Libri del lunedì: se anche Lucifero è in crisi

copia-di-meals1

«Io sono un nemico personale di Dio!»

«Noi non siamo nemici di Dio. Non si può essere nemici di una finzione».

«Ma io sono quello che combatte la Chiesa da secoli. Sono Lucifero» […]

«Sei il rudere più caparbio e forse l’unico essere che veramente creda nell’esistenza di Dio. Ti rivolgi ad una rivista antireligiosa e proponi una collaborazione. Indelicatezza e impudenza che solo satana poteva usare».

C’è crisi: ce lo sentiamo dire da talmente tanto tempo da averlo ormai interiorizzato. Ce lo dicono gli organi di informazione, i datori di lavoro quando chiediamo condizioni lavorative migliori. Ce lo ricorda anche il nostro conto in banca a volte e sembra allargare le braccia sconsolato.

Lucifero disoccupato è una raccolta di racconti tragicomici scaturiti dalla penna di Aleksander Wat nel 1926. Incentrati su una visione molto smaliziata e moderna del mondo di allora, hanno come capofila il racconto eponimo che vede il Signore di tutti i mali ormai trattato con sufficienza dagli esseri umani che hanno dalla loro tutto il progresso scientifico per interpretare ogni possibile evento. Lo vediamo respinto da un giornale, da una setta spiritica e perfino da chi vorrebbe l’immortalità perché preferisce affidarsi a noti biologi piuttosto che stringere patti con Satana. Persino lui si sente dire: “La ringraziamo, ha un CV interessante, ma le faremo sapere” e anche lui gira per le strade accaldato e rinchiuso nella corazza di una giacca che perde i bottoni.

Indossato con una camicia bianca, simbolo universale del mondo lavorativo, può essere una lettura del lunedì sia per chi ha un impiego e vorrebbe migliori condizioni lavorative e sia per chi è ancora alla ricerca. Nel primo caso potrà leggere come sia difficile farsi rispettare anche per chi ha millenarie competenze e capacità. Nel secondo caso potrà farsi coraggio: se anche Lucifero si è sentito dire “le faremo sapere”, allora basta solo un po’ di perseveranza.

Jules

RIASSUNTO IN 35 PAROLE
Lucifero vaga per il mondo alla ricerca di un’occupazione degna di lui. Il mondo però, ormai moderno e smaliziato, lo rifiuta e pare che nessuno, da giornalisti a spiritisti, da poeti a storici ha più fiducia nelle sue capacità.

Shopping: un regalo alle neo mamme

bookcard-dederer

Una vera tortura. Era proprio questo che mancava alla mia pratica. L’immobilità. In quel momento ero immobile e avevo paura. Ero incredibilmente a disagio e non ci potevo fare nulla. Non potevo muovermi più in fretta o concentrarmi sulla transizione successiva. Non era un compito da portare a termine, un orologio da tenere d’occhio, un bambino da cullare, una cena da preparare, una madre da chiamare, un marito da ascoltare, una scuola da pulire, una macchina da riempire di benzina, una scadenza da rispettare, un editor da placare. Non potevo fare niente per risolvere questa cosa. Potevo solo rimanere. C’era solo questo disagio.

Completiamo i venerdì del mese con l’ultimo consiglio legato ai compleanni: dopo i 18 e i 60, facciamo un ulteriore passo indietro e arriviamo al compleanno 0.0, la nascita. Non voglio addentrarmi su suggerimenti di libri per neonati: poche settimane fa sono andata a comprare un libro per una bimba di un anno e la libraia ha dovuto guidarmi, con grande competenza, almeno verso la fascia di età giusta per evitare che regalassi Robinson Crusoe con i commenti bibliografici a margine. Sono poi dell’idea che, alla nascita di un bimbo, ci si concentri solo sulla nuova creatura e non sulla neo mamma, sicuramente più provata e stanca.

Claire Dederer, scrittrice statunitense freelance, ci guida nel mondo dello yoga attraverso la sua personalissima esperienza di multi madre. Il rischio con molti libri sull’argomento, è di cadere nella propaganda e nella celebrazione assolutistica e acritica della pratica. Personalmente faccio yoga, ma ci sono delle volte in cui esco e non mi sento illuminata o bilanciata, ma solo con i muscoli che tremano e la sensazione di non essere stata nè fluida nè aggraziata e mi interrogo sulla bontà dell’esercizio. L’autrice si pone esattamente sul nostro piano di donne comuni e usa lo yoga come una possibile metafora per interpretare alcuni aspetti della nostra vita: ad esempio, la posizione del corvo può essere perfetta per simboleggiare la paura del trasferimento, quella del bambino, un ottimo modo per lunghi flashback. Alternando i suoi tentativi e la sua pratica alla sua vita quotidiana ci mostra come, oltre alle volte storte, ci siano anche le giornate in cui si esce da yoga convinte di aver veramente apportato dei miglioramenti, a sè stessi e al modo di eseguire qualche posizione. Quei momenti sono splendidi.

Regalatelo a delle neo mamme, insieme ad un tappetino da yoga se vi va. Al momento non avranno tempo, sicuramente, e saranno stravolte da mille e più incombenze. Ma ci sarà il giorno in cui saranno più libere e avranno bisogno di un angolo di giornata tutto per sè. Sperando che avvenga prima che il pargolo si inscriva all’università.

Jules

RIASSUNTO IN 35 PAROLE
Claire Dederer dopo la nascita della prima figlia, decide di provare lo yoga per migliorare la condizione della sua schiena. Senza cercare proseliti racconterà la sua esperienza di yoga come chiave di lettura per la vita di tutti i giorni.

Oggi si consiglia a… le prime donne

bookcard-eva

Ora ho un giorno di vita. Quasi un giorno intero. Sono arrivata ieri. Almeno così mi sembra. E credo sia così, perché se è esistito un giorno-prima-di-ieri, quando quel giorno c’era non c’ero io, altrimenti me ne ricorderei (…) Dunque, se sono un esperimento, è a me che quell’esperimento si riduce? No, non credo; credo che il resto ne sia parte. Io ne sono la parte più importante, ma penso che tutto il resto abbia il suo peso.

Abbiamo tutti un’amica un po’ prima donna. Di quelle che amano essere al centro del’attenzione, raccontare diffusamene le proprie avventure ed essere, in generale, sotto l’occhio di bue del riflettore. Nessuna cattiveria o snobismo: così come non accusi una persona di avere gli occhi azzurri, così non le puoi più di tanto rimproverare di esser una prima ballerina. Anzi, talvolta può essere metro di confronto, sfida e miglioramento personale. Un buon volume per loro (o per voi, se siete della categoria e vi state riconoscendo senza finte autogiustificazioni), è Il diario di Eva di Mark Twain.

L’autore americano, per eccellenza associato a romanzi d’avventura con connotazione picaresca, qui si riprone in una veste più intimistica e raffinata: la forma, per l’appunto, del diario della prima donna alle prese con la scoperta del Creato nuovo di zecca. Mescolando in Eva tratti di ingenuità, presunzione e curiosità di scoperta, crea un personaggio fantastico e complesso, un’incarnazione della “prima donna” di tutti i tempi e tutte le età.

Abbinatelo ad orecchini con riproduzioni di figure femminili (nella bookcard sono orecchini in legno con una copertina di Vogue anni’20) e ricordate sempre che anche le prime donne devono fare attenzione alle cadute. Di ogni genere.

Ah, doveste conoscere una controparte maschile, sappiate che esiste anche Il diario di Adamo.

Jules

RIASSUNTO IN 35 PAROLE
Eva, prima donna del creato, descrive i suoi primi giorni nel mondo nuovo di zecca. Lo esplora con ingenuità, presunzione e curiosità, fornendoci una visione romantica e da sogno dalla quale è destinata a svegliarsi.

Libri del lunedì: alla conquista del mondo scalando la piramide del caffè

bookcard-piramide-caffe

Nelle nostre caffetterie, il cliente ritrova sempre le stesse torte, identici quadri, croissant, poltrone, panettoncini e perfino le medesime tazze da tè. Anche la miscela di caffè non varia, proprio come la maniera di preparare il cappuccino, o di guarnire la cioccolata con la panna. Insomma nessun cambiamento: perché in ogni caffetteria Proper Coffee il cliente deve potersi sentire a casa.

A Imi ritorna in mente la teoria comunista dell’uguaglianza sociale studiata a scuola. “Ecco” si appunta “la Proper Coffee si basa senz’altro sulla stessa filosofia: perché vuole che ogni cosa sia uguale per tutti allo stesso modo”.

Rassegnatevi: se non c’è caffè, citato in qualche maniera e da qualche parte, il lunedì io non mi metto in moto. Sfogliando l’e-reader a colazione alla ricerca di qualcosa da accompagnare alla colazione, sono ricapitata su quest’opera di Nicola Lecca del 2013. Un romanzo che è stata definito sociale, di formazione e favola moderna, tutto insieme e tutto ben mescolato.Ho ricordato la storia di Imi, giovane orfano che capita a Londra da lui vista come la terra delle meraviglie, e l’ho trovata molto adatta al mio lunedì. Imi arriva a Londra pieno di ingenuo entusiasmo e viene assunto da una catena di caffetterie che, dietro la finto- rilassata politica aziendale, nascondono una rigidità di ruoli e comportamenti che tutti noi ritroviamo nella vita di ogni giorno. Tutti noi ci sentiamo alla base della piramide e, ogni lunedì, sentiamo di doverla in qualche modo scalare. Spesso non ce la facciamo, scivoliamo e ritorniamo al punto di partenza e rischiamo di perdere l’animo fanciullesco che leggiamo in Imi e che a volte ritroviamo in noi stessi.

Per scongiurare la cosa suggerisco a) di leggere il manuale della Proper Coffee e di riderci ironicamente su e b) di uscire con questo libro e di abbinarci un cravattino (sì, anche per le donne) per far vedere che vogliamo affrontare la piramide e giocare nel mondo dei grandi.

Vi rimando anche ad una mia vecchia intervista all’autore che sicuramente chiarisce ancora di più questo splendido romanzo da lunedì.

Jules

RIASSUNTO IN 35 PAROLE
Imi, giovane orfano, arriva a Londra, da lui considerata terra delle meraviglie. Assunto da una catena di caffetterie, capirà che non è semplice mantenere la propria ingenuità fanciullesca e che ogni segno di originalità rischia di portarlo alla rovina.

Relax: guardare le figure, anche da grandi

copia-di-meals

-Ma come fai a leggerlo? Non ci sono le figure!- domanda un arrogante Gastone a Belle nel film Disney La Bella e la Bestia. Lei replica che alcune persone sanno anche usare l’immaginazione e lo rimette al suo posto.

I libri con le figure sono associati alle pubblicazioni per bambini e il termine viene a volte utilizzato come spregiativo per chi non ha voglia di impegnarsi nella lettura. Eppure, quanto era bello potersi perdere nella contemplazione delle forme e dei colori! Volendo quindi trasporre la cosa sul piano adulto e letterario, per il relax della domenica suggerirei di scegliere un volume con le figure per “grandi”. Di quale categoria di libri stiamo parlando? Dei cataloghi d’arte.

Il catalogo d’arte ha più livelli di fruizione: si possono leggere gli interventi critici, le contestualizzazioni delle opere, le descrizioni dei soggetti oppure, semplicemente, osservare le figure e perdersi nella pura immagine. Quest’ultimo non ha nulla di meno rispetto agli altri livelli: l’osservazione dell’arte nutre la mente esattamente come una lettura. Anzi, ci si può anche sollevare dal gravoso compito della comprensione e potersi concedere, una volta ogni tanto, la possibilità di ammettere che una cosa ci piace perché è bella, senza dover dare giudizi o spiegarne le motivazioni. Ci piace e ci fa stare bene. Possiamo tornare bambini che si entusiasmano per un bel disegno.

Giusto per ampliare la mia lista di cliché, uno dei miei artisti preferiti è Alphonse Mucha, famosissimo interprete e rappresentatante dell’Art Nouveau. Osservare i suoi colori, le linee sinuose, la bellezza idealizzata delle sue donne, mi acquieta la mente e distende gli occhi. Da accompagnarsi con un buon boero e da leggere nel tardo pomeriggio: così quando i “grandi” ricominciano a pensare al gravoso carico del lunedì, si può ritrovare un pezzetto di infanzia perfettamente giustificato.

Jules

Shopping: per i 60 anni

bookcard-solite-sospette

-È stato steso in un combattimento corpo a corpo con un’ottuagenaria in carrozina, prima di lanciarsi in una specie di folle inseguimento ad alta velocità stile ispettore Callaghan lungo la corsia d’emergenza della A23. Un inseguimento durante il quale vi siete fatti seminare da una gang di pensionate al volante di un furgoncino Save the Children e siete riusciti a distruggere nel frattempo una macchina della polizia del costo di cinquantamila sterline.-

Continuando sui parallelismi, se la scorsa settimana si consigliava per un compleanno dei 18 anni, questa settimana parliamo di un altro traguardo, fisico e mentale: i famigerati 60 anni.

Se a 18 bisogna ancora ben capire molte cose, non esclusi i propri confini letterari, a 60 buona parte del lavoro è stato fatto. Si è affinato un proprio stile personale: nel vivere, vestire, mangiare, parlare e leggere. Si sa cosa piace e cosa non si tollera e si tende, per prudenza, a rileggere vecchi classici o autori che sappiamo incontreranno il nostro gusto per paura di delusioni. Se a 18 si rileggono i libri perché tanto c’è un sacco di tempo per scoprirne di nuovi, a 60 si rileggono per conservatorismo e perché, anche in letteratura, si stava meglio quando si stava peggio e di libri nuovi decenti non se ne trovano.

Proviamo ad invertire la tendenza. Da Le allegre comari di Windsor in poi, le gang al femminile sono un investimento sicuro. Si può giocare sui cliché di genere o sul rovesciamento di ruoli riuscendo sempre a intrattenere, sorprendere, divertire, indignare. John Niven pesca a piene mani da un vasto campionario: abbiamo la rispettabile signora sposata, la pia donna di parrocchia, l’ottuagenaria sboccata con un passato da ballerina e la bella con una vita un pochino disastrata. Ciascuna con il proprio frasario ben distinto e con dei picchi tra oscenità e perbenismo, da non annoiare mai. La raffazzonata rapina e la rocambolesca fuga di queste signore agée e in difficoltà economiche, serve a far capire che a 60 anni non è troppo tardi per fare nulla: ci si può affezionare e nuovi autori e finanche intraprendere la strada del crimine. In entrambi i casi con ottimi risultati.

Più per goliardia che per istigazione al fumo, suggerisco di abbinarlo ad un bocchino per sigarette, magari di quelli allungabili. Per togliersi qualche sfizio, ogni tanto, e perché è un accessorio dannatamente chic. E lo dico da fumatrice incredibilmente modesta.

Jules

RIASSUNTO IN 35 PAROLE
Quattro rispettabili signore inglesi decidono di risolvere i propri problemi economici tramite una rapina. Dal raffazzonato crimine alla rocambolesca fuga per l’Europa, scopriranno che a 60 anni è ancora possibile rivoluzionare la propria vita.

Oggi si consiglia a… chi ama dormire (anche troppo)

bookcard-chatwin

Ma anche se “pata” vuol dire “piede” in spagnolo, il suffisso gon è privo di significato. Παταγος, però, in greco, vuol dire “muggito” o “digrignar di denti” è poiché Pigafetta descrive i patagoni “muggenti come tori” si potrebbe immaginare che ci fosse stato tra l’equipaggio di Magellano un greco sfuggito ai turchi.

Se la settimana scorsa si suggeriva per gli insonni, questa settimana leggiamo qualcosa per i loro opposti: i ghiri, nel sentire popolare, coloro i quali si addormentano con facilità e dormono con gusto e piacere. A volte anche troppo. Serve quindi qualcosa che faccia venire loro voglia di abbandonare il caldo rifugio delle coperte, in questo periodo più attraente che mai.

Non c’è persona che non conosca, almeno per sentito dire, In Patagonia di Bruce Chatwin. Secondo quando ci racconta la voce di questo affascinante scrittore, la Patagonia era una destinazione presente sin nei suoi sogni di bambino. Ipnotizzato da una pelle di brontosauro, eredità di famiglia, nel 1974, poco più che trentenne, Chatwin fa quello che molti di noi sognano di fare da una vita: si licenzia, lascia un biglietto attaccato al frigo con su scritto “Sono andato in Patagonia” e parte. La gira, la studia e la conosce e partorisce questo diario di viaggio ricco di digressioni e regala ad ogni lettore l’impressione di essere con lui durante questo folle viaggio.

Con i tempi che corrono, fare come lui sarebbe difficilme: se non altro perché non è così scontato avere un lavoro dal quale licenziarsi con animo leggero. Tolkien però diceva che anche solo una passeggiata serale può essere considerata un viaggio, basta che ci abbia portato qualcosa in più. Pertanto esorto i ghiri a leggere questo volume. Per lanciarsi all’avventura, piccola o grande che sia. Per capire quanto si perdono poltrendo e quante cose ci sono fuori. Per dare una scossa anche a chi rischia di impigrirsi mentalmente. Personalmente, ritengo utile rileggerlo, di tanto in tanto, per ricordarmi di non sedermi e fossilizzarmi troppo.

Ha molteplici abbinamenti, ma letto in questa stagione, va indossato con una giacca di velluto, calda e comoda per muoversi. Per un classico della letteratura, serve un classico del guardaroba. Certo, se la giacca ha anche le toppe sui gomiti, allora abbiamo fatto davvero centro.

Jules

RIASSUNTO IN 35 PAROLE
Una delle terre più suggestive del mondo vista attraverso gli occhi dello scrittore, antropologo, esperto d’arte, archeologo più affascinante del secolo scorso che ne ha tracciato una panoramica ormai simbolo di ogni viaggio