Oggi si consiglia a… chi deve fare il cambio armadio

Copia di meals

Sicuramente non mi sono presa per tempo, ma sta di fatto che sto facendo il cambio armadio proprio adesso. Vedo gente, ormai da almeno un mese, che gira senza calze, senza giacca e in maniche corte quindi ipotizzo di essere in ritardo sulla tabella di marcia, ma ci sono due scomode verità da affrontare: 1) non mi fido del tempo. Temo sempre che Maggio sorrida divertito nel vedere le mie magliette e si vendichi della mia hybris abbassando le temperature di almeno dieci gradi. 2) Detesto visceralmente fare il cambio di stagione. Mi diverto fino a quando si tratta di appendere i “nuovi” abiti nell’armadio: li stiro (per la prima e ultima volta nella stagione), li metto per colore e per sfumature, ammiro il risultato finale conscia che non durerà a lungo. Quando poi arrivo alla parte del lavare e mettere via le cose invernali, mi perdo d’animo. Ecco perché mi sono fermata, in mezzo ad una pila di panni neri più o meno ammucchiati e mi sono messa alla ricerca di un volume che potesse rendermi più semplice il lavoro. Per fortuna, per ogni problema c’è un libro con la soluzione: Atlante degli abiti smessi di Elvira Seminara.

Una donna è scappata, ha lasciato l’Italia e la famiglia e lascia dietro di sé, molliche di pane per la figlia, un lungo e dettagliato catalogo dei propri abiti e accessori; divisi per tipologia, colore, utilizzo, ricordi e sentimenti; mormoranti di vicende passate e pieni di accenni ad un passato che si è fatto doloroso.

Mi ha sorpreso ripescare questo volume. In tutta onestà, non mi aveva fatto impazzire. L’ho sempre trovato troppo fumoso, più interessato a lasciare accenni così nebulosi su eventi passati da non far comprendere fino in fondo la storia della fuga e dell’abbandono della voce narrante. Sicuramente voluto, dal punto di vista strettamente narrativo e di trama mi ha lievemente irritato. Invece, le descrizioni degli abiti, del loro relazionarsi a situazioni, sentimenti ed eventi, mi ha incantato.

«Vestiti elfi. Che non trovi in nessun posto quando li cerchi. Ma poi rispuntano beffardi come niente fosse, in bella vista, proprio là, esattamente dove prima non c’erano. Inutile spostare grucce e rovistare, in questi casi, meglio non accanirsi, tanto ritornano. Tu devi far finta di nulla. Tieni gli occhi chiusi, se senti un fruscio mentre dormi. Devi stare al gioco se vuoi la pace nel tuo armadio».
«Vestiti che vogliono brillare, come le bombe».
«Vestiti che hai paura a rimettere, perché quel giorno sei stata così felice».

Alcune pagine, scelte a caso, dall’Atlante servono a nobilitare un’attività prosaica come il cambio armadio. Metto via una gonna nera e mi ricordo di quella cena quando hanno confuso l’ordinazione, ma ero così affamata da non rimandarla indietro. Provo a piegare un maglione occupando poco spazio e mi viene in mente quella mattina in cui non sapevo dello sciopero degli autobus e sono rimasta ad aspettare per oltre mezz’ora: per fortuna che la lana spessa mi ha protetta. Il lavoro procede spedito, più semplice e complice.

Già.

Devo provarci.

In fondo, non ho un armadio così smisurato.

Indosso anche un abito azzurro, abbinamento consigliato per questo volume. Perché i vestiti azzurri fanno pensare alle donne di Vermeer: ognuna di noi merita di sentirsi, almeno una volta, come una donna di Vermeer.

Jules

 

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