Yoga for readers: pilastri tra libro e cielo

YFR pilastro

Il filo si leva dalla torre dietro di me. Insieme intraprendiamo il nostro viaggio aereo, facendo un buco nel cielo che ci guarda.

Nel cappello introduttivo a questa rubrica, ho segnalato che i lettori praticano lo yoga in maniera inconsapevole. Da ragazzina, una delle mie pose preferite per la lettura era stare con le gambe dritte, appoggiate al muro e tese verso l’alto. Riuscivo a mantenerla per ore, il libro praticamente schiacciato sulla faccia. Sempre nelle primissime lezioni di yoga, sono incappata nella posizione del pilastro che mi ha fatto avere l’illuminazione e mi ha definitivamente convinto che lo yoga poteva fare per me.

L’asana di questo mese è proprio quella del pilastro e il romanzo che le si associa è Toccare le nuvole di Philippe Petit. Senza l’appoggio del muro, così provvidenziale per me bambina, ecco come si presenta la asana.

Stambasana è composto da Stamba, ovvero “il pilastro di sostegno” e Asana posizione. In quest’asana il corpo dell’allievo diventa come un pilastro che simbolicamente sostiene il cielo. Entrare in posizione è relativamente semplice: sdraiati a terra con le braccia lungo il corpo con le palme rivolte verso il basso, si sollevano le gambe in modo da formare un angolo retto con il busto. Si possono tenere le gambe tese nella versione più intensa, oppure piegarle per chi vuole praticare più dolcemente. La posizione si mantiene tra i 10 e i 30 respiri con i piedi a martello, per poi riportare le gambe a terra il più lentamente possibile, senza piegarle nella versione più intensa. Tra i tanti benefici contribuisce a facilitare la digestione, previene le sciatalgie, rafforza gli addominali e dà ristoro al cuore.

Philippe Petit è un giocoliere e un funambolo. Ha tracciato il suo palcoscenico di gesso sui marciapiedi di tutta Europa. Poi, un giorno, nella sala d’attesa del dentista, si imbatte in un trafiletto che annuncia la costruzione, a New York, di due grattacieli alti addirittura 100 metri in più della Torre Eiffel: sono destinati a fare il solletico alle nuvole. Philippe è un funambolo abusivo esperto: ha passeggiato sognante a 80 metri d’altezza tra i campanili di Notre- Dame e tra i piloni del ponte d’acciaio del porto di Sidney. Queste torri sono la sfida che cercava: non sa nulla né della loro architettura né delle difficoltà o dei venti che dovrà superare. Sa solo che deve realizzare questo coup. Circondato dalla più eterogenea delle équipe composta da giocolieri, fotografi, funamboli e commessi in negozi di elettronica provenienti da ogni parte del mondo studia il colpo che lo porterà, la mattina del 7 agosto 1974, a danzare a 417 metri di altezza contro il cielo lattiginoso di Manhattan.

Non è una storia che si legge per la prosa. Sono frasi brevi, senza virtuosismi. Ad essere del tutto onesti, nemmeno il protagonista è particolarmente simpatico. È un sognatore della razza più pericolosa, di quelli così concentrati sul loro obiettivo da diventare egoisti, arroganti e insensibili. Più di una volta, durante la lettura, viene da chiedersi perché i suoi complici non l’abbiano mandato al diavolo. Eppure è una storia che toglie il fiato. Non solo perché le foto di repertorio mostrano questo piccolo essere umano camminare disinvolto su un filo che sembra invisibile oppure in equilibrio sui cornicioni del 110 piano della torre sud. Ma anche e soprattutto perché racconta di un sogno apparentemente impossibile: tutti noi ne abbiamo uno del genere nel cassetto. Toccare le nuvole è la storia di un uomo che, per un paio d’ore, è stato così vicino al cielo da sembrarne quasi il pilastro. Veniva da domandarsi se il cielo avrebbe retto, una volta che lui fosse disceso. Tenendo l’asana del pilastro e leggendo queste pagine possiamo e dobbiamo immaginare di essere colonne portanti del cielo sopra di noi, pronti e capaci a realizzare ogni impresa.

Jules

 

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