenete la posizione. Se siete miopi, mettete gli occhiali o il braccio sarà così proteso da farvi perdere l’ingresso nel mondo fantasy.

Jules

 

Oggi si consiglia a… gli astemi

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Seduti, con i calici di vino rosso appoggiati sul legno, una tavola come si deve, mentre calava il fresco dai monti circostanti. Rimasero a lungo a osservare una tenace partita di scacchi, all’aperto, sotto le stelle. L’oste disse che aveva telefonato alla locanda, ma era piuttosto piena, data la serata. Non c’erano due stanze libere.

Una doppia, eventualmente, con letto aggiunto.

Stucky ruotò delicatamente il calice. Guardò le stelle che friggevano.

Poi le stelle. Non aveva mai guardato tanto in alto come quella notte.

Ci sono, vivono in mezzo a noi. Esistono, chi per ragioni di salute e chi perché non ama il gusto (già. Proprio così): gli astemi ovvero persone che non fanno uso di vino o di sostanze alcoliche. Generalmente sono anche quelli senza patente in un gruppo di amici.

La letteratura alcolica è sconfinata: manuali sul bere, sui pregi dell’ebbrezza, sulla poesia del vino, racconti, sonetti, carme, favole, romanzi ci si può letteralmente perdere e quasi sentirsi ubriachi anche solo per gli effluvi che escono da ogni pagina. Visto che oggi si consiglia a chi proprio non beve, partiamo da un romanzo in cui il vino è presente, ma in maniera discreta e allusiva: Finché c’è prosecco c’è speranza di Fulvio Ervas

Di ritorno da un Ferragosto tra stelle e calici, l’ispettore Stucky, un cortese incrocio veneziano-persiano, si trova di fronte alla notizia della morte del conte Ancilotto, nobile produttore di uno dei migliori prosecchi della marca trevigiana. Sembrerebbe trattarsi di un suicidio molto scenografico, non fosse che un amante della vita come conte di motivi per suicidarsi ne aveva ben pochi, per non dire nessuno.

Poche notti dopo durante un temporale, anche l’ingegnere Speggiorin direttore del cementificio locale, viene freddato da alcuni colpi di Bernardelli 69 del ’76. Per il paese di Cison di Valmarino, queste due morti e l’arrivo della battagliera erede del conte che minaccia di estirpare tutte le viti e piantare banane, sono bocconi troppo grossi da mandare giù con un goto di vino. Anche l’ispettore Stucky fatica a deglutire e dovrà muoversi con circospezione tra quelle colline ricche di grappoli, attento a non calpestare interessi che vanno molto al di là del semplice imbottigliamento di un vino frizzante da aperitivo.

– Brut?
– Un vino che non ha superato un concorso di bellezza.
– Cosa dice?! E il brut nature allora?
– Uno scarafone biologico o biodinamico.
– Lei è completamente impazzito! Extra dry?
– Vino prodotto nelle oasi per il ristoro dei tuareg. Demi sec? Un vino dopo una lunga dieta.
Vista la stagione, un racconto di investigazione è quello che ci vuole. Da gustare con calma e sorseggiare, dove il vino è protagonista e metafora di situazioni ben più pesanti e serie di una bevuta in compagnia, motore di magiche situazioni e omicidi donchisciotteschi. Per bere pagine responsabilmente e non correre il rischio di ubriacarsi subito. Visto che il calice non è opzione contemplata, leggetelo bevendo da una tazza bella capiente: quello che si metterete dentro lo saprete solo voi e un solitario rasentin resterà tra voi e la vostra coscienza.
Jules

Ex Novo: un’elegante e misteriosa storia d’amore per l’estate

ex novo lug
Nuovine in gita a Budapest. Con il Collegio Nuovo- Fondazione Sandra e Enea Mattei le occasioni di andare all’estero non mancano

L’estate è da sempre sinonimo di libertà. Libertà dal lavoro, dalla scuola, dagli impegni; libertà anche nella lettura. Ebbene sì: perché ci sono determinati tipi di letteratura che, nel pieno dell’inverno, vengono guardati con un certo sospetto e un sorriso ironico, ma in estate sono accettati e anche caldeggiati. Parlo della “letteratura da ombrellone”: thriller, gialli, chick lit, commedie, vivono nell’estate il loro momento di gloria e nobilitazione. Per questo mese di luglio concediamoci quindi un po’ di stacco e di relax e immergiamoci in un racconto sentimentale ed elegante: La donna con il taccuino rosso di Antoine Laurain.

Inizia tutto in una strada di Parigi, una fredda notte di gennaio. Uno scippo, una borsa abbandonata, un librario che si ritrova custode di una sacca color malva contenente gli oggetti della vita di una donna sconosciuta. Un quadernetto con alcune annotazioni, una molletta, un profumo, un romanzo. Si può, partendo da un burrocacao, una bottiglietta d’acqua, una ricetta e un libro autografato rintracciare la proprietaria? È possibile restare affascinati da una perfetta sconosciuta solo tenendo tra le mani un fiore di stoffa per capelli? Da tutto questo può venir fuori una storia d’amore?

Mi piace il nome del cocktail “americano”, ma preferisco il “mojito”.

Mi piace l’odore della menta e del basilico.

Mi piace dormire in treno.

Mi piace la pittura che rappresenta paesaggi senza figure umane.

Ho paura delle formiche rosse.

Ho paura dei ventilatori, ma so perché.

Non so se qualcuno sta storcendo il naso: ci è stato insegnato, per essere lettori di gusto, ad evitare questo tipo di storie. Visti come eredi dell’harmony, sono volumi da leggere con un vago senso di colpa annidato tra le pieghe delle sinapsi e poi nascosti nei ripiani posteriori delle nostre librerie. Accettabili solo in spiaggia, sdoganati dai luoghi vacanzieri, sono invece romanzi che meriterebbero una rivincita. Io ne sono orgogliosa consumatrice in ogni periodo dell’anno, ma per chi non è fruitrice abituale, La ragazza con il taccuino rosso è un buon punto di partenza. Percorso dall’elegante atmosfera e dal leggero snobismo parigino, racconta la nascita di una storia d’amore mescolando una lieve trama investigativa al sentimentale senza però scadere mai nello stucchevole; il tutto osservato dal punto di vista di Laurent, il libraio che si imbatte nella borsa. Un perfetto cocktail di elementi da lettura vacanziera per una lettura piacevole, leggera ed elegante. Vedrete che verrà voglia di rileggerlo anche in inverno e potrà campeggiare tranquillamente anche nelle prime file della vostra libreria.

Godetevi le vacanze e mettete un taccuino nella vostra borsa da spiaggia (o nel bagaglio a mano) e chissà che, in caso di smarrimento, non vi venga riportato da uno splendido flirt estivo innamorato del vostro modo di arrotondare le “g”.

Jules