Oggi si consiglia a… chi si sente troppo “grande”

vacanze isola card

Ne parlano come uno dei mali del secolo, ma ci sono volte in cui un pizzico di sindrome di Peter Pan non guasterebbe. Sono i giorni in cui al lavoro ci sono rogne, il lavandino perde, hai dimenticato importanti fogli burocratici e nel frigo ci sono solo alimenti sani: insomma, una giornata adulta in tutti i sensi. Certo, quando eravamo bambini non vedevamo l’ora di diventare “grandi” ed essere indipendenti e padroni della nostra vita. Sembrava così allettante! Poi, quando ci si arriva, ci sono giornate in cui si è in coda al semaforo e si guardano i bambini che vanno a scuola e si pensa “Che invidia! Loro sì che non hanno problemi!”. Se siete in una giornata di questo tipo o ci siete mai passati, ecco il consiglio per voi: Vacanze all’isola dei gabbiani di Astrid Lindgren.

Nato dalla mente dell’autrice di Pippi Calzelunghe, questo romanzo ha goduto di minor successo popolare rispetto all’avventurosa orfanella. Narra della famiglia Melkerson, eclettico gruppo di Stoccolma guidato da Melker, il padre scrittore un po’ squinternato, che porta i figli a passare le vacanze estive in un isolotto ai confini dell’arcipelago della capitale svedese. Qui, grandi e bambini vivono avventure e momenti magici, circondati dalla natura e dalle atmosfere del nord Europa.

Sono particolarmente affezionata a questo volume. È stato uno dei primissimi romanzi che ho letto tutto da sola e per il mio Io bambina era un grande traguardo. Lo rileggo ancora, ogni estate, perché mi riporta alla mente il piacere della scoperta della carta stampata e perché l’ambientazione resta una delle più vibranti che io abbia mai letto. Quando sono andata a Stoccolma, mi sono precipitata a prenotare un giro in barca per le isole e mi è parso di essere entrata nelle pagine della Lindgren. È la storia perfetta per rilassare il nostro muscolo da adulti e tornare ad essere un po’ ingenui e leggeri: il padre, Melker Melkerson, mantiene uno spirito fanciullesco e a volte poco pratico che è una boccata di aria fresca quando si è immersi nelle logoranti quotidianità. I suoi figli a volte sono costretti ad essere per lui punto fermo eppure non smettono di credere ai ranocchi che si trasformano in principi o alle foche figlie del re del mare. Questo non perché siano infantili, ma perché il buon cuore e la spensieratezza dominano anche sui momenti tristi della vita.

«Isola dei Gabbiani, che bel nome! È per via di questo nome che ci ho preso in affitto la casa».

Karin, la figlia diciannovenne, lo guardò scuotendo la testa. Che padre sventato avevano! Si avvicinava alla cinquantina, ma era più ingenuo, spensierato e impulsivo dei suoi figli. «Proprio una cosa da te. Sì proprio una cosa da te affittare una casa su un’isola che non hai mai visto, solo perché ti piaceva il nome».

«Perché non fanno tutti così? O forse bisogna essere uno scrittore mezzo matto per fare una cosa del genere. Un semplice nome… Isola dei Gabbiani… ah ah! Magari un altro sarebbe andato prima a vedere».

Godetevelo, ridete, sentite l’estate e, se ne avete ancora, tirate fuori un pelouche per accompagnare la lettura. Ma sì che li avete ancora! Sono dietro le borse invernali, li avete messi lì per non far prendere polvere. Tiratene fuori almeno uno.

Jules

Ah, piccolo inciso: questo romanzo sarà per me protagonista per “Letti di notte 2017”. Come, dove, perché? A brevissimo su Facebook tutti i dettagli.

 

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