Una rubrica “Ex Novo”

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Biblioteca del Collegio Nuovo e “nuovine” in lettura, Pavia

 

Ho trascorso i miei primi tre anni universitari in un collegio, nella città di Pavia. Non un collegio grigio, con grosse camerate, pessimo vitto e sorveglianti severi come la letteratura e la cinematografia ci hanno raccontato.

Il mio collegio era affacciato sul verde, aveva un’ottima cucina e disponevo di una stanza tutta per me. Rispondeva al nome di Collegio Nuovo. Più simile a un college americano nell’impostazione, aveva due luoghi per me iconici e preferenziali: uno era la palestra, dove si trovava un calcio balilla che dava vita ad accese competizioni nel week end. L’altro era la biblioteca. Pare quasi superfluo specificarlo. Oltre che luogo di consultazione e sede di lunghe sessioni di preparazione agli esami, era anche mio luogo di “lavoro” all’interno della comunità. Un paio di sere a settimana ci si metteva a disposizione tenendo aperta la biblioteca per il prestito e la restituzione dei testi di narrativa e di DVD per i momenti di svago. Mi piaceva moltissimo: intanto perché potevo dare un’occhiata alle letture delle mie colleghe, prendere spunto e capire quali fossero i loro gusti letterari e, secondariamente, perché c’era la possibilità di compilare un foglio di richieste di acquisto volumi per i mesi successivi. Era un rito che adoravo perché la biblioteca si arricchiva delle ultime novità e cresceva a nostra misura, in base al nostro gusto.

Fino ad ora ho scritto usando i tempi al passato, ma il Collegio Nuovo è una realtà che esiste ancora, più vivace che mai. Sento spesso la mancanza di quegli anni, di quel luogo e della possibilità di suggerire libri nuovi per le nuove alunne. Ma, come molte mie colleghe possono testimoniare, ci si tiene in contatto, si gioisce a distanza per i successi e si tiene a far sapere le svolte e le attività che animano le nostre vite. Così, quando è nato Books&Details, mi ha fatto piacere farlo conoscere ed è nata l’idea di una piccola collaborazione, una rubrica mensile che abbiamo voluto battezzare “Ex Novo”. Ogni mese verrà proposto un romanzo, adatto a quelli che penso possano essere i gusti delle nuove collegiali, abbinato a un dettaglio del Nuovo: un luogo, uno scorcio, un’immagine. Books&Details è nato per poter inserire la lettura nella vita di tutti i giorni, per poter aprire l’armadio e scegliere sia quali scarpe sia quale libro indossare ogni giorno e per ogni occasione. Così mi sembrerà ancora possibile scendere in biblioteca, aggiungere un mio volume alla lista e partecipare alla crescita di un luogo come il Collegio Nuovo, a cui sento di appartenere e che, come un libro, è aperto a tutti!

Jules

I suggerimenti, su cadenza mensile, saranno visibili. oltre che qui sul blog, sulla pagina Facebook di Books&Details e su quella del Collegio Nuovo- Fondazione Sandra ed Enea Mattei

I luoghi dello shopping: qualche indirizzo olandese

Tre giorni liberi al lavoro significano una sola cosa: guardare di corsa il volo più conveniente, fare una piccola ricerca delle librerie presenti nella meta predestinata e scaricare una app di navigazione off line per permetterti di girare suddetta città andando da uno scaffale all’altro. L’algoritmo combinato tra Ryanair e il limite della carta di credito, mi ha fatto scegliere Eindhoven, cittadina del Brabante settentrionale ad un’ora e mezza di distanza da Amsterdam, posti da me non ancora esplorati.

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Avendo organizzato questa veloce gita in maniera “champagne” (slang per dire “un po’ alla carlona”) confido che questo sistema di punti librari sulla mappa mi aiuti a scoprire la città in maniera più disinvolta. La prima tappa si trova in Overtoom 135, dove sorge la libreria Pied à Terre, specializzata in viaggi. Dopo una mezz’ora di marcia tra vento e pioggia che sembro notare solo io visto che girano tutti senza ombrello, arrivo davanti alla vetrina. Ho effettivamente attraversato il centro città, perdendomi a sorridere davanti alle loro case che sembrano tante scatole di cioccolatini.

La libreria sembra contenere tutto il mondo: innumerevoli scaffali pieni di mappamodi dalle dimensioni più svariate, plastici e planimetrie che mi ricordano quelle che avevo appese in classe alle elementari, e libri, guide, reportage su ogni angolo conosciuto del pianeta. La selezione è principalmente in olandese e in inglese, ma con un po’ di attenzione si trovano pubblicazioni in quasi tutte le lingue europee (italiano incluso). Mi trovo dentro ad un microcosmo interamente in legno, su due piani, stipato di volumi. In un angolo, perfettamente mimetizzata tra gli scaffali, una piccola caffetteria dove bere qualcosa di caldo e sfogliare i volumi prima dell’acquisto. img_2692

C’è moltissimo silenzio nonostante i numerosi lettori, quasi un silenzio rispettoso. Visto che mi trovo in un mondo attraverso lo specchio, avverto qualsivoglia futuro visitatore che lì i contanti non sono accettati, solo carta o bancomat. Lo dico perché sono protagonista di un’imbarazzante situazione con la Visa che non funziona: il proprietario mobilita tutto il negozio per capire come farmi pagare un caffè. Sono così in imbarazzo da non chiedere nemmeno la password per il wi-fi.

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La pioggia è sottile e persistente, ma ho un altro punto sulla mappa da visitare: l’unica e ultima libreria italiana in città. Faccio una deviazione in un bookshop in lingua inglese, una catena, dove recupero una “nocciolina” tascabile nel cestone delle offerte e poi, passando per il mercato dei fiori, marcio per alcuni chilometri. Sono davvero curiosa di vedere questo scampolo librario d’Italia nei Paesi Bassi anche perché ho sentito dire che presto chiuderà. La libreria Bonardi ha effettivamente l’aria di dismissione in corso. C’è una triste ghirlanda in cartapesta con i colori dell’Italia sbiaditi e cartelli con sconti sostanziosi un po’ ovunque.

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Mi presento alla proprietaria e le chiedo come mai questa chiusura prevista per marzo. “Non si vende più” commenta ironica “D’altra parte, voi italiani non leggete”. Ignoro la stoccata “Qui ho sempre avuto pochissimi clienti italiani. Principalmente venivano gli olandesi per prendere i romanzi e imparare così la vostra lingua”. Trovo infatti avventure di Corto Maltese e Dylan Dog fatti per imparare l’italiano attraverso i fumetti. Trovo Sciascia ed Elena Ferrante tradotti in olandese, corsi di lingua in cd accastati e tantissime parole crociate con qualche lustro di vita. Se avete in programma un giro da quello parti, trovate la libreria aperta ancora fino al 31 di marzo e se acquisterete un volume farete in modo di far sorridere un po’ la signora che ha così poca stima dei lettori italiani.img_2720

Eindhoven, per come la vediamo oggi, è una cittadina nata dall’accorpamento di piccoli villaggi intorno alle aree industriali, prima tra tutte la Phillips. Se si chiede ad un abitante di Amsterdam cosa ne pensi, vi risponderà che non è una bella città dal punto di vista architettonico, ma girando per le sue vie piene di negozi, sono incappata in moltissime librerie. Dalla grande libreria Van Piere con i suoi tre piani di libri e quattro vetrine di dolci della caffetteria a piccole botteghe specifiche come Boekhandel Spijkerman in Kleine Berg 5, la sua vicina di vetrina Landschap (specializzata in viaggi), a librerie per bambini con aree laboratori. Pur essendo una cittadina rispetto ad Amsterdam, ci sono molte più opzioni per i luoghi della lettura, quasi tutti disponibili anche di un (buon) caffè.

Probabilmente le vostre possibilità di acquisto saranno limitate, ma trovo sempre divertente andare in giro per librerie. Un modo come un altro se si desidera visita in maniera “champagne” un posto nuovo. Magari qualcuno di voi c’è già stato e ha anche voglia di scrivermi qualche commento o suggerimento per la prossima visita.

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Jules

Libri del lunedì: un’altra divinità cerca lavoro

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-Ha compilato il modulo del suo stato civile?

-No. Ho messo semplicemente i miei dati nel curriculum.

-Lo compileremo insieme. Data di nascita?

-Avanti Cristo.

-Domicilio?

-Ovunque

-Stato di famiglia?

-Un figlio maggiorenne

-A carico?

-Pesantemente a carico, dice Dio con tristezza.

C’è qualche pendolare tra i lettori? Probabilmente sì. Il volumetto oggi suggerito è perfetto per spostamenti in treno o in autobus. Tempo di lettura stimato: dai 20 ai 35 minuti, comprensivi di passaggi a livello chiusi e inevitabile ingorgo dato dagli scuolabus.

Un paio di settimane fa avevamo visto come Lucifero fosse alla disperata ricerca di un impiego in cui mettere a frutto le sue svariate e notevoli capacità. Curiosando tra bancarelle e scaffali polverosi, proprio ieri ho trovato un libello più giovane di circa un secolo dell’opera di Wat e che trattava dello stesso argomento, ma sul versante opposto: stiamo parlando de Il curriculum di Dio dell’umorista francese Jean- Louis Fournier.

Anche Dio, più per noia che per necessità, decide di trovarsi un impiego. L’eternità lo avvolge, è insoddisfatto da quel buono a nulla di suo figlio e non è convinto dell’amministrazione del suo Papa. Decide quindi di rimettersi in gioco e trovare lavoro in una multinazionale. Lì però deve scontrarsi con l’idra dalle molte teste rappresentata dal capo delle risorse umane e dai suoi quesiti psico- attitudinali.

Così come per Lucifero, il messaggio è quello di non farsi abbattere: se il mondo del lavoro è ostico anche per due divinità del loro calibro, forse vale la pena ridimensionare la delusione per un colloquio toppato. A differenza del lavoro di Wat, di ironia raffinata e sottigliezze sociali che lo rendevano una lettura piuttosto impegnativa, sulla controparte dell’Onnipotente possiamo alleggerire la mente. L’umorismo è molto più semplice, i giochi psico- attitudinali hanno un che di goliardico quasi alla Giobbe Covatta e la lettura non richiede davvero più di una manciata di fermate di treno. Il volume è sottile, sta tranquillamente in ogni genere di borsa e, se volete alleggerire il carico e il lunedì di qualcun altro, lasciatelo pure sul sedile del treno per il prossimo pendolare. Indossatelo con una cravatta: se anche Dio si mette il completo per un colloquio, anche noi dobbiamo fare uno sforzo.

Jules

Shopping: per un week end fuori porta

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Twentynine Palms, dice. Avete presente il parco, Joshua Tree? È tutto quello che sa.

Ha idea di cosa ci faccia lì?, domando alla donna. Sono in contatto?

Negativo, risponde la donna. È storia antica. Altre collezioni, forse, la sua arte, chissà. Andate fino in California solo per dare un saluto ad un vecchio compagno di scuola?

Sì, forse, dico. Perché no? sorrido.

Non eravamo più abituati, ma si fanno vedere le prime giornate di sole. Con l’arrivo del week end, per chi può, questo dimenticato tepore può solo suggerire gite fuoriporta e i primi week end di minifughe. Prima di partire però, dopo essersi dotati di indumenti per ogni possibile clima, beautycase ben fornito e aver prenotato quel grazioso b&b che da tempo si guardava, è necessario scegliere la lettura più adatta ad una breve gita.

In fuga con la zia, ultimo lavoro della scrittrice canadese Miram Toews, sembra un volume fatto apposta per i mini viaggi. Hattie Troutman, improvvisamente zia a tempo pieno visto il ricovero della sorella in un ospedale psichiatrico, è costretta a lasciare Parigi e a prendersi cura dei due nipoti. Il modo migliore per farlo è quello di intraprendere una lunga traversata degli Stati Uniti alla ricerca del padre dei ragazzi, perso da qualche parte in California oppure ai confini con il Messico. Un viaggio che è un on the road della parola, una storia che si dipana praticamente solo attraverso dialogo diretto, non appesantito dalle virgolette e dove il “parlare” è uno dei personaggi a tutti gli effetti.

Questo volumetto, sia per formato che per la storia narrata, vuole essere portato in giro! Vuole salire su auto, treni e aeroplani, vuole essere lasciato sui sedili e non ha paura di sporcarsi. Non ha bisogno di segnalibri raffinati, ma gli basta un’orecchia ad una pagina o, al massimo, un biglietto dell’autobus. Non perchè sia un libro che non ha valore, ma perché ne acquista tanto più risulta vissuto. Indossatelo con delle scarpe comode, da ginnastica e che vi sostengano bene perché sicuramente dovrete macinare moltissimi passi. Nulla esclude che vogliate regalare questo libro, alla fine del vostro viaggio, ad un altro lettore e In fuga con la zia non se la prenderà: sarà contento di sperimentare altri sedili e altri mezzi di trasporto.

Jules

I luoghi dello shopping: la tradizione delle librerie su ruote

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Fonte foto http://www.boredpanda.com/bookmobile-library-on-wheels/

«Ciao, buongiorno! Cosa ci fai da queste parti?»

«Ciao, come stai? Sono un po’ in anticipo, sto aspettando che arrivi una libreria. Ti va un caffè?»

L’altra mattina ero al ponte in fondo a via Porciglia, a Padova, e ho incontrato un’amica con la quale si è svolto il breve scambio di battute qui sopra. Lei si è messa a ridere e mi ha chiesto cosa intendessi con “aspettare una libreria”.

Da novembre 2016, un’Ape Piaggio si aggira per la provincia di Padova. Ha le fiancate decorate con delle strisce, quasi a ricordare i vecchi gelatai ambulanti, però è ripiena di libri. Al volante, Anna Paccagnella, la libraia e autista di questo piccolo mezzo però così apelibripotente. Anna è di Selvazzano, in provincia di Padova, e inserisce la sua attività su due tradizioni: una, meno piacevole e piuttosto attuale, ovvero quella del mercato del lavoro che “offre” la possibilità, spesso forzata, di reinventarsi quando le strade tradizionali non pagano più. L’altra, invece, è quella molto più romantica ed intrigante delle librerie su ruote che ha le sue origini in terreno anglosassone a metà dell’Ottocento. Anna, la Sarah Byrd Askew del Veneto, ha pregressi lavorativi nel campo dei libri e la necessità di rimettersi in gioco. Dopo due anni da mamma a tempo pieno e senza che, come spesso accade, il mondo del lavoro le permetta di rientrare, compra un’Ape, la farcisce di libri e decide di fare la libraia itinerante. Con coraggio, competenza, entusiasmo e gentilezza.

Dopo il caffè con la mia amica, sono comunqe arrivata troppo presto e sono stata tra i piedi di Anna mentre sistemava. Volevo quasi chiederle se potevo darle una mano, ma le avrei sicuramente scombinato tutto, quindi mi sono messa a ficcanasare. Mentre curiosavo e avevo la possibilità di vedere la vestizione dell’Ape, è passata una scolaresca. Bambini delle elementari che si sono messi a scattare foto a questo piccolo mezzo così curioso. Anna ha sorriso e mi ha detto che è sempre così: i bambini, soprattutto, vanno matti per la sua apelibreria. Infatti la sezione di libri per i giovani occupa un’intera fiancata dell’ape ed è molto ben fornita, sia con narrativa che con volumi di illustrazione.file-5 Inutile dire che non aveva nemmeno finito di allestire e già avevo selezionato il libro da portarmi a casa. Proprio per i ragazzi e a cura di AniMatte, organizza pomeriggi di lettura animate che hanno sempre un grandissimo successo. Certo, sono i primi mesi, fa ancora freddo ed aprire un’attività simile è sicuramente tante cose, ma non semplice. Eppure le soddisfazioni già iniziano a vedersi: aggiornando la sua selezione di titoli in base al periodo (fino a ieri il tema era San Valentino, da oggi si parte con il Carnevale), riceve anche prenotazioni, creando il primo nucleo di pubblico affezionato. L’Apelibri non ha problemi a raggiungere i posti più svariati: fa salite e discese con grande coraggio, macina chilometri e si sta facendo ben conoscere in tutta la provincia. Chissà, forse con la bella stagione amplierà ancora di più i suoi giri e magari andrà ad abbronzarsi in qualche zona balneare. Per il momento, seguite la sua pagina Facebook: Anna confessa di non aver mai avuto FB prima di questa avventura e ci siamo trovate d’accordo sulla difficoltà del mondo social.

Fate un salto a trovarla nel suoi due posti fissi settimanali: il lunedì mattina, al ponte di Via Porciglia, Padova e il venerdì mattina, a Tencarola, fronte chiesa. Se qualcuno vi chiederà cosa state aspettando, rispondere pure che deve arrivare una libreria, a strisce, come i vecchi gelatai di una volta, e colma di sorprese e magia come il castello errante di Howl.

Jules

Direi che sono a buon punto

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Ce ne sono tanti di articoli simili in giro: “libri da leggere almeno una volta nella vita”, “libri che tutti dovrebbero leggere”, “libri che tutti hanno finto di leggere” ecc. Qualche tempo fa, proprio poco prima del grande scatto del 3.0 (ormai versione gamma), mi sono soffermata sull’articolo di Grazia.it che trovate a piè di pagina: 12 libri da leggere prima dei 35 anni. Ho scoperto di essere davvero a buon punto: ho sempre letto molto e ho sempre adorato dare consigli, a volte anche un po’ dittatoriali, su cosa gli amici e i conoscenti avrebbero potuto e dovuto leggere. Mi sono sempre basata, come è ovvio, sui loro gusti personali, sul periodo della loro vita, sulla stagione e sull’umore e ho spesso creato abbinamenti e consigli azzeccati.

Arrivata quindi alla decina diversa da tutte le altre, mi sono detta: perché non provo a creare un mio piccolo spazio in cui consigliare, abbinare e degustare volumi? Visto che siamo spesso così di corsa da non avere il tempo di leggere, perché non far entrare il libro nella vita di tutti i giorni, quasi fosse parte del nostro outfit giornaliero? Quel giorno avevo in borsa “Colazione da Tiffany”, la cui copertina si abbinava perfettamente con delle scarpe bicolore celesti. Da lì il primo scatto Instagram, quella notte la costruzione del sito e poi il lavoro vero è iniziato. Sono in giro da poco, il mondo social per me è un mare burrascoso, ma i libri ci sono, i progetti anche e, a detta anche di chi mi sente parlare, l’entusiasmo trabocca. Quindi si continua, ogni mattina sempre più sommersa dai libri e con il cervello che già gira frizzante prima del caffè.

Ah e della lista dell’articolo, mi manca ancora un libro? Ho ancora un lustro per rimediare: e anche per far crescere sempre di più questo mio piccolo angolo.

Jules

http://www.grazia.it/stile-di-vita/libri/libri-da-leggere

Libri del lunedì: per mordere la polpa della giornata

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Questo lunedì lo strutturiamo come un piccolo compendio di sopravvivenza: ogni volta che qualcosa oggi andrà male o vi farà girare i coglioni le scatole, potrete leggere una delle perle di Erma Bombeck, umorista americana anni ’60. La vita quotidiana può essere dura, ma con le sue parole potremmo riuscire a scartare i noccioli e farci una scorpacciata di ciliegie.

Questo lunedì qualcosa vi preoccupa?

Io mi preoccupo sempre moltissimo, è la mia specialità. Mi preoccupo quando devo fare le presentazioni, ho sempre paura di non ricordare il nome di mia madre quando arrivo a lei. Mi preoccupa la possibilità di un razionamento dei cuscinetti a sfere; ho paura che dallo scarico del lavandino della cucina venga su un serpente. Mi preoccupa quello che può pensare il cane quando mi vede uscire dalla doccia, mi preoccupa che le commesse mi seguano nel camerino di prova. Mi preoccupa la possibilità che un giorno gli scienziati scoprano che la lattuga è sempre stato un cibo pieno di calorie.

Siete già più calmi vero? Cosa saranno mai le vostre miserie quotidiane in confronto a ciò?

Per caso vi siete svegliati tardi?

«Ti ho visto mettere la sveglia. Quando vuoi alzarti alle sei e mezzo, la metti alle cinque e mezzo. Poi la rimetti sulle sei, e quando squilla le dai una botta e urli, “Ah, ah, stavo scherzando. Mi tocca un’altra mezz’ora”. E la rimetti sulle sei e mezzo. E quando suona ti ci butti sopra dicendo “Non ho bisogno di te. Non ho bisogno di nessuno.” E ti rimetti a dormire.»

«Non credo che la puntualità sia una virtù. Che ore sono?»

«Le otto. Dovresti essere in ufficio alle otto.»

Può diventare un divertente aneddoto da raccontare al capo.

Mamme e papà, qualcosa in disordine a casa?

Per quanto ricordi, la nostra casa ha sempre ospitato un quarto bambino… Non-lo-so. Tutti lo vedono tranne me. Io so soltanto una cosa, che è odioso.

«Chi ha lasciato aperta la porta d’ingresso?»

«Non-lo-so»

«Chi ha lasciato il sapone a mollo nell’acqua?»

«Non-lo-so»

«Chi ha mangiato la banana che tenevo da parte per la torta?»

«Non-lo-so»

Controllate anche voi: magari vive a casa vostra.

Va un po’ meglio? Indossate, signore, degli orecchini rossi oggi. Non necessariamente a forma di ciliegia, ma almeno che diano un po’ di vigore. Proviamoci tutti a ridere su queste piccole disgrazie del lunedì. Proviamoci!

Jules