Oggi si consiglia a… i carnivori

madsen

Ero completamente in estasi; pensare a come avevo trasmutato le carni di un animale vivo – come per un arcano procedimento alchemico che trasforma il piombo in oro – mi trasèprtò in una dimensione della realtà più elevata, più luminosa, più dolce, più sapida, più ricca. Il bouquet del suo prezioso icore indugiava nella mia bocca come il retrogusto di un vino d’annata, come la grazia sontuosa di un sacramento amministrato per via orale. Ancor più, era carne assimilata alla mia carne.

Don Camillo, nella pellicola Il compagno Don Camillo, per esortare i finti profughi russi a raccontare le atrocità commesse dal regime, imbottendoli di cibo spiegava che, in Italia, quando si mangia, si parla e si discute. La tavola è per noi zona di incontro conviviale. Negli ultimi anni però, è anche terreno di uno scontro degno delle migliori partite di Risiko: la sempiterna disputa tra carnivori e vegetariani.

Gli appartenenti agli estremi delle due fazioni provano forte insofferenza nei confronti dei loro opposti. Come puoi mangiare qualcosa che era vivo, come puoi negare la natura della nostra specie, ma cosa mangi se non mangi carne/verdure… le variabili sul tema oscillano tra lo scherno e la stoccata, tesi a portare a casa il ragionamento vincente della propria filosofia alimentare. Cercherò quindi, in queste due settimane, un consiglio per entrambi gli schieramenti; pubblicazioni e abbinamenti “estremi” per entrambi in modo da smorzare un po’ l’integralismo. Partiamo con i carnivori: per voi si mette nel piatto Confessioni di un cuoco eretico di David Madsen.

Orlando Crispe, sin da bambino, è stato affascinato dalla carne in maniera erotica e voluttuosa. L’ossessione per la ricerca della perfezione, della mirabolante ricetta e del gusto eccelso lo ha portato ad andare contro a critici, clienti e finanche alla regole della comune morale e della legge. Attingendo all’orgiastico piacere dato dalle compatte fibre di carne, non c’è nulla che questo dionisiaco chef non possa realizzare. Compreso plagiare, sedurre, rovinare e distruggere chi gli si para davanti.

Quando ho visto il titolo sullo scaffale, non ho avuto dubbi sull’acquisto: in un mondo di narrativa in cui la cucina ha poteri magici e taumaturgici, in pagine colme di profumo di zenzero, cupcake che fanno innamorare e spezie che curano le ferite del passato, una storia moralmente scorretta sul primitivo ed erotico piacere della carne mi è sembrata riequilibrante. Parzialmente lo è stata: sanguigna e cruda, la vicenda del folle chef, gronda sangue e trasuda gusto. Ma in molti punti travalica il puro e primitivo piacere del dilaniare, scivola nel grottesco e nel disturbante e suscita un inorridito, per quanto intrigato, disgusto. Fa l’effetto di un’indigestione di carne che, per quanto tenera e succosa, nausea.

Così deliziosamente cattivo da abbinare a pelle nera e borchie, per rafforzarne l’effetto. Posso assicurare che anche il più convinto dei carnivori dopo queste pagine, desidererà solo insalate dai colori vivaci e morbidi plumcake alle verdure. Almeno per un paio di giorni.

Jules

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